Paxton vince in Texas: Trump consolida il controllo sul Partito Repubblicano
Ken Paxton, procuratore generale del Texas, ha sconfitto il senatore in carica John Cornyn nel runoff delle primarie repubblicane, diventando così il candidato del GOP per il Senato in vista delle elezioni di midterm di novembre. La sua storia è tutt’altro che lineare: nel 2023 la Camera del Texas, a maggioranza repubblicana, lo aveva messo sotto accusa per corruzione e abuso di potere, salvo poi vederlo prosciolto dal Senato statale. A questo si aggiungono una serie di controversie etiche, personali e legali, tra cui un divorzio eclatante. Paxton ha sempre respinto ogni accusa come attacchi politici strumentali, e la sua base elettorale — quella più fedele a Trump — gli ha creduto. Paxton e il suo team sostengono che abbia una capacità unica di energizzare i sostenitori di Trump, che spesso non si recano alle urne negli anni di midterm. È esattamente su questa promessa che ha costruito l’intera campagna.
Il Texas rimane uno degli stati simbolo del progetto politico trumpiano. Trump aveva vinto lo stato con 14 punti di vantaggio nel 2024, eppure il presidente ha scelto comunque di intervenire duramente nella primaria, sfidando l’establishment del proprio partito. In un lungo post su Truth Social, Trump ha definito Paxton “estremamente leale” al movimento MAGA, mentre ha accusato Cornyn di non averlo sostenuto “nei momenti difficili”. Il messaggio è chiaro: in Texas come altrove, la lealtà personale vale più dell’anzianità di servizio o dei voti allineati. Cornyn, pur avendo votato con Trump in quasi il 100% dei casi, vede così concludersi una carriera senatoriale durata 24 anni. La sua sconfitta lo rende il primo senatore repubblicano texano a perdere la nomination del proprio partito per la rielezione.
Sul piano nazionale, questa vittoria ha un peso che va oltre i confini del Lone Star State. Il risultato cementa il ruolo di Trump nel plasmare i candidati repubblicani per le elezioni di midterm 2026, confermando che nessun senatore è al sicuro se ha incrinato — anche solo in passato — il rapporto con la Casa Bianca. Tuttavia la partita di novembre è tutt’altro che chiusa. Il suo avversario democratico, James Talarico, deputato statale di 37 anni, si è già dimostrato una macchina da guerra sul piano finanziario: ha raccolto oltre 27 milioni di dollari solo nel primo trimestre del 2026, contro i 2,2 milioni di Paxton nello stesso periodo. La strategia di Talarico punta a dividere i repubblicani moderati da Trump, cercando di intercettare anche gli elettori indipendenti delusi. I democratici, convinti che Paxton sia battibile a causa dei suoi numerosi scandali, vedono in Texas una delle migliori opportunità per ribaltare il controllo del Senato. Una corsa che si annuncia come una delle più costose e decisive dell’intero ciclo elettorale




