Belfast nel caos
L’accoltellamento di un uomo nella periferia della città accende le rivolte anti-immigrazione in Irlanda del Nord
Automobili incendiate, case attaccate, autobus dati alle fiamme e decine di interventi dei vigili del fuoco. La città di Belfast è attraversata da un’ondata di violenza, dove proteste convocate contro l’immigrazione sono rapidamente degenerate in scontri e disordini. Due persone sono già state arrestate.
A innescare la crisi è stato un episodio di cronaca avvenuto lunedì sera. Hadi Alodid, rifugiato sudanese di 30 anni, ha aggredito con un coltello il quarantenne Stephen Ogilvy, provocandogli la perdita della vista da un occhio. I testimoni intervenuti per fermare l’aggressore hanno descritto l’attacco come un tentativo di decapitazione.
Mercoledì mattina Alodid è comparso davanti al tribunale di Belfast in collegamento video. Ha rifiutato l’assistenza legale e non ha risposto alle accuse di tentato omicidio, minacce di morte e possesso di un’arma da taglio in luogo pubblico. Il giudice gli ha negato la libertà su cauzione, disponendo la custodia cautelare.
La diffusione delle immagini dell’attacco sui social network ha alimentato una forte indignazione pubblica. Nel giro di poche ore, gruppi anti-immigrazione hanno organizzato manifestazioni in diversi quartieri della capitale nordirlandese. Le proteste sono sfociate in episodi di violenza contro abitazioni, attività commerciali e veicoli. I vigili del fuoco sono intervenuti decine di volte per contenere gli incendi e mettere in sicurezza le aree interessate.
Le manifestazioni non sono rimaste circoscritte a Belfast. La polizia nordirlandese ha segnalato episodi di disordine anche in altre città della regione, parlando di “focolai sporadici” e annunciando il rafforzamento dei dispositivi di sicurezza.
La prima ministra dell’Irlanda del Nord Michelle O’Neill ha affermato che i disordini sono stati episodi di “teppismo e razzismo”, mentre il premier britannico Keir Starmer ha condannato le violenze invitando la popolazione a non trasformare un grave fatto criminale in una campagna d’odio contro immigrati e minoranze etniche. Anche la famiglia di Stephen Ogilvy ha lanciato un appello alla calma, chiedendo che la tragedia non venga utilizzata per alimentare divisioni etniche o tensioni razziali, invitando a manifestare soltanto in modo pacifico.
Le rivolte di Belfast si inseriscono in un contesto già segnato da forti tensioni. Nei giorni scorsi aveva suscitato enorme indignazione nel Regno Unito il caso di Henry Nowak, il diciottenne accoltellato a Southampton nel dicembre scorso e ammanettato dalla polizia mentre era gravemente ferito a terra. Secondo le ricostruzioni emerse successivamente, l’aggressore aveva accusato falsamente il ragazzo di aver compiuto un attacco a sfondo razzista, inducendo gli agenti a trattare la vittima come sospettato. La diffusione dei filmati delle bodycam della polizia ha provocato un acceso dibattito nazionale. In numerose manifestazioni organizzate nelle settimane successive sono comparsi slogan come White Lives Matter e accuse alle istituzioni di applicare un doppio standard nei confronti dei cittadini britannici bianchi. Le organizzazioni anti-immigrazione hanno trasformato il caso in un simbolo delle proprie campagne politiche.




