Il Senato degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione per imporre il ritiro dalla guerra contro l’Iran
Il Senato degli Stati Uniti infligge uno schiaffo politico a Donald Trump, approvando con 50 voti a favore e 48 contrari una risoluzione che chiede la fine delle operazioni militari in Iran, a meno di un’esplicita autorizzazione del Congresso. Anche se l’atto ha un valore prettamente simbolico e non ha forza di legge, il voto rappresenta un segnale politico pesantissimo: per la prima volta dall’approvazione della War Powers Resolution del 1973, entrambe le Camere hanno approvato un documento congiunto per imporre a un presidente di fermare un conflitto.
Abbandonare l’Iran e concentrarsi sull’economia e sui temi di politica interna che stanno a cuore agli americani. La Casa Bianca vuole cambiare la narrativa in vista delle elezioni di metà mandato, un compito non facile viste le informazioni contrastanti sull’accordo con l’Iran e le tensioni in Libano. Secondo quanto riportato da Politico, il piano della Casa Bianca è riportare l’attenzione sui successi economici del presidente così da stemperare i timori sull’inflazione. Nelle prossime settimane, Trump viaggerà per il Paese tornando a fare comizi e rivendicando il taglio delle tasse e la volata di Wall Street.
Il voto mostra una profonda spaccatura tra i repubblicani a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato. Decisivo è stato il posizionamento di quattro senatori conservatori – Rand Paul, Lisa Murkowski, Susan Collins e Bill Cassidy – che hanno votato insieme ai democratici, riflettendo lo scetticismo dell’opinione pubblica americana verso la guerra. Questo strappo mette il Congresso in rotta di collisione con la Casa Bianca e si inserisce in un clima di forte tensione interna al partito. Trump sta infatti premendo per l’approvazione del “Save America Act” (il provvedimento per inasprire le regole elettorali nazionali), ma il leader repubblicano alla Camera, John Thune, ha già frenato ammettendo di non avere i numeri necessari. Una scelta che ha scatenato l’ira del presidente, il quale ha minacciato il veto su qualsiasi altra misura legislativa fino a quando la sua riforma elettorale non sarà approvata.
La risoluzione è ancora più importante sul piano politico perché è stata votata nonostante gli Stati Uniti abbiano raggiunto con l’Iran un accordo preliminare per il cessate il fuoco: il governo di Trump sta ricevendo però molte critiche per le tante concessioni all’Iran, e perché l’accordo preliminare è anche peggiore dell’accordo sul nucleare firmato dal governo di Barack Obama nel 2015, quello da cui Trump fece uscire gli Stati Uniti durante il suo primo mandato.
Finora Trump ha ripetutamente ignorato qualsiasi tentativo del Congresso di limitare il suo potere di continuare la guerra contro l’Iran. La legge statunitense prevede che un presidente possa fare una guerra senza coinvolgere il Congresso al massimo per 60 giorni: quella contro l’Iran è cominciata ufficialmente il 2 marzo e quindi avrebbe dovuto ottenere l’autorizzazione entro l’1 maggio. Non l’ha ottenuta, ma ha aggirato la legge con una lettera al Congresso in cui sosteneva che il decorrere dei giorni fosse stato interrotto da uno dei primi periodi di cessate il fuoco, quello entrato in vigore ad aprile, e che quindi il voto non fosse necessario.
“Quindi, ho l’Iran alle corde, pronto a crollare, disposto a darci praticamente qualsiasi cosa, e che, per la prima volta in decenni, rispetta gli Stati Uniti e il suo Presidente, IO, e il Senato degli Stati Uniti decide di votare in modo inopportuno e insensato sulla legge sui poteri di guerra dicendo al principale sponsor del terrorismo al mondo che agli Stati Uniti non piace quello che sto facendo loro, e che devo fermarmi, e così facendo ho fornito aiuto e conforto al nemico”. Lo ha scritto su Truth il presidente americano, Donald Trump, dopo il voto del Senato che ha approvato una risoluzione dove lo impegna a ritirare le forze militari Usa dal conflitto con l’Iran. “Quattro repubblicani perdenti hanno votato con i democratici. Questi senatori mi hanno appena reso il lavoro più difficile, ma lo farò, in un modo o nell’altro, perché lo faccio sempre!”, ha aggiunto.




