Judit Polgar tra gli scacchi e la politica: la campionessa rifiuta la candidatura alla presidenza ungherese
La più grande scacchista della storia avrebbe potuto diventare anche il volto della nuova Ungheria. Per qualche ora, il nome di Judit Polgar è stato al centro della politica nazionale dopo che il primo ministro Péter Magyar aveva annunciato l’intenzione di proporla come presidente della Repubblica. Ma la leggenda degli scacchi ha declinato l’offerta, spiegando di non sentirsi pronta ad assumere un incarico tanto delicato in una fase di forte divisione del Paese.
La proposta era arrivata in un momento di profondo cambiamento istituzionale. Dopo la vittoria elettorale del partito Tisza, il nuovo governo guidato da Magyar ha avviato un ampio processo di riforme costituzionali. Tra queste figura anche la sostituzione del presidente Tamás Sulyok, aprendo così la strada alla scelta di un nuovo capo dello Stato. In questo contesto il premier aveva indicato Polgar come una figura capace di rappresentare l’unità nazionale, al di sopra delle appartenenze politiche.
Judit Polgar, 49 anni, non ha mai ricoperto incarichi politici. La sua notorietà deriva esclusivamente dagli straordinari risultati ottenuti sulla scacchiera. Considerata unanimemente la più forte giocatrice di scacchi di tutti i tempi, è stata l’unica donna a entrare stabilmente nella top ten mondiale assoluta della classifica FIDE, superando quota 2700 punti Elo e sfidando alla pari i migliori grandi maestri uomini. Nel corso della carriera ha sconfitto numerosi campioni del mondo, tra cui Garry Kasparov, Anatoly Karpov, Viswanathan Anand e Magnus Carlsen in diverse competizioni e partite ufficiali.La sua storia ha cambiato per sempre il modo di guardare agli scacchi femminili. Insieme alle sorelle Susan e Sofia, Judit è cresciuta seguendo il metodo educativo ideato dal padre László Polgar, convinto che il talento fosse soprattutto il risultato dell’allenamento. Quell’esperimento familiare si è trasformato in uno dei casi più celebri della storia dello sport.
Proprio questa reputazione di eccellenza, indipendenza e rigore aveva convinto Péter Magyar a puntare su di lei. Nel presentare la candidatura, il premier aveva sottolineato come il Paese avesse bisogno di una personalità rispettata da tutti, in grado di rappresentare gli ungheresi in una fase di ricostruzione istituzionale. La risposta della campionessa, però, è stata negativa. In un messaggio pubblicato sui social, Polgar ha ringraziato per la fiducia ricevuta ma ha spiegato di non avere “la forza” necessaria per assumersi “la responsabilità storica di unire una nazione divisa”. Una decisione che ha sorpreso molti osservatori, considerando che, grazie alla maggioranza parlamentare del governo, la sua elezione sarebbe stata molto probabile.
Il rifiuto costringe ora il governo ungherese a individuare un altro candidato per una carica che, pur avendo prevalentemente funzioni di rappresentanza, assume un forte valore simbolico nel nuovo corso politico del Paese. Il Parlamento dovrà eleggere il nuovo presidente entro i termini previsti dalla riforma costituzionale. Per Judit Polgar resta invece un primato difficilmente eguagliabile. La sua carriera continua rappresentare un punto di riferimento per milioni di appassionati e per intere generazioni di giovani scacchisti. Questa volta ha preferito rimanere fedele alla scacchiera, lasciando che la politica cercasse altrove il proprio simbolo di unità nazionale.




