Serve solo un post per incriminare James Comey, ex direttore dell’Fbi
Ai tempi della seconda amministrazione Trump, anche un equivoco può metterti a rischio. E’ stato annunciato un mandato d’arresto per James Comey, ex direttore dell’Fbi, a causa di un post su Instagram. Il suo contenuto sono dei numeri scritti sulla sabbia con dei gusci di conchiglie: 86 47. Apparentemente privi di significato, ma non per la Casa Bianca. Il numero 47, secondo l’avvocato del tycoon Todd Blanche, sarebbe un riferimento a Trump in quanto 47esimo presidente americano. Invece, il numero 86 è utilizzato nell’ambito della ristorazione per dire “eliminare una voce dal menu”. Due numeri hanno portato, o almeno apparentemente, Comey a venir accusato di minacce di morte al presidente.
Le divergenze tra l’accusa e la legge americana
Servono tre requisiti, secondo gli Stati Uniti, per incriminare qualcuno per minacce di morte: intento esplicito, direzionalità e credibilità della minaccia. Di fronte a una foto con dei numeri composti sa conchiglie, inoltre dopo che Comey ha smentito il messaggio minatorio, sarà un’impresa per i pubblici ministeri dimostrare la colpevolezza dell’ex direttore dei servizi segreti.
Sulla vicenda si è espressa sulla vicenda Mary Anne Franks, docente di diritto alla Washington University: “una dichiarazione molto ambigua, nella migliore delle ipotesi” ha dichiarato, in merito al post. In aggiunta, una recente giurisprudenza della Corte Suprema, i pm dovrebbero dimostrare che Comey fosse consapevole di aver potuto intimorire il destinatario della minaccia.
Un altro fattore a favore di James Comey sarebbe la punta di piramide delle fonti giuridiche americane: la costituzione, in particolare il suo primo emendamento. Il primo emendamento che garantisce la libertà di espressione, anche nelle opinioni più estreme. A questo punto, Trump e la Corte Suprema, si trovano di fronte a un bivio giudiziario. In contrasto alla legge, alla costituzione e soprattutto i media.
Il rapporto tra Trump e Comey nel costo degli anni
Le divergenze tra il tycoon e Comey risalgono alla prima amministrazione Trump. Il presidente corrente, nonché lo stesso del 2016, aveva confermato Comey nel 2017 come direttore del Bureau, nomina ricevuta da Barack Obama nel 2013. Solo pochi mesi dopo, Trump cambiò idea, licenziandolo.
Il pretesto sarebbe stato il rifiuto di Comey di smettere di indagare sulle interferenze russe durante la campagna presidenziale. Nonostante Comey stesso ad riaprire pubblicamente il caso dei server privati di Clinton, quando Trump lo accusava di non aver seguito rigorosamente il caso Clinton, scatenando un calo nelle preferenze che ebbe un peso determinante alla prima vittoria di Trump.
Il 2025 è stato l’anno incriminazione di Comey, accusato di falsa testimonianza e ostruzione della giustizia in merito a un’udienza congressuale sul Russiagate. Ma a novembre dello scorso anno, il caso è stato archiviato, dopo il rilievo di irregolarità nella nomina del procuratore, vicino a Trump Lindsey Halligan.




