Come si è arrivati all’incriminazione di Raul Castro
La procura federale di Miami ha incriminato Raúl Castro, 94 anni, ex presidente di Cuba e fratello dello storico leader cubano Fidel Castro: pur non avendo più incarichi ufficiali, Raúl è ancora considerato un politico influente nel governo comunista dell’isola. Le accuse? Gli Stati Uniti lo ritengono responsabile dell’abbattimento nel 1996 di due piccoli aerei di un’associazione statunitense che forniva assistenza e soccorso alle persone che scappavano da Cuba via mare. Nell’incidente furono uccisi tre cittadini americani e un uomo cubano residente negli Stati Uniti: i capi di accusa sono di associazione a delinquere finalizzata all’uccisione di cittadini statunitensi, omicidio e distruzione di un aeromobile. Con lui sono imputate altre cinque persone, di cui non è stata diffusa l’identità.
Un’incriminazione federale era stata la base legale utilizzata dall’amministrazione Trump per compiere l’operazione che portò alla cattura di Nicolás Maduro lo scorso gennaio, ma per il momento è improbabile che gli Stati Uniti catturino Castro come hanno fatto con Maduro. L’incriminazione rischia però di compromettere le già complesse trattative con il governo del presidente Miguel Díaz-Canel. Díaz-Canel l’ha definita una manovra politica «priva di ogni fondamento legale», che si basa su una versione «distorta dei fatti». Il governo cubano sostiene che quell’abbattimento avvenne in risposta a una ripetuta violazione del suo spazio aereo e definisce quei voli come compiuti da una organizzazione «narco-terroristica».
L’azione dei giudici statunitensi arriva nel contesto delle sempre più crescenti pressioni degli Usa sul governo di Cuba. Dopo aver deposto il leader venezuelano Maduro lo scorso gennaio, la Casa Bianca ha infatti ordinato un blocco commerciale che ha soffocato le spedizioni di carburante a Cuba, portando a gravi blackout e carenze alimentari. Tuttavia, lo stesso Trump, che non ha mai escluso un’azione militare, ieri ha garantito che “non ci sarà un’escalation”. “Non credo ce ne sia bisogno perché il Paese sta andando a pezzi”, ha detto il presidente Usa, sostenendo che sull’isola mancano cibo ed elettricità.
Più in generale è improbabile che gli Stati Uniti comincino in tempi brevi un’operazione militare contro Cuba. Anzitutto perché le forze americane sono ancora impegnate in Medio Oriente, e non ci sono segnali che si stiano spostando. A Cuba inoltre l’opposizione è praticamente inesistente, a causa di decenni di repressione del regime. Le proteste stanno diventando più frequenti, ma sono comunque sporadiche e soprattutto poco organizzate. Almeno al momento sembra che non ci siano divisioni tali all’interno del regime da consentire l’emergere di una fazione contraria che potrebbe trattare con gli Stati Uniti.




