Il comizio di Trump per i 250 anni USA
Donald Trump ha aperto sul National Mall le celebrazioni per il 250° anniversario degli Stati Uniti con bombardieri stealth, bande militari, Lee Greenwood e il consueto elogio del suo operato. Nel tentativo di distogliere l’attenzione dei presenti dai temi più roventi del momento, il presidente ha cercato di esaltare le qualità di un Paese che spesso si vanta di aver riportato alla “grandezza”.
Per l’occasione, il National Mall è stato addobbato con decorazioni patriottiche, tra cui bandiere americane e cartelli con la scritta “Freedom 250”, mentre sui maxi-schermi che circondavano il palco campeggiavano slogan che promuovevano “The Great American State Fair”. Gli aerei militari sorvolavano periodicamente la zona: tra questi, un bombardiere stealth B-2 affiancato da quattro caccia F-35.
“Mentre ci troviamo alla vigilia del nostro 250° anniversario di indipendenza, sono entusiasta di dichiarare che l’America è tornata”, ha detto il presidente. “Come ben sapete, fino a poco tempo fa eravamo un paese morto. Eravamo morti. Ora siamo il paese più in voga al mondo. Siamo rispettati da tutti. Nessuno ci prende più in giro”. Trump ha poi parlato della storia americana e ha commemorato l’anniversario prima di riproporre il consueto elenco dei suoi presunti successi. Secondo gli addetti ai lavori, si è mostrato insolitamente disciplinato, discostandosi raramente dal testo letto dal gobbo e mantenendo il discorso al di sotto dei 30 minuti.
“Stiamo per dare inizio alla festa più indimenticabile che qualsiasi Paese abbia mai visto”, ha aggiunto. “Oh, vi divertirete un mondo”. Il discorso, seppur breve, ha comunque toccato alcune delle tematiche più care al presidente, come la lotta all’immigrazione, i diritti transgender, la questione Iran, la manutenzione della Reflecting Pool e il progetto della mega sala da ballo alla Casa Bianca. Donald Trump non ha perso l’occasione per un momento autocelebrativo sostenendo che con la sua amministrazione “ogni giorno otteniamo una vittoria storica”. E ha quindi celebrato le “vittorie” su Iran e Venezuela, evitando però di citare il momento drammatico della popolazione venezuelana dopo che il Paese è stato colpito da uno spaventoso terremoto. “Abbiamo annientato l’Iran in un’ora. Anche il Venezuela è stato annientato”, ha detto.
Trump ha quindi sostenuto che l’America ha “sconfitto il fascismo e il comunismo”, ma adesso “dovremo sconfiggere un’altra volta il comunismo”. Il riferimento è all’avanzata dei socialisti democratici guidati dal sindaco di New York Zohran Mamdani, protagonisti delle primarie democratiche: prima del discorso li aveva definiti “comunisti”. E proprio di Mamdani, poche ore prima aveva detto, rispondendo a una domanda dei giornalisti, che è “un tipo affascinante, è un bel ragazzo”.
Prima del discorso al comizio, Trump era tornato ad attaccare i partner europei. E incontrando il Segretario generale dell’alleanza Mark Rutte ha affermato che “se ci fosse qualcun altro in questa posizione (di Segretario generale della NATO, ndr), non avremmo nemmeno una riunione oggi, per essere onesti, perché ci hanno deluso”. Trump si è poi rivolto in particolare alla Spagna, mentre criticava anche l’Italia, il Regno Unito, la Germania e la Francia.




