Corte Suprema sudcoreana conferma condanna a 7 anni per Yoon Suk-yeol
La Corte Suprema della Corea del Sud ha reso definitiva la condanna a sette anni di reclusione per l’ex presidente Yoon Suk-yeol, respingendo il ricorso presentato contro la sentenza d’appello. È la prima pronuncia a diventare definitiva tra gli otto procedimenti giudiziari che coinvolgono l’ex capo dello Stato in relazione al tentativo di imporre la legge marziale nel dicembre 2024.
I capi d’accusa
La condanna riguarda le modalità con cui Yoon proclamò la legge marziale e il modo in cui reagì al proprio arresto. I giudici lo hanno ritenuto responsabile di aver escluso il Consiglio dei ministri dalla deliberazione sul provvedimento e di aver falsificato il decreto ufficiale. A questo si aggiunge la condotta tenuta nel gennaio 2025, quando Yoon si barricò nella propria residenza e ordinò al servizio di sicurezza presidenziale di impedire alle forze dell’ordine di eseguire il mandato d’arresto disposto da un tribunale di Seul. La pena, inizialmente fissata in cinque anni, era stata portata a sette dalla Corte d’appello; la Corte Suprema ha ora confermato che quella sentenza “non conteneva errori”.
Gli altri procedimenti ancora aperti
Quello appena concluso è solo uno degli otto fronti giudiziari aperti contro Yoon, e probabilmente non il più pesante. Sul suo capo pende anche l’ergastolo per insurrezione e abuso di potere, arrivato a febbraio, oltre ai trent’anni comminati a giugno per l’invio di droni militari su Pyongyang, un’operazione che, secondo l’accusa, doveva far salire deliberatamente la tensione con il Nord fino a creare le condizioni per giustificare la legge marziale. Contro entrambe le sentenze Yoon ha presentato ricorso; sul fronte droni, la difesa insiste che si trattasse di una risposta legittima all’invio, da parte nordcoreana, di palloni aerostatici carichi di rifiuti verso il territorio sudcoreano, e non di un’iniziativa collegata al piano per la legge marziale.
Una caduta rapida
L’annuncio a sorpresa della legge marziale, nella notte del 3 dicembre 2024, aveva provocato una reazione immediata. Migliaia di persone si erano riversate davanti al Parlamento, e i deputati, riuniti d’urgenza nonostante l’edificio fosse circondato dalle forze di sicurezza, avevano votato per revocare il provvedimento nel giro di poche ore. Da lì era partita una sequenza di eventi che aveva portato all’impeachment, alla destituzione da parte della Corte costituzionale nell’aprile 2025 e infine alla serie di processi penali tuttora in corso.
Yoon era arrivato alla presidenza nel 2022 dopo una carriera come magistrato e pubblico ministero, resa nota soprattutto dalle inchieste sullo scandalo che portò alla destituzione dell’allora presidente Park Geun-hye. Il suo mandato, segnato da un parlamento a maggioranza opposta fin dall’inizio e da una popolarità in costante calo, si è concluso con una crisi istituzionale senza precedenti nella storia democratica del paese.




