Ungheria, stop ai media pubblici: sospese le trasmissioni per smantellare la macchina della propaganda di Orbán
Le principali emittenti pubbliche ungheresi hanno interrotto le trasmissioni in una decisione senza precedenti che segna una svolta nella politica del nuovo governo guidato da Péter Magyar. Sul canale televisivo pubblico M1 è comparso uno schermo nero con una scritta destinata a fare il giro del mondo: «I media pubblici non dovrebbero mentire. Ci scusiamo per averlo fatto così a lungo». Un messaggio che annunciava la sospensione temporanea dei notiziari per consentire una profonda riforma del servizio pubblico radiotelevisivo. Anche la radio pubblica Kossuth ha sospeso la normale programmazione, sostituendola con brani del compositore ungherese Béla Bartók. Per alcune ore le trasmissioni sono rimaste completamente interrotte, prima della ripresa dei programmi ordinari, ma senza i notiziari, che torneranno soltanto al termine della riorganizzazione delle redazioni.
La decisione rappresenta uno dei primi e più simbolici interventi del governo di Péter Magyar, insediatosi a maggio dopo aver sconfitto Viktor Orbán. Ex alleato del leader nazionalista e oggi suo principale avversario politico, Magyar ha promesso di riportare l’Ungheria su posizioni più vicine all’Unione Europea e di ricostruire le istituzioni democratiche progressivamente indebolite durante i sedici anni di governo di Orbán. Il controllo dei media è stato infatti uno dei pilastri del sistema costruito dall’ex premier. Nel corso degli anni televisioni, radio, agenzie di stampa e numerose testate private sono finite sotto il controllo diretto o indiretto di imprenditori e dirigenti vicini a Fidesz, trasformandosi in uno strumento di propaganda favorevole al governo. Parallelamente, i pochi organi di informazione indipendenti rimasti hanno denunciato pressioni politiche, difficoltà economiche e limitazioni alla libertà editoriale, contribuendo al progressivo peggioramento dell’Ungheria nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa.
Per attuare la riforma, il Parlamento, dove il partito Tisza dispone di una solida maggioranza, ha nominato un consiglio direttivo provvisorio. Diversi dirigenti e giornalisti sono stati rimossi dai loro incarichi e sostituiti temporaneamente, mentre la futura governance sarà selezionata attraverso un bando pubblico. Tra gli obiettivi del governo figura anche la creazione di un’agenzia di stampa realmente indipendente, con l’intento dichiarato di rendere il servizio pubblico autonomo dalle interferenze della politica. Magyar ha definito quella della sospensione delle trasmissioni una «giornata storica», accusando apertamente il precedente sistema mediatico: «Mentivano di notte, mentivano di giorno, mentivano su ogni canale. Ora è finita», ha dichiarato. La riforma, tuttavia, divide il Paese. Fidesz e le altre forze di opposizione accusano il nuovo esecutivo di voler sostituire un controllo politico con un altro, definendo il processo troppo rapido e potenzialmente pericoloso. Lo stesso Orbán ha parlato di «tirannia di Tisza», sostenendo che il governo stia utilizzando il pretesto della democratizzazione per occupare le istituzioni.
L’intervento sui media pubblici fa parte di un più ampio programma di riforme promosso dal governo Magyar. Negli ultimi mesi il Parlamento ha introdotto il limite ai mandati del primo ministro, ha confermato la permanenza dell’Ungheria nella Corte penale internazionale e ha avviato iniziative per rafforzare gli strumenti anticorruzione e ripristinare l’indipendenza delle istituzioni. Resta ora da capire se il radicale riassetto del sistema mediatico riuscirà a ricostruire la fiducia dei cittadini senza alimentare nuove tensioni politiche in un Paese ancora profondamente diviso.




