Filippine: paese in ginocchio dopo il tifone Haiyan, forse italiani tra i dispersi

Filippine: paese in ginocchio dopo il tifone Haiyan, forse italiani tra i dispersi

img1024-700_dettaglio2_Haiyan-tifone-Filippine-afpGli affamati sopravvissuti al tifone Haiyan che avrebbe ucciso oltre 10 000 persone attendono ansiosamente aiuti mentre le navi americane e britanniche sono annunciate nel centro delle Filippine, dove l’ONU teme il peggio. Intanto dalla Farnesina giunge la notizia di una dozzina di italiani tra i dispersi.

Quattro giorni dopo il passaggio di uno dei tifoni più potenti che abbiano mai toccato terra, accompagnato da raffiche di vento oltre i 300 km/h e da onde alte cinque metri evocando uno tsunami, l’ampiezza del cataclisma che ha raso al suolo le abitazioni e sradicato alberi principalmente sulle isole di Leyte e Samar, sembra essersi placata.

Ci aspettiamo il peggio. Più saranno accessibili alcuni siti, più cadaveri scopriremo”, ha affermato John Ging, direttore delle operazioni dell’ufficio di coordinazione degli affari umanitari dell’ONU.

Le Nazioni Unite hanno evocato la possibile morte di 10 000 persone solo nella provincia di Leyete, Tacloban, una delle più devastate dal tifone. Quasi sei milioni di abitanti, il 10% della popolazione del paese, sono stati in un modo o nell’altro investiti dal tifone, per colpa del quale 660 000 persone hanno perso la loro abitazione.

Conseguenze che le autorità faticano a concepire, incapaci per ora di fornire assistenza, acqua, cibo, medicine o ripari ai numerosi sopravvissuti disperati, molti dei quali tentano la via della fuga.

Non c’è più niente per noi qui. Non abbiamo più una casa e nemmeno soldi, nessun documento, nessun passaporto o documenti scolastici”, ha dichiarato alla stampa locale una desolata Carol Mampas, 48 anni tenendo stretta a sé il figlio di tre anni.

Per favore può dire alle autorità di aiutarci? Dov’è il cibo? Dov’è l’acqua? Dove sono i soldati per raccogliere i cadaveri?”, ha chiesto provocatoriamente attendendo di prendere un volo per lasciare la città, come centinaia di sopravvissuti che hanno passato la notte nell’aeroporto danneggiato di Tacloban.

Nell’aria persiste un odore di decomposizione e le autorità hanno annunciato l’impiego di veicoli blindati imponendo il coprifuoco a Tacloban. La pioggia caduta nella notte non ha certamente facilitato la situazione contribuendo a un’ondata di nuova depressione nel sud dell’arcipelago.

Tra i dispersi, dovrebbero esserci anche 12 italiani come dichiarato dal nostro ministro degli Esteri Emma Bonino che ha detto: “Siamo stati allertati dalle famiglie ed è iniziata la ricerca in questo disastro”.

Di fronte a questa tragedia, il Presidente filippino Benigno Aquino, ha dichiarato lunedì sera lo stato di “calamità nazionale”, che permette al governo di controllare i prezzi e di accelerare lo sblocco dei fondi. “Nei giorni a venire, state certi che gli aiuti arriveranno rapidamente”, ha promesso a suoi concittadini invitando loro alla calma e a resistere.

Gli Stati Uniti, che hanno già inviato decine di marines, hanno annunciato un rinforzo dei loro aiuti. Il Pentagono ha dunque ordinato a Washington l’impiego di altre navi verso le zone colpite dal tifone per sostenere quanto prima la popolazione fornendo loro cibo e medicine.

I Britannici hanno ugualmente annunciato l’invio di un’azione di trasporto e di una nave militare mentre i Canadesi hanno inviato una squadra di militari. I Cinesi hanno annunciato un aiuto di 100 000 dollari alle Filippine e il quotidiano ufficiale “Global Times” ha invitato Pechino a mettere da parte le tensioni bilaterali nel mare della Cina meridionale per venire incontro alle vittime filippine. Dall’Italia invece giungeranno 1,5 milioni di euro di aiuti in beni materiali e fondi come dichiarato dal viceministro Lapo Pistrelli.

Numerosi altri paesi, agenzie e ONG internazionali hanno promesso aiuti materiali o finanziari. Un aereo dell’UNICEF con 60 tonnellate di aiuti, tra i quali cibo, ripari e rifornimenti ma anche medicine, arriverà in giornata. Le Filippine sono colpite ogni anno da una media di venti tifoni o temeste tropicali all’anno ma la violenza dell’ultimo tifone ha rinforzato gli interrogativi legati al cambiamento climatico.

Mettendo in causa il riscaldamento globale del pianeta, il delegato delle Filippine alla conferenza internazionale sul clima a Varsavia ha annunciato che non si nutrirà fino alla fine della riunione il 22 novembre. “Per solidarietà con i miei compatrioti, che lottano per trovare del cibo”, ha dichiarato Naderev Sano.

Dopo aver colpito le Filippine venerdì, il tifone largamente indebolito ha colpito il Vietnam, dove più di 800.000 persone sono state evacuate e la Cina, dove almeno sette persone sono morte.

di Manuel Giannantonio 

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12 novembre 2013

 

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