La guerra ombra nel Golfo: gli Emirati Arabi Uniti e l’escalation contro l’Iran
Per anni gli Emirati Arabi Uniti hanno cercato di mantenere un equilibrio delicato con l’Iran: relazioni economiche e dialogo diplomatico da una parte, cooperazione militare con Stati Uniti e Israele dall’altra. Oggi però quell’equilibrio sembra essersi spezzato.
Secondo diverse ricostruzioni internazionali, Abu Dhabi avrebbe partecipato in modo diretto (anche se mai ufficialmente) alla nuova escalation contro Teheran. Reuters, citando il Wall Street Journal, parla di possibili attacchi segreti emiratini contro infrastrutture iraniane, tra cui una raffineria sull’isola di Lavan nel Golfo Persico.
L’escalation arriva dopo settimane di raid e attacchi con droni contro obiettivi emiratini, con sistemi di difesa aerea attivati ad Abu Dhabi e Dubai. Il rischio, secondo molti analisti, è che la storica rivalità tra Iran ed Emirati si trasformi in uno scontro diretto capace di destabilizzare tutto il Golfo Persico.
Le radici della rivalità
Nonostante i forti rapporti commerciali, Emirati e Iran sono da decenni rivali strategici. Uno dei principali motivi di tensione riguarda il programma nucleare iraniano e il crescente peso politico e militare di Teheran nella regione.
Gli Emirati accusano da tempo l’Iran di sostenere gruppi armati e milizie alleate in Medio Oriente, soprattutto in Yemen, Iraq e Siria. A questo si aggiunge la disputa sulle isole di Abu Musa e delle Tunb, territori controllati dalla’Iran ma rivendicati dagli Emirati fin dagli anni Settanta.
Negli ultimi anni Abu Dhabi ha seguito una linea doppia: mantenere aperti i rapporti economici con Teheran ma rafforzare allo stesso tempo la cooperazione militar con Washington e Israele, soprattutto dopo gli Accordi di Abramo del 2020.
L’escalation del 2025-2026
Tra il 2025 e il 2026 la tensione è cresciuta rapidamente. Attacchi contro infrastrutture energetiche e rotte commerciali nel Golfo hanno aumentato la paura di un conflitto regionale.
Secondo fonti occidentali, l’Iran avrebbe intensificato l’uso di droni e missili attraverso gruppi alleati nella regione. Gli Emirati hanno risposto aumentando il livello di allerta militare e rafforzando i sistemi di difesa.
La svolta più importante è arrivata con le indiscrezioni pubblicate da media internazionali sugli ipotetici attacchi emiratini contro obiettivi iraniani. Reuters riferisce che Abu Dhabi potrebbe aver partecipato ad operazioni segrete contro infrastrutture energetiche di Teheran. Gli Emirati non hanno confermato ufficialmente, ma le accuse mostrano quanto il confronto sia ormai cambiato rispetto al passato.
Secondo diversi analisti, Abu Dhabi teme che l’Iran possa usare la propria rete di alleati armati per colpire infrastrutture strategiche del Golfo. Per questo gli Emirati hanno investito molto nella difesa aerea, nei droni e nell’intelligence.
La strategia militare degli Emirati
Negli ultimi anni gli Emirati hanno costruito uno dei sistemi militari più avanzati del Medio Oriente. Abu Dhabi punta soprattutto sulla tecnologia: difesa antimissile, sorveglianza, guerra elettronica e cooperazione con Stati Uniti e Israele.
L’obiettivo è contrastare le minacce “asimmetriche”, cioè attacchi rapidi e difficili da attribuire come quelli condotti con droni, cyberattacchi o sabotaggi.
Per molti osservatori, il confronto tra Iran ed Emirati è ormai una vera “guerra ombra”: un conflitto non dichiarato, combattuto più attraverso operazioni segrete e pressione strategica che con scontri militari tradizionali.
Le conseguenze geopolitiche
La crisi tra Emirati e Iran potrebbe avere effetti molto pesanti per tutto il Medio Oriente. Il principale timore riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il traffico mondiale di petrolio. Un’escalation militare potrebbe causare forti tensioni sui mercati energetici internazionali.
Il conflitto rischia inoltre di aumentare la divisione della regione: da una parte l’Iran e i suoi alleati, dall’altra Emirati, Stati Uniti e Israele. Anche Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo potrebbero essere coinvolti.
Per ora nessuno dei due Paesi sembra voler arrivare a una guerra aperta. Ma gli eventi degli ultimi mesi mostrano come il confine tra deterrenza e conflitto diretto stia diventando sempre più sottile. In una regione già fragile, anche un singolo incidente potrebbe trasformare la tensione del Golfo in una crisi internazionale molto più ampia.




