Argentina, il governo Milei investe sul nucleare: arriva il nuovo minireattore
Il governo argentino guidato da Javier Milei ha varato un ambizioso piano di rilancio del settore nucleare, che prevede la costruzione di un nuovo reattore modulare di piccola taglia (Small Modular Reactor, SMR) e l’apertura al capitale privato della compagnia statale Nucleoeléctrica Argentina. L’iniziativa si inserisce nella strategia dell’esecutivo di attrarre grandi investimenti esteri e di rilanciare un comparto nel quale il Paese sudamericano vanta una lunga tradizione tecnologica e industriale.
Il progetto per il nuovo reattore SMR, annunciato a inizio luglio, ha un valore stimato di oltre 1,2 miliardi di dollari e sarà interamente finanziato da investitori statunitensi attraverso Meitner Energy. L’impianto sorgerà nel sito nucleare di Atucha, nella provincia di Buenos Aires, dove sono già operative due delle tre centrali nucleari del Paese. Secondo il governo argentino, il nuovo reattore sarà un ACR-300, un impianto di terza generazione avanzata da circa 300 megawatt elettrici basato su tecnologia sviluppata da ingegneri argentini, e rappresenterà il primo esemplare commerciale di questo tipo a livello mondiale. La costruzione dovrebbe richiedere circa cinque anni e creare fino a 2.000 posti di lavoro tra fase di realizzazione e successiva gestione dell’impianto. La realizzazione dell’opera potrà beneficiare del regime di incentivi agli investimenti promosso dal presidente Milei, pensato per favorire l’afflusso di capitali privati in progetti strategici. Parallelamente, il governo ha avviato il processo di apertura del capitale di Nucleoeléctrica Argentina, prevedendo la vendita fino al 44% delle azioni della società. Lo Stato manterrà comunque il controllo della compagnia con una quota del 51%, mentre un ulteriore 5% sarà destinato a un programma di azionariato riservato ai dipendenti.
Nucleoeléctrica Argentina gestisce le tre centrali nucleari del Paese – Atucha I, Atucha II ed Embalse – che dispongono complessivamente di una capacità installata di circa 1,76 gigawatt. Si tratta di una quota significativa della produzione elettrica nazionale, sufficiente ad alimentare oltre un milione di abitazioni. L’obiettivo della privatizzazione parziale è attrarre nuovi capitali senza rinunciare al controllo pubblico di un’infrastruttura considerata strategica.
Al centro del progetto vi è anche la crescente domanda di energia legata allo sviluppo dell’Intelligenza artificiale. L’amministrazione Milei punta infatti a trasformare l’Argentina in un hub energetico capace di ospitare grandi data center, strutture che richiedono forniture elettriche continue e affidabili. In quest’ottica, gli SMR vengono considerati una soluzione particolarmente adatta grazie alle dimensioni ridotte, ai tempi di costruzione teoricamente inferiori rispetto ai reattori tradizionali e alla possibilità di essere installati in prossimità dei grandi poli industriali o tecnologici.
L’interesse dell’esecutivo per il nucleare non è recente. Già nel dicembre 2024 Milei aveva presentato un piano per rilanciare il settore, puntando sulla realizzazione di nuovi piccoli reattori modulari, sull’espansione dell’estrazione di uranio e sull’apertura ai capitali privati. La strategia rappresenta un cambio di paradigma rispetto alla tradizionale politica nucleare argentina, storicamente fondata sul forte ruolo dello Stato nella ricerca e nello sviluppo tecnologico. Negli ultimi mesi, infatti, il progetto è stato accompagnato da un ampio dibattito: da un lato il governo sostiene che gli investimenti privati consentiranno al Paese di tornare protagonista nel settore e di intercettare la crescente domanda energetica legata all’IA; dall’altro, sindacati e parte della comunità scientifica temono che la riduzione del ruolo pubblico possa compromettere competenze e capacità tecnologiche costruite in decenni di ricerca.




