L’ONU sollecita aiuti per la “generazione persa” dei bambini siriani

L’ONU sollecita aiuti per la “generazione persa” dei bambini siriani

La storia recente della Siria si sta scrivendo con il sangue. Il conflitto iniziato nel marzo del 2011 ha generato la morte di oltre 120 000 persone. Un dato sconcertante, destabilizzante e difficilmente concepibile. A farne le spese in maniera brutale sono i bambini siriani, una generazione persa, innocente e priva di educazione scolastica, risucchiata da una guerra atroce. L’ONU non ci sta e stimola i paesi vicini alla Siria ad agire. 

Rappresentano la metà dei 2,2 milioni di rifugiati siriani registrati nella regione: una generazione intera di bambini siriani traumatizzati, isolati e privati dell’educazione. “Se non facciamo qualcosa rapidamente, una generazione di innocenti sarà sacrificata a causa di questa guerra spaventosa”, ha dichiarato un allarmato commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Antonio Guterres, nella presentazione, venerdì 29 novembre, del primo studio approfondito del HCR sui bambini siriani dall’inizio del conflitto.

Secondo il rapporto, circa 294 300 bambini siriani hanno trovato rifugio in Turchia, 385 000 in Libano, 291 200 in Giordania, 77 120 in Iraq, 5 150 in Egitto e più di 7 600 in Africa del Nord. Più di 3 700 di loro non sono accompagnati o separati dai loro genitori. Inoltre, più di 70 000 famiglie siriane sono rifugiate e vivono senza il padre.

Gli autori di questa ricerca, che hanno potuto intervistare solo bambini in Giordania e in Libano, indicano di aver ricevuto delle informazioni su giovani ragazzi formati per la guerra in vista di un probabile ritorno in Siria. Inoltre, hanno costatato che numerose famiglie rifugiate senza risorse finanziarie inviano i loro bambini a lavorare per assicurarsi qualche entrata economica per quanto minima.

In Giordania e in Libano, i ricercatori hanno riscontrato che dei bambini, alcuni di soli sette anni, lavorano lunghe ore per uno stipendio da fame, a volte in condizioni pericolose. Così, nel campo giordano di Zaatari, la maggior parte dei 680 commercianti sfruttano bambini.

Di colpo, una maggioranza di bambini siriani rifugiati non vanno a scuola. In Giordania, sono più della metà i bambini siriani che sono privi di educazione scolastica mentre in Libano sono circa 200 000 bambini.

Altro sintomo inquietante: il grande numero di bambini nati in esilio senza certificato di nascita, un documento essenziale per prevenire l’apolidia.

Dopo quasi mille giorni di un conflitto che ha generato più 120 000 morti l’HCR chiama la comunità internazionale a sostenere i paesi vicini alla Siria perché possano mantenere le loro frontiere aperte e possano migliorare i loro servizi di accoglienza. Guterres chiede dunque agli altri paesi di offrire assistenza per motivi umanitari alle famiglie dei rifugiati con bambini gravemente feriti e per coloro i quali si ritrovano in condizioni di totale incertezza.

di Manuel Giannantonio 

(Twitter @ManuManuelg85)
(Blog: http://www.fanpage.it/manuel-giannantonio/)

29 novembre 2013

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