La crisi abitativa in Spagna porta migliaia di persone in strada a Madrid

A Madrid la crisi della casa è diventata una mobilitazione di massa. Da giorni la Puerta del Sol è occupata da tende e manifestanti che chiedono maggiori tutele per gli inquilini dopo lo sfratto di una donna di 87 anni, diventato il simbolo delle difficoltà sempre più diffuse nell’accesso alla casa in Spagna.
La protesta è esplosa dopo lo sfratto di María del Carmen Abascal, che aveva vissuto per oltre settant’anni nella sua abitazione nel quartiere madrileno di Retiro. Il suo allontanamento, avvenuto il 23 settembre, ha provocato una forte reazione pubblica e ha contribuito a trasformare una vicenda individuale in un nuovo punto di aggregazione per il movimento degli inquilini.
La vicenda di Maricarmen si inserisce in una situazione più ampia. In Spagna il costo della casa continua a rappresentare un problema soprattutto nelle aree urbane dove la domanda supera l’offerta disponibile. Secondo i dati riportati da RTVE, a luglio le compravendite immobiliari nel Paese sono diminuite dell’11,1% rispetto allo stesso periodo precedente, mentre i prezzi delle abitazioni sono aumentati del 7,7%. Nella Comunità di Madrid le compravendite hanno registrato una contrazione del 14,2%. Il problema riguarda sia chi cerca di acquistare sia chi vive in affitto. L’aumento dei canoni, la difficoltà di trovare abitazioni a prezzi accessibili e la precarietà dei contratti sono diventati temi centrali nel dibattito pubblico.
Sabato scorso, al termine di una manifestazione sulla crisi abitativa, centinaia di persone hanno deciso di rimanere nella piazza di Puerta del Sol: a oggi circa trecento tende sono state piantate, con migliaia di persone accampate. I manifestanti dicono di voler mantenere la mobilitazione almeno fino al voto parlamentare previsto per venerdì sui nuovi provvedimenti in materia di abitazioni.
Le richieste del movimento degli inquilini riguardano soprattutto la stabilità degli affitti, il blocco o il contenimento dei rincari, maggiori protezioni contro gli sfratti e il contrasto a pratiche considerate speculative. Tra le richieste c’è anche quella di introdurre contratti di affitto a tempo indeterminato.
La protesta non è rimasta confinata alla capitale. Accampamenti e iniziative analoghe sono comparsi anche in altre città spagnole, tra cui Siviglia, Malaga e Cadice, mentre mobilitazioni per il diritto alla casa si sono svolte in numerosi centri del Paese.
La risposta del governo
La pressione della mobilitazione è arrivata mentre il governo spagnolo preparava nuove misure sulla casa. Il 29 settembre il Consiglio dei ministri ha approvato due decreti-legge dedicati alla questione abitativa. Il pacchetto prevede, tra le altre cose, l’estensione fino al 2030 di alcune forme di protezione dagli sfratti, la regolamentazione degli affitti stagionali e delle stanze, la proroga di determinati contratti in scadenza e il divieto, fino alla fine del 2028, di alcune operazioni di acquisto speculativo di abitazioni da parte di fondi.
Un secondo provvedimento riguarda invece la stabilità dei contratti di locazione e prevede meccanismi di rinnovo automatico. Le misure dovranno però affrontare il passaggio parlamentare: il loro futuro dipenderà dal voto del Congresso previsto nei prossimi giorni.
La vicenda di Maricarmen alla fine si è risolta nel migliore dei modi. Dopo le proteste, la società immobiliare coinvolta ha raggiunto un accordo che consentirà alla donna di tornare nella sua abitazione. Il nuovo accordo prevede un canone limitato a circa il 30% della sua pensione, riportandolo sostanzialmente al livello precedente alla controversia.
Il suo ritorno a casa non ha però fermato la protesta. Per i manifestanti il punto non è soltanto il destino di una singola persona, ma la possibilità che altre famiglie, anziani e giovani si trovino nella stessa situazione.




