L’ex capo dello Shin Bet annuncia una querela contro Netanyhau

L’ex capo dello Shin Bet Ronen Bar ha annunciato che intenterà una causa per diffamazione contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che lo ha accusato di essere stato a conoscenza della minaccia di un attacco nella notte del 7 ottobre ma scelse di non informare il primo ministro.
Lo Shin Bet, ufficialmente chiamato Shabak (acronimo di Sherut ha-Bitachon ha-Klali, “Servizio di sicurezza generale”), è il servizio di sicurezza interna di Israele. È un’agenzia statale incaricata principalmente di contrastare il terrorismo, lo spionaggio e altre minacce alla sicurezza nazionale all’interno del Paese e nei territori sottoposti alla sua competenza. Tra le sue attività rientrano la raccolta di informazioni, le indagini e la protezione di alcune personalità e infrastrutture considerate sensibili.
Lo riferisce il Times of Israel, aggiungendo che Bar chiede inoltre la divulgazione dei documenti e delle testimonianze relative alle informazioni fornite a Netanyahu nei giorni precedenti l’attacco di Hamas. Bar – ex numero uno dei servizi segreati dello Stato ebraico – ha denunciato pubblicamente di aver avvertito il primo ministro dell’imminenza di “un disastro di proporzioni senza precedenti”, sostenendo che il capo del governo scelse di ignorare le segnalazioni. Intanto Netanyahu ha respinto le ricostruzioni del Wall Street Journal secondo cui il capo dell’intelligence egiziana lo avrebbe preallertato all’inizio di ottobre 2023.
Nella notte tra il 28 e il 29 settembre sono scoppiati scontri nella Cisgiordania centrale, dopo un’incursione di oltre 100 coloni. Le forze di sicurezza israeliane, giunte sul posto per far rispettare un’ordinanza dell’Alta Corte di Giustizia che impone lo sgombero dei coloni che a luglio avevano occupato tre case palestinesi alla periferia della città, si sono scontrate con i coloni. La Polizia ha arrestato tre estremisti, tra cui due minorenni di 15 e 17 anni trovati in possesso di mazze e passamontagna. Come riferisce il Times of Israel, alcune case sono state incendiate.
Il presidente Herzog ha chiesto massima severità, definendo l’accaduto “un atto estremamente serio”. Più difensiva la reazione del premier Netanyahu, che pur condannando le violenze e confermando il pieno sostegno all’Idf, ha ridimensionato la portata dei disordini parlando di “un piccolo gruppo di facinorosi” che non rappresenta la comunità dei coloni. Di parere opposto le opposizioni: dai leader politici Gadi Eisenkot, Benny Gantz e Gilad Kariv sono giunte accuse dirette al governo, ritenuto responsabile di alimentare un clima di illegalità e di creare il terreno fertile per simili spedizioni punitive.
I disordini sarebbero esplosi nel villaggio di Jalud, dove un gruppo di estremisti ha scatenato scontri e appiccato incendi per impedire all’Idf di far rientrare nella propria abitazione la famiglia palestinese dei Tubasi. L’immobile era stato occupato abusivamente a luglio, ma lo scorso 6 settembre l’Alta Corte di Giustizia aveva ordinato allo Stato di restituirlo ai legittimi proprietari. Alla vista della famiglia scortata dai militari, i coloni hanno dato fuoco alla casa dei Tubasi e lanciato pietre contro le forze di sicurezza, costringendo i soldati a evacuare i palestinesi su un blindato per metterli in salvo. Incursioni ed aggressioni si sono verificate nella stessa notte anche nei vicini villaggi di Qaryut e al-Mughayyir.




