Israele ha attaccato il sud del Libano, superando la “linea gialla”
Il sud del Libano è tornato ad essere sotto pesante attacco israeliano in una nuova escalation militare che ha colpito abitazioni civili, infrastrutture e intere comunità costrette alla fuga. Secondo quanto riportato da Ynet, i soldati israeliani già presenti nel Libano meridionale hanno iniziato a effettuare negli ultimi giorni operazioni via terra oltre il fiume Litani, che delimita la ‘linea gialla’ della tregua armata, con l’obiettivo di allontanare ulteriormente dal confine israeliano Hezbollah e in particolare la minaccia dei droni esplosivi.
Secondo quanto riferito da Al Jazeera Arabic e dall’agenzia di stampa statale libanese NNA, le forze israeliane hanno bombardato con ordigni incendiari il municipio di Al-Haniyah e le aree circostanti, nel distretto di Tiro, nel sud del Paese. Nelle stesse ore, un altro raid israeliano ha colpito la periferia della località di Qatrani. Gli attacchi hanno interessato anche il villaggio di Arzoun, sempre nell’area di Tiro, dove due abitazioni sono state completamente distrutte da un bombardamento israeliano. Le squadre di soccorso sono intervenute tra le macerie per evacuare i feriti.
Nel frattempo, l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione forzata di dieci villaggi nelle aree di Nabatieh e Jezzine, annunciando imminenti operazioni militari. In un messaggio pubblicato in arabo sui social dal portavoce militare Avichay Adraee, i residenti di Nabatieh al-Tahta, al-Louizeh, Sajd, Ain Qana, Harouf, Zibdin, Kfar Reman, Doueir, Adshit al-Shaqif e Maydun sono stati invitati a lasciare immediatamente le proprie case. La situazione è ulteriormente precipitata dopo tre attacchi con droni israeliani contro veicoli lungo le strade Kafr Rumman-Jarmaq e Jarmaq-Khardali, nella regione di Nabatieh. Secondo la National News Agency, i raid hanno provocato almeno tre morti. L’intensificarsi delle operazioni israeliane nel sud del Libano alimenta il timore di un nuovo allargamento del conflitto regionale, mentre la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto tra bombardamenti, distruzioni e sfollamenti forzati.
La narrazione, oggi, è fondata sulla presunta minaccia dronistica di Hezbollah, con Ben Gvir e il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich che chiedono un’azione dura. Secondo Israele, il Partito di Dio starebbe cercando di sabotare i negoziati per una pace duratura col Libano e fonti della sicurezza di Tel Aviv hanno detto al Times of Israel che “negli ultimi otto giorni Hezbollah ha lanciato oltre 1.000 droni e più di 700 razzi contro Israele, in un apparente tentativo di far fallire i colloqui”.
“Siamo in guerra con Hezbollah e non ci fermeremo”, ha detto Netanyahu rivendicando che Israele avrebbe ucciso in pochi giorni ben 600 “terroristi”, poco dopo che il Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir aveva fatto appello ai partner di destra del governo del premier del Likud di intensificare l’offensiva nel Libano. Segnalate evacuazioni di massa dal Sud della capitale libanese, in una giornata importante per l’ex colonia francese, che celebrava mentre Netanyahu dava l’ordine d’attacco il Giorno della Liberazione, commemorazione del ritiro israeliano dopo 18 anni di presenza nel Paese nel 2000.
Al contempo, è però difficile non puntualizzare come l’escalation israeliana avvenga in parallelo a una ben più vasta, e cruciale, trattativa: quella tra Stati Uniti e Iran, alle battute finali per un’estensione del cessate il fuoco. In cui Teheran chiede espressamente lo stop agli attacchi israeliani in Libano, fatto criticato, assieme all’intera architettura dell’accordo potenziale, da quegli alti esponenti del sistema di potere Usa vicini al presidente Donald Trump e alle istanze di Israele e Netanyahu. Il senatore repubblica Lindsey Graham ha, a tal proposito, scritto su X che “un accordo che venga percepito come un’autorizzazione alla sopravvivenza dell’Iran e al controllo dello Stretto in futuro darebbe ulteriore slancio a Hezbollah in Libano e alle milizie sciite in Iraq, sostanzialmente benedicendo l’attacco israeliano”.




