Rutte: “500 aerei sono decollati da basi in Italia per supportare Epic Fury”
Giorgia Meloni aveva assicurato che l’Italia non sarebbe stata coinvolta nella guerra che Trump e Netanyahu hanno iniziato contro l’Iran, un conflitto considerato da molti contrario sia ai principi costituzionali sia agli interessi strategici del nostro Paese. Eppure, le recenti dichiarazioni rilasciate dal segretario generale della NATO Mark Rutte durante un’intervista su Fox News sembrano raccontare una realtà diversa. Secondo Rutte, infatti, dall’Italia sarebbero partiti circa 500 aerei a sostegno dell’operazione americana “Epic Fury”, mentre il numero complessivo dei voli decollati dall’Europa per supportare l’iniziativa si aggirerebbe tra i 4.000 e i 5.000.
Le parole del segretario della NATO hanno immediatamente alimentato polemiche e richieste di chiarimento da parte delle opposizioni. A intervenire per primo è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha definito le affermazioni di Rutte “totalmente fallaci”. In una nota ufficiale, il ministro ha spiegato che l’Italia e il ministero della Difesa hanno sempre operato nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale. Secondo Crosetto, il governo non avrebbe né autorizzato né consentito attività diverse da quelle previste dagli accordi esistenti.
Il ministro ha inoltre precisato che quanto effettuato dall’Italia corrisponde esattamente a quanto dichiarato alle Camere: le basi presenti sul territorio nazionale sarebbero state utilizzate esclusivamente per attività di natura tecnica e logistica, e non per operazioni offensive o “cinetiche”. Ha ricordato che, nei casi in cui sono state avanzate richieste non compatibili con questo quadro, come nel caso dell’ormai celebre “no” a Sigonella, l’autorizzazione non è stata concessa. Nonostante i tentativi di chiarimento, però, il centrosinistra continua a chiedere spiegazioni più dettagliate che dovrebbero emergere in Parlamento.
L’utilizzo delle basi italiane per missioni offensive direttamente collegate ad azioni di guerra richiederebbe specifiche autorizzazioni e un coinvolgimento esplicito delle Camere. Il deputato di Avs Angelo Bonelli è arrivato a ipotizzare che i recenti scambi di accuse tra la presidente del Consiglio e il presidente statunitense Donald Trump siano stati solo una messa in scena per nascondere il reale sostegno militare fornito dalle basi italiane agli Stati Uniti. Sulla stessa linea si è espresso anche il presidente del M5S Giuseppe Conte, secondo cui le parole di Rutte confermerebbero il sospetto che il governo italiano abbia in realtà assecondato le richieste di Washington più di quanto dichiarato pubblicamente. La prima esponente della maggioranza a commentare la vicenda è stata invece Matilde Siracusano, che durante un talk di La7 ha sostenuto come il segretario della NATO si riferisse in maniera “abbastanza evidente” a operazioni di supporto logistico e non a missioni di combattimento, attività che rientrerebbero nelle autorizzazioni permanenti già previste dagli accordi internazionali.
Resta quindi aperto il dibattito politico: da una parte il governo ribadisce di non aver partecipato ad alcuna operazione militare offensiva, dall’altra le opposizioni chiedono maggiore trasparenza sul ruolo effettivamente svolto dall’Italia nel supporto alle operazioni statunitensi.




