Stati Uniti: inchiesta sulla violenza di cui nessuno parla

Stati Uniti: inchiesta sulla violenza di cui nessuno parla

Un anno dopo la tragedia di Sandy Hook, almeno altre 24 sparatorie hanno avuto luogo nell’ambiente scolastico statunitense, facendo 17 vittime. Quanto ai controlli delle armi, le buone intenzioni di Barack Obama sembrano davvero essere svanite nel nulla.  

Dopo il 14 dicembre del 2012, giorno in cui 20 bambini furono uccisi dai proiettili sparati da un fucile nella scuola elementare di Sandy Hook, simili circostanze si sono ripetute mediamente ogni quindici giorni negli Stati Uniti.

Questi eventi non si assomigliano necessariamente nel modo in cui la tragedia viene compiuta, ma molto spesso dei pazzi entrano negli istituti armati fino ai denti, girando per i corridoi assassinando chiunque trovano sul loro cammino. Secondo un’inchiesta compiuta dal “Daily Beast” queste tragedie l’anno scorso hanno prodotto 24 feriti e la morte di 17 persone.

A partire dai dati forniti dalla stampa e in particolare dall’Association Moms Demand Action for Gun Sense in America (un’associazione di madri anti-armi), abbiamo rilevato 24 sparatorie avvenute in ambito scolastico nel 2013 (nei campus, nei college e nelle Università). Non abbiamo tenuto conto delle sparatorie avvenute negli orari fuori corso.

Il totale comprende le sparatorie che hanno nessun ferito, ma anche quelle in cui solo l’aggressore è rimasto ferito o ucciso. Come il caso di Joseph Poynter, un alunno di 17 anni che studiava nel college la Salle a Cincinnati: lo scorso aprile, prese un’arma nella propria abitazione, si recò nell’istituto scolastico dove si è “sparato un proiettile nel cranio” di fronte a una classe piena di alunni, secondo i rapporti delle forze dell’ordine. Due terzi delle fucilate hanno avuto luogo nei licei o nelle Università. La altre nei college o addirittura nelle scuole elementari come quelle di Newtown.

Non ci sono dati simili per gli anni precedenti. È dunque difficile sapere se il dibattito nazionale scatenato dalla tragedia di NewTown abbia effettivamente suscitato effettivi cambiamenti.

Secondo un rapporto, il numero di alunni che portano armi a scuola sarebbe diminuito. I dati più recenti dell’inchiesta nazionale Youth Risk Behavior (Comportamenti a rischi nei giovani), il 5,4% degli alunni che vanno dalle elementari al college avrebbero portato un’arma a scuola, una cifra elevata dal 1993.

La Legislazione Americana ha esaminato almeno 540 test sulla sicurezza nelle scuole nei 50 Stati americani quest’anno. Ciò rappresenta “un netto aumento ‘rispetto agli anni precedenti’, specialmente in quello che riguarda le armi”, ha indicato Lauren Heintz, analista presso la Conferenza nazionale delle legislature di Stati (un’organizzazione al servizio dei legislatori di Stati).

106 di questi progetti di legge sono stati adottati, mettendo in atto misure di prevenzione e di organizzazione come corsi sull’utilizzo senza pericoli delle armi, il reclutamento del personale incaricato della sicurezza o la messa in atto di piani di esercizi della sicurezza.

I Consigli scolastici e le autorità locali hanno ugualmente adottato nuove politiche, specialmente reclutando agenti di polizia in uniforme ed armando i professori insieme ad altri membri del personale alfine di garantire la sicurezza degli alunni. “L’unica cosa che può arrestare un delinquente con un’arma è un uomo onesto con un’arma” ha dichiarato Wayne laPierre, il vice Presidente dell’organizzazione, mentre ha svelato, il progetto che mira ad introdurre guardie armate nelle scuole. Di fatto, almeno 33 Stati hanno scelto questo approccio che prevede di armare gli insegnanti o gli altri membri del personale.

I sostenitori di questo tipo di misure sono confortati dall’aneddotica di sparatorie come quella avvenuta nel College Price di Atlanta (in Georgia), lo scorso febbraio. Un alunno di 15 anni ha sparato su un altro alunno alla nuca prima di essere immediatamente disarmato e arrestato da un impiegato armato.

Altre organizzazioni come la National School Safety and Security Services, una società di consigli specializzati sulla sicurezza scolastica, sconsigliano di armare i professori. Il Presidente di questo organismo, Kenneth S. Trump, ha dichiarato attraverso un comunicato stampa nel 2008 che occorre fare una distinzione tra i guardiani della pace professionale e “l’idea che gli insegnanti, sorveglianti, impiegati, e altri professionisti non specializzati nella sicurezza pubblica portino un’arma a scuola dove si trovano centinaia di bambini”.

Quanto alla reazione dello Stato federale, Kenneth S. Trump afferma che è stata “limitata e addirittura inesistente in rapporto alla sparatoria di Columbine”. Dopo questa tragedia avvenuta nel 1999, il Presidente democratico Bill Clinton aveva messo in atto delle iniziative per organizzare delle risorse devote al mantenimento dell’ordine nelle scuole, dalla prevenzione della violenza, ai programmi relativi alla salute mentale, fino alla preparazione alla situazione d’urgenza e di crisi all’interno delle scuole.

Subito dopo la sparatoria di NewTown, Barack Obama ha annunciato un piano che esorta il Congresso ad adottare una legge il cui scopo è quello di vietare i fucili d’assalto e i caricatori di grande capacità. Questo progetto è stato ignorato dal Senato.

Il paese delle contraddizioni dunque sembra essere lontano dal risolvere un problema dall’importanza enorme come quello della sicurezza dei bambini a scuola. La Costituzione prevede l’uso delle armi per la difesa dei propri diritti e della propria sicurezza e il Senato sembra davvero non voler cambiare nulla dal punto di vista legislativo. L’amministrazione Obama certamente si sta dando da fare ma i muri che si trova di fronte sono molto rigidi e davvero difficili da oltrepassare. Le cifre di questa inchiesta fanno riflettere e rappresentano un autentico pugno allo stomaco, perché non si può morire andando a scuola.

di Manuel Giannantonio 

(Twitter @ManuManuelg85)
(Blog: http://www.fanpage.it/manuel-giannantonio/)

16 dicembre 2013

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