Gli imprevisti della Primavera araba

Gli imprevisti della Primavera araba

Un giornalista della BBC redige una classifica degli eventi (tristi) che non erano preventivati dopo le rivoluzioni arabe nate con il movimento di contestazioni popolari noto come Primavera araba. 

primavera-arabaLa Primavera araba è un insieme di contestazioni popolari, di ampiezza e di un’intensità molto variabile, che si sono prodotte in numerosi paesi del mondo arabo a partire dal dicembre del 2010. L’espressione Primavera araba si riferisce alla Primavera dei popoli del 1848 alla quale è stata paragonata. Questi movimenti rivoluzionari nazionali sono anche qualificati come rivoluzione araba, rivolta araba e risveglio arabo. In quasi un anno e mezzo, secondo dati provenienti da varie fonti, i governi minacciati avrebbero impegnato oltre due milioni di soldati ai quali si devono aggiungere trentacinquemila mercenari. Il drammatico bilancio parla di quarantacinquemila morti tra tutti i paesi coinvolti la maggior parte dei quali registrati in Libia, seguita dallo Yemen, la Siria, l’Egitto e la Tunisia e oltre centomila feriti. Questi eventi sono cominciati il 17 dicembre 2010 nella città di Sidi Bizoud con la rivoluzione tunisina che ha condotto Zine el-Abidine Ben Ali a lasciare il potere mentre altri popoli decidono di riprendere lo slogan “vattene !” o “Ehral (in arabo), diventando il simbolo di questa rivoluzione.

Oltre all’uscita dei dittatori e l’instaurazione di una democrazia, i manifestanti esigono una condivisione delle ricchezze che assicurerebbe loro migliori condizioni di vita, lavoro e la dignità (karama in arabo). Mentre la rivoluzione egiziana provoca l’uscita di scena di Hosni Mubarak e una transizione democratica, gli altri non hanno le stesse conseguenze: in Libia si torna alla guerra civile tra le forze fedeli al vecchio regime della Jamahirya di Muammar Gheddafi e gli insorti, sostenuti da un intervento straniero sotto mandato dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), nel Bahrein, la solidarietà controrivoluzionaria dei monarchici del Golfo fallisce di fronte al movimento di contestazione ma riprendono a partire del mese di luglio del 2011; nello Yemen, il dittatore Saleh che reprime la rivolta tra le esigenze dell’opposizione e il sostegno internazionale per una transizione di natura pacifica da le sue dimissioni il 27 febbraio, e in Siria, la repressione esercitata dal regime di Assad causa milioni di morti.

Tutti gli altri paesi del mondo arabo tranne il Qatar sono stati avvolti dall’ondata di repressione. Alcuni Stati arabi hanno registrato anche manifestazioni o proceduto con azioni preventive, specialmente l’Iran. Le principali cause di questi movimenti di forte dimensione e impatto sociale sono la mancanza di libertà individuale e pubblica, la cleptocrazia, la disoccupazione, la povertà diffusa, l’elevato costo della vita e la necessità di una democrazia che non sia semplicemente di facciata. Questa ondata rivoluzionaria è confrontata con diversi momenti storici, come la Primavera araba dei popoli del 1848, la caduta della tenda di ferro nel 1989, o ancora il Risorgimento italiano.

311_tsunami_500Quasi tre anni dopo i movimenti popolari, che hanno scosso il mondo arabo, l’ora del bilancio è dunque arrivata? Un giornalista della BBC si è prestato per redigere la lista dei fenomeni imprevisti generati dalla Primavera araba nel 2011. Questa lista spiega quanto fossero grandi le aspirazioni all’indomani dei movimenti popolari che hanno determinato la caduta di vecchi regimi autocratici ma anche quanti sistemi sono stati sostanzialmente danneggiati dall’interminabile transizione politica che è seguita. Un bilancio davvero negativo.

Secondo questa classifica, il mondo arabo post rivoluzione segna la vittoria dei regimi monarchici del Golfo, come quello dell’Iran, un paese diventato di grande importanza nella crisi siriana. Altro imprevisto della Primavera araba è la sconfitta dei Fratelli musulmani, uscenti vittoriosi dalle prime elezioni libere organizzate in Tunisia e successivamente in Egitto.

Lo scorso luglio, i Fratelli musulmani egiziani sono stati privati del potere dal colpo di Stato militare sostenuto da migliaia di manifestanti. Secondo il giornalista della BBC, la perdita di influenza degli Stati Uniti sul corso della storia nel Medio Oriente sarebbe la causa principale di queste rivoluzioni. Sostenuta dal Presidente islamico Mohamed Morsi dopo la sua vittoria nelle elezioni presidenziali, l’amministrazione americana non ha potuto impedire il rovesciamento di potere prodotto dai militari, il 3 luglio scorso.

In un recente rapporto redatto dall’agenzia Reuters, l’articolo menziona il degrado della situazione delle donne dopo la rivoluzione. Questa pubblicazione collocava l’Egitto all’ultimo posto dei paesi arabi per i diritti delle donne. Da l’impressione che l’accanimento sessuale sia nato con la rivoluzione ma ricordiamo che questo fenomeno esisteva già da molto prima. Cosa ancora più grave, insinua che il mondo può già tirare le somme della Primavera araba, meglio restarne fuori. Ora come sottolinea la BBC, le rivoluzioni e le loro conseguenze diventano più chiare nel tempo.

di Manuel Giannantonio 

(Twitter @ManuManuelg85)
(Blog: http://www.fanpage.it/manuel-giannantonio/)

14 dicembre 2013

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