Portogallo: il governo rinforza l’austerità nonostante la protesta popolare

Portogallo: il governo rinforza l’austerità nonostante la protesta popolare

In Portogallo, un nuovo bilancio di austerità, il terzo consecutivo, è appena stato adottato: quattro miliardi da generare se il paese vuole rispettare l’impegno di fronte al Fondo monetario internazionale che gli ha prestato 78 miliardi di euro. I funzionari pubblici saranno i primi a fare le spese di questa nuova imposizione. 

I funzionari perderanno tra il 2,5% e il 12% del loro stipendio secondo gli esperti. Questi cambiamenti indeboliscono sensibilmente i piccoli funzionari. I salari e le progressioni gerarchiche sono bloccate da anni e i funzionari sono sottoposti al regime fiscale eccezionale che concerne l’insieme della popolazione portoghese. Si aggiungono le ristrutturazioni dei servizi, il non rinnovo dei contratti e la non sostituzione dei soggetti che vanno in pensione. Infine, come colpo finale, la Corte costituzionale ha riconosciuto legale il passaggio di 35 a 45 ore settimanali di lavoro nella funzione pubblica.

Il Primo ministro Pedro Passos Coelho afferma di poter iniziare a spostare il programma di assistenza economica internazionale alla fine dell’anno prossimo. Dobbiamo mantenere i nostri impegni nei confronti del Fondo monetario internazionale e dell’Unione Europea. Ne va della “credibilità” del paese dicono i governi, in una versione contemporanea del debito d’onore. Il governo ha un deficit del 4% e un tasso di disoccupazione del 17,1%. Tuttavia la situazione sembra essere migliore di quella preventivata dall’OCDE, l’unione europea e il Fondo monetario internazionale.

Il governo mette in avanti l’uscita tecnica dalla recessione osservata negli ultimi mesi, valorizza il miglioramento delle esportazioni e un equilibrio commerciale più favorevole. Bisogna però tener conto anche dell’evidenza, per il Portogallo non si può parlare di miglioramenti significativi. Per ora, nulla lascia intravedere un’inversione di tendenza significativa.

I sindacati affiliati alla CGTPP hanno organizzato una “Giornata dell’indignazione” martedì 26  novembre, giorno del voto per il bilancio di rigore di fronte all’assemblea.

I settori minacciati di ristrutturazione, specialmente i lavoratori dei settori minacciati di ristrutturazione, come per esempio i trasporti, si sono ugualmente mobilitati come gli autisti di taxi o gli impiegati dei centri telefonici. Delle categorie professionali che si dicono letteralmente asfissiate dalla crisi. La settimana scorsa una manifestazione di poliziotti è avvenuta con l’occupazione delle scale che conducono all’esterno dell’assemblea. Il malessere è reale nelle forze di sicurezza e nella giustizia.

di Manuel Giannantonio 

(Twitter @ManuManuelg85)
(Blog: http://www.fanpage.it/manuel-giannantonio/)

27 novembre 2013

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