Proposte e controproposte: l’Iran respinge il programma statunitense
Il clima teso si espande da Washington fino a Teheran. Donald Trump ha rifiutato la controproposta iraniana per porre fine alla guerra, provocando un prolungamento della situazione di stallo nello stretto di Hormuz, che continua a piegare i mercati energetici mondiali. All’inizio delle trattative, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva dichiarato: “Non chineremo mai la testa davanti al nemico e, se si parla di dialogo o di negoziato, ciò non significa resa o ritirata”. L’alto malcontento di Trump a seguito delle trattative ha trovato sfogo su Truth, dove ha definito la proposta di Teheran “assolutamente inaccettabile”.
La proposta statunitense
Le agenzie internazionali parlavano di un avvicinamento delle due parti alla conclusione del conflitto attraverso un documento di 14, alcune fonti sostengono 15 punti. Nell’accordo era richiesto all’Iran l’impegno a interrompere l’arricchimento dell’uranio per almeno 12 anni e a non sviluppare armi nucleari. In quel caso, gli Stati Uniti avrebbero revocato le sanzioni, dando il via a 30 giorni di navigabilità nello Stretto entro 30 giorni dalla firma dell’accordo.
Inoltre, Washington richiedeva un aumento dei controlli, che avrebbero portato a grandi limitazioni al programma nucleare iraniano. Tuttavia, il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, ha smentito le trattative in corso su un piano nucleare, affermando che l’accordo si occupasse esclusivamente del termine della guerra.
“L’inaccettabile” controproposta iraniana
Teheran avrebbe inviato a Washington la controproposta tramite il Pakistan. Nel documento avrebbe richiesto che la prima fase dei negoziati con gli Stati Uniti si dedicasse alla “sicurezza marittima” nello Stretto di Hormuz. Solo a quel punto sarebbero potute incominciare le trattative su questioni più ampie, incluso il programma nucleare ancora in discussione.
Un altro fattore centrale della controproposta sarebbe stata la fine della guerra su tutti i fronti del Medio Oriente, a partire dal Libano. In queste ultime settimane, Beirut ha subito dei massicci attacchi israeliani su terra. Teheran avrebbe insistito sulle riparazioni di guerra, sulla piena sovranità sullo Stretto di Hormuz, sulla fine delle sanzioni e sullo sblocco dei beni iraniani congelati.
Il mancato accordo continua così ad alimentare una crisi che non riguarda soltanto Stati Uniti e Iran, ma l’intero equilibrio regionale e commerciale globale. Lo Stretto di Hormuz resta il centro della contesa geopolitica.




