Cyber spionaggio: i giganti del Web alzano la voce

Cyber spionaggio: i giganti del Web alzano la voce

Un collettivo di otto aziende americane della rete (Apple, Google, Microsoft, Facebook, Yahoo, AOL, Twitter e linkedIn) reclamano una revisione dei metodi di cyber sorveglianza esercitata dalla NSA.

Diversi giganti del web hanno deciso di agire contro la raccolta di metadati orchestrata dall’Agenzia Americana di sicurezza nazionale (NSA) nell’ambito del suo programma di sorveglianza elettronica noto come PRISM.

Per quanto concerne l’ampiezza di queste operazioni di cyber spionaggio, i gruppi di internet sono accusati di aver facilitato l’accesso ai loro database alla NSA (National Security Agency). La loro immagine è dunque minacciata dalle rivelazioni della “talpa del Datagate”, Edward Snowden.

A fine ottobre, un collettivo che riuniva Google, Apple, Microsoft, Facebook, Yahoo e AOL aveva tentato di sensibilizzare il Congresso su questa problematica indirizzandosi alla commissione di giustizia della Camera dei Rappresentanti e del Senato. Sollecitando un dibattito pubblico, queste sei società evocavano vantaggi per la trasparenza e protezioni supplementari sulla vita privata.

Questa iniziativa trova oggi una continuità attraverso una lettera aperta pubblicata in diversi grandi quotidiani nazionali e della quale il Presidente Obama ha ricevuto una copia.

La coalizione alla quale si aggiunge LinkedIn e Twitter, riformula le sue esigenze, reclamando la fine della raccolta di metadati e l’instaurazione di guardie giuridiche elettroniche.

L’obiettivo è chiaro: “È la protezione dei propri cittadini che un governo deve esercitare, ma le rivelazioni di Edward Snowden sottolineano la necessità di una riforma urgente dei metodi di sorveglianza”.

Alcune pratiche in questo momento contradicono il 4° emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, il quale protegge i cittadini contro le perquisizioni e i sequestri non motivati.

Sostenuti dai difensori della vita private, Google, Yahoo e Facebook hanno iniziato delle procedure giudiziarie per questo motivo, reclamando il diritto di svelare i vantaggi sulla tenuta delle relazioni con i servizi americani.

Gli introiti economici sono considerevoli per l’industria Americana, secondo il “Think Tank” american “The Information and innovation Foudation”, si tratterebbe di una mancanza di 35 miliardi di dollari all’orizzonte per il 2016.

Come evidenzia il “Washington Post” i primi effetti del programma PRISM si sono già fatti sentire: Cisco ha evidenziato una certa esitazione alle proprie offerte sui mercati emergenti, particolarmente in Cina, con ribassi del 18% questo trimestre.

di Manuel Giannantonio 

(Twitter @ManuManuelg85)
(Blog: http://www.fanpage.it/manuel-giannantonio/)

10 dicembre 2013

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