Trump minaccia l’Oman

Dopo cinque mesi di conflitto armato tra Iran e gli alleati Stati Uniti e Israele, dopo cinque mesi di blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran per contrastare l’aggressione israelo-americana, dopo il coinvolgimento della maggior parte dei paesi del Medio Oriente in questa pericolosa roulette, oggi Donald Trump minaccia l’Oman, uno dei pochi paesi neutrali della regione. Il Presidente degli Stati Uniti ha minacciato il paese arabo: “Se l’Oman si mette di mezzo lo bombarderemo fino a distruggerlo”. Questa palese e inaccettabile minaccia di aggressione fa riferimento ai negoziati in corso tra Iran e Oman per una eventuale riapertura dello Stretto di Hormuz. Per la sua posizione geografica l’Oman è uno snodo cruciale per lo stretto poiché si trova direttamente di fronte al paese persiano e ha una parte del suo territorio staccato dal resto del paese, ovvero la penisola di Musandam, che si incunea direttamente nello stretto di Hormuz. La suddetta penisola è in parte appartenente agli Emirati Arabi Uniti nella parte meridionale e in parte all’Oman nella parte settentrionale. Viene quindi naturale che il Sultanato abbia tutto l’interesse a trovare una mediazione con l’Iran che possa riportare ad una riapertura del traffico navale nello stretto. Il sospetto è anche che Stati Uniti e Israele vogliano intimidire il paese che da diversi anni ospita i colloqui tra Stati Uniti e Iran sull’arricchimento dell’uranio che serve alla Repubblica Islamica per dotarsi dell’energia nucleare. Infatti sia questo che lo scorso anno le aggressioni all’Iran da parte del duo Stati Uniti-Israele sono avvenute sempre mentre erano in corso i colloqui tra diplomatici statunitensi e iraniani sul suolo dell’Oman, il quale in quanto paese neutrale, non ha finora mai appoggiato nessuna delle due parti in causa diversamente dai suoi vicini Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti schierati con USA e Israele e dal Qatar che seppur neutrale ospita una base aerea USA ed è stato oggetto di bombardamenti nell’ultimo anno sia da parte di Israele che da parte dell’Iran. Nella giornata di oggi il Ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato: “un accordo in merito alla mappa del percorso di transito nello stretto è stato raggiunto”. Questo accordo, secondo alcune indiscrezioni, riaprirebbe lo stretto attraverso una rotta vicina all’Iran uscendo poi nelle vicinanze della costa dell’Oman. Le autorità iraniane hanno poi smentito di eventuali trattative tra il loro paese e gli Stati Uniti ma ciò è difficile da credere dato lo scontro quasi quarantennale che i due paesi hanno e dato che pur nella mutuale diffidenza hanno bisogno entrambi di personale che con discrezione e fuori dai radar mantenga i contatti tra i due governi. E’ proprio qui che la presenza dell’Oman è fondamentale, poiché molto probabilmente è proprio questo il paese che con la sua mediazione riesce a portare ad un tavolo il personale diplomatico-militare di entrambi i paesi in guerra. La reazione scomposta di Trump che oggi ha minacciato l’Oman si può quindi inquadrare e leggere anche come un accenno di frustrazione per ciò che l’Oman ha ottenuto e che invece Trump non riesce ad ottenere e ciò lo porta ad essere scavalcato nella risoluzione di un conflitto totalmente folle che lui stesso ha creato, non rendendosi conto di essere stato manovrato abilmente da Benjamin Netanyahu. Se lo Stretto di Hormuz riapre grazie ad una mediazione tra Oman e Iran, sia gli Stati Uniti che Donald Trump passerebbero in secondo piano nel ruolo di risolutori della questione e dato che il piano di Trump e Netanyahu di rovesciare il regime iraniano è palesemente fallito da mesi, l’effetto della chiusura iraniana dello stretto è stato un boomerang nei confronti di The Donald sia all’estero che in patria. Quindi, nella loro mentalità, nessuno può risolvere la questione dello stretto che non siano loro stessi e alle loro condizioni. Da qui le minacce all’Oman di starne fuori, anche se sarà molto difficile.




