Come cambia l’intelligence svedese dopo l’ingresso nella NATO
Per oltre due secoli la Svezia ha costruito la propria sicurezza su una combinazione di neutralità militare, diplomazia e servizi d’intelligence poco visibili ma altamente efficienti: oggi quella stagione appartiene definitivamente al passato, perché, con la creazione di una nuova agenzia di intelligence estera denominata “Und”, Stoccolma completa la propria trasformazione strategica dopo l’ingresso nella Nato, e si prepara a svolgere un ruolo molto più attivo nell’architettura di sicurezza euro-atlantica.
L’avvio operativo della nuova struttura è previsto per il 1° gennaio 2027 e rappresenta uno dei cambiamenti più significativi mai avvenuti nell’apparato di sicurezza svedese dalla fine della Guerra fredda, infatti la nascita dell’Und è il riflesso “amministrativo” di una profonda revisione della politica estera e di difesa della Svezia, data dall’invasione russa dell’Ucraina, che ha modificato radicalmente la percezione delle minacce nel Nord Europa, in uno scenario in cui anche l’intelligence deve adattarsi a un contesto caratterizzato da competizione strategica permanente, guerra ibrida, cyberattacchi e confronto informativo.
Tuttavia sarebbe sbagliato pensare che la Svezia stia creando da zero un servizio segreto estero. In realtà il Paese dispone da decenni di strutture dedicate alla raccolta clandestina di informazioni oltreconfine, storicamente inserite all’interno dell’intelligence militare e caratterizzate da un elevato livello di riservatezza. Le loro origini risalgono alla Seconda guerra mondiale, quando venne costituito il C-byrån, primo nucleo operativo incaricato delle attività informative all’estero, e a cui, nel dopoguerra, seguirono il T-byrån e successivamente l’Informationsbyrån (IB), struttura rimasta celebre per lo scandalo politico del 1973, che rivelò l’esistenza di operazioni clandestine contro organizzazioni comuniste e una cooperazione molto più intensa del previsto con i servizi occidentali.
Oggi tutte queste attività fanno capo principalmente al Kontoret för särskild inhämtning (KSI), reparto specializzato nelle operazioni di Human Intelligence (HUMINT), quindi la vera novità non è l’esistenza di un’intelligence estera, bensì la decisione di conferirle una struttura autonoma, riconosciuta e pienamente integrata nell’apparato statale.
Con l’ingresso nell’Alleanza Atlantica cambiano però anche le aspettative nei confronti di Stoccolma, infatti la Svezia non dovrà più limitarsi a beneficiare delle informazioni condivise dagli alleati, ma contribuire direttamente alla produzione di intelligence, soprattutto nelle aree dove dispone di competenze geografiche e tecnologiche particolarmente rilevanti.
Il Mar Baltico, l’Artico e la Russia rappresentano infatti tre aree di interesse prioritario per la Nato, e la posizione geografica della Svezia la rende uno dei principali osservatori dell’evoluzione strategica della regione, dunque l’Und nasce proprio con l’obiettivo di rafforzare questa capacità, facilitando la cooperazione con i servizi alleati e migliorando la circolazione delle informazioni.
Tutto ciò sancisce simbolicamente la conclusione di un lungo capitolo della storia svedese, dopo che per decenni il Paese aveva mantenuto una posizione formalmente neutrale, pur sviluppando solide relazioni con i servizi occidentali e partecipando a numerose attività di cooperazione riservata. Oggi quella distinzione è venuta meno. La Svezia sta ridefinendo la propria identità strategica come membro pienamente integrato dell’ecosistema euro-atlantico, assumendo un ruolo sempre più attivo nella raccolta, nell’analisi e nella condivisione dell’intelligence, e chissà che questo non possa intaccare anche sulla traiettoria che delinea il futuro dell’Unione europea.




