Fine del cessate il fuoco in Iran?
All’ottantanovesimo giorno di guerra tra Iran e Stati Uniti resta ancora difficile immaginare la fine del conflitto. A dirlo è Marco Rubio, segretario di Stato americano: “Un accordo è ancora impossibile”. Ma, allo stesso tempo appare sicuro che lo Stretto di Hormuz“verrà aperto in un modo o nell’altro”. Nella notte tra il 26 e il 27 maggio, nonostante l’accordo di cessate il fuoco, la Casa Bianca ha deciso di bombardare il sud dell’Iran. A essere colpiti sono stati un sito per il lancio di missili e alcune navi per la posa di mine. L’Iran non ha esitato a mettere in guardia Washington, sostenendo che la violazione del cessate il fuoco non verrà lasciata senza risposta.
Le pressioni statunitensi e le loro conseguenze
Il raid si è svolto nell’area di Bandar Abbas, una città che ospita un’importante base navale iraniana. Gli Stati Uniti, di fronte alla condanna iraniana del raid come “flagrante violazione” del cessate il fuoco, hanno giustificato l’attacco definendolo un’azione di “autodifesa” per proteggere le proprie truppe. Washington ha accusato l’Iran di aver posato mine troppo vicine al conteso Stretto di Hormuz.
Secondo quanto riportato nel comunicato, le Guardie Rivoluzionarie iraniane (IRGC) avrebbero intercettato e abbattuto un drone MQ-9 Reaper dopo aver rilevato un “aeromobile ostile” in ingresso nello spazio aereo iraniano. La nota aggiunge inoltre che le forze delle IRGC avrebbero aperto il fuoco anche contro un drone RQ-4 e un caccia F-35, accusati di aver violato lo spazio aereo dell’Iran, senza però indicare la data degli episodi.
Bandar Abbas rappresentava il punto perfetto per il messaggio indiretto del presidente americano Donald Trump: le trattative con Teheran devono accelerare. Le questioni che premono maggiormente a Trump sono il programma nucleare iraniano e il trasferimento di parte dei fondi iraniani congelati all’estero. In Qatar sono stanziati 12 miliardi di dollari di asset iraniani. Teheran sembrerebbe avere intenzione di ottenerli nell’ambito di uno stanziamento complessivo di 24 miliardi.
Mojataba Khamenei ha dimostrato di non temere le minacce degli Stati Uniti, ribadendo la possibilità di attaccare altri punti del Medio Oriente strategici per la Casa Bianca. Riguardo al raid ha dichiarato: “L’America non avrà più un punto sicuro per le sue malefatte e per l’installazione di basi militari nella regione”.




