Al Faw, il porto che vuole riscrivere la mappa del commercio mondiale
Nel sud dell’Iraq, dove il fiume Shatt al-Arab incontra le acque del Golfo Persico, sta prendendo forma uno dei cantieri più straordinari del pianeta. Si chiama Al Faw Grand Port, sorge nella provincia di Bassora e, quando sarà completato, sarà il porto più grande del mondo arabo, superando persino il celebre Jebel Ali di Dubai.
Parliamo di un’infrastruttura da 5 miliardi di dollari, progettata per movimentare fino a 99 milioni di tonnellate di merci all’anno a pieno regime, anche se il dato che ha già fatto il giro del mondo è un altro, poiché il frangiflutti principale, lungo 14,5 chilometri, è entrato ufficialmente nel Guinness dei primati come il più lungo mai costruito. La sua funzione è quella di proteggere l’intera area portuale dal moto ondoso e dalle correnti del Golfo, garantendo acque calme per le operazioni di attracco per favorire le navi di grandi dimensioni. La prima fase dei lavori, avviata nel 2020 con la partecipazione del colosso coreano Daewoo E&C e la consulenza tecnica dell’italiana Technital, è già operativa, per cui i cinque moli principali sono stati inaugurati tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025.
Tuttavia, costruire un porto gigantesco in questa zona non è stata un’impresa semplice, infatti il terreno della penisola di Al-Faw è fatto di depositi alluvionali, con sabbie soffici poco adatte a reggere strutture pesanti, ragion per cui gli ingegneri hanno dovuto consolidarlo con tecniche avanzate, tra cui il “Deep Soil Mixing”, e cioè mescolando il suolo in profondità con leganti speciali che lo rendono più compatto e resistente.
Un’altra sfida riguarda poi la sedimentazione, dato che due grandi fiumi scaricano continuamente sabbia in quest’area, riducendo la profondità del mare. Per questo il fondale è stato dragato fino a 19,5 metri ed è stato realizzato un canale di 23 chilometri che collega il porto alle acque più profonde del Golfo, così da poter accogliere anche le navi portacontainer di ultima generazione. Infine, in corso di realizzazione c’è anche un tunnel sottomarino sotto il canale di Khor Al-Zubair, che sarà costruito per elementi prefabbricati, affondati e assemblati sul posto, così da non disturbare il traffico navale durante i lavori.
Il progetto per gli anni a venire è strutturato in tre grandi tappe. Tra il 2025 e il 2030 prenderà forma il cosiddetto “Canale Secco”, una rete integrata di autostrade e ferrovie che collegherà il porto fino al confine turco, trasformando l’Iraq in un nodo di transito strategico tra l’Asia e l’Europa, alternativo alle rotte marittime più congestionate. Poi, dopo il 2030 e fino al 2038 è prevista la fase di sviluppo massimo: fino a 90 moli operativi, banchine dotate di sistemi automatizzati per lo scarico dei container e il raggiungimento della piena capacità produttiva.
Se si considera che l’Iraq dipende oggi quasi interamente dalle entrate petrolifere e, per i propri scambi commerciali, si appoggia in larga parte ai porti dei Paesi vicini, è chiaro come l’impatto di questo progetto vada ben oltre la logistica. Al Faw permetterà di incassare diritti di transito, sviluppare zone industriali nell’area circostante e diversificare la propria economia in modo strutturale.




