Spagna. Perquisizioni nella sede del Partito socialista di Sanchez
Da stamattina gli agenti dell’Uco, l’Unita’ Operativa Centrale della Guardia Civil, sono nella sede centrale del Psoe alla ricerca di prove sui presunti finanziamenti illeciti ricevuti dal partito del primo ministro socialista spagnolo, Pedro Sanchez. Quando, all’alba, arrivano le prime indiscrezioni sulle perquisizioni, Sanchez è a Roma per incontrare il Papa, coincidenza che dà un’eco mediatica ben maggiore del solito all’ennesimo nuovo capitolo della lunga serie di inchieste per corruzione che stanno colpendo i vertici del Psoe o figure vicine a Sanchez, inclusi il fratello David e la moglie Begona Gomez. L’inquilino della Moncloa, da parte sua, esclude un voto anticipato che paventa possa portare il Paese iberico alla “paralisi”.
Il filone d’indagine legato all’operazione di oggi è il cosiddetto caso ‘Leire Diez’, dal nome di una faccendiera iscritta al Psoe accusata di aver formato insieme a Vicente Fernandez, ex presidente della società spagnola per le partecipazioni statali (Sepi) e al proprietario dell’opaca impresa di servizi Servinabar, Antxon Alonso, un comitato d’affari autodefinitosi Hirurok (“noi tre”, in basco) che avrebbe manipolato “diverse procedure all’interno della pubblica amministrazione, a proprio vantaggio o a vantaggio di terzi. Diez, Fernandez e Alonso erano stati arrestati a dicembre con l’accusa di appropriazione indebita, traffico di influenze e criminalità organizzata. I tre sospettati sono stati poi rilasciati con misure cautelari: comparizione in tribunale ogni due settimane, confisca dei passaporti e divieto di espatrio.
Tra i pagamenti in contanti ricevuti dal Psoe tra il 2017 e il 2024 per le spese sostenute dai suoi dirigenti, dipendenti e associati ne figurano alcuni diretti ad Abalos, ex braccio destro di Sanchez, e a Koldo Garcia, segretario dell’ex Ministro dei Trasporti Jose’ Luis Abalos, che potrebbero configurarsi come riciclaggio di denaro. Ed e’ anche questo che gli agenti della Guardia Civil stanno cercando di verificare nella sede del Psoe, in via Ferraz.
“Non c’è altra opzione se non quella di dare immediatamente voce al popolo spagnolo”, ha dichiarato a caldo ai cronisti il capo dell’opposizione Alberto Nunez Feijoo, presidente del Partito Popolare, “quante altre retate, quante altre tangenti, quante altre mazzette, quanti altri contanti in borse, quanti gioielli, quanti altri fascicoli?”. “Non ne possiamo più, la situazione è estremamente grave”, ha aggiunto il leader conservatore, che ha parlato di una fase di “insopportabile agonia politica” e ha chiesto agli alleati del Psoe di abbandonare un esecutivo che “puzza”.
Di “corruzione debordante” parla Pepa Millan, portavoce parlamentare dell’estrema destra di Vox, secondo il quale le dimissioni sarebbero una via d’uscita “troppo dignitosa” per Sanchez. Il capo del governo di Madrid, in conferenza stampa dopo l’udienza papale, non solo esclude urne anticipate che, a sua detta, porterebbero alla “paralisi” un Paese che dal 2015 ha visto cinque elezioni politiche. Rivendicando i buoni risultati economici del suo governo, Sanchez sostiene addirittura che, lungi dal penalizzarlo, nuove elezioni gli darebbero addirittura quella maggioranza solida che ora gli manca ma che non intende convocarle per non mettere “l’interesse del partito” sopra quello dei cittadini.
Di fronte a tutto questo, il Presidente Sanchez appare però molto tranquillo. La sua sicurezza poggia su un elemento molto concreto, la difficoltà dei Popolari nel costruire un accordo organico con i nazionalisti di Vox. Negli ultimi sei mesi in Spagna si sono tenute quattro elezioni regionali, in Estremadura, Aragon, Castiglia e Leon e, infine, nella cruciale Andalusia. In tutti questi casi i conservatori hanno vinto senza ottenere la maggioranza assoluta. Nei primi due, il tentativo di costruire una coalizione con Vox era andato presto in crisi. In Castiglia e Andalusia, il Pp non ha nemmeno aperto una trattativa e si e’ rassegnato, per il momento, a un esecutivo di minoranza.




