Trump usa le Falkland come arma contro Londra
Un’indiscrezione attribuita a fonti del Pentagono e riportata da Reuters suggerisce che l’amministrazione guidata da Donald Trump stia valutando possibili misure di pressione nei confronti di alcuni alleati NATO ritenuti poco allineati alla strategia americana in Medio Oriente. Tra le ipotesi circolate, figurano scenari ad alto impatto politico e simbolico, come una revisione dei rapporti con la NATO e un possibile riposizionamento sulla storica disputa delle Isole Falkland.
In particolare, secondo queste ricostruzioni, che non trovano al momento conferme ufficiali, gli Stati Uniti potrebbero valutare forme di pressione indiretta su Londra anche attraverso un diverso approccio diplomatico alla questione delle isole, rivendicate dall’Argentina come Malvinas. Un’eventuale mossa in tal senso avrebbe implicazioni politiche rilevanti sia nei confronti del Regno Unito sia nei rapporti con il presidente argentino Javier Milei, che sostiene la rivendicazione argentina pur escludendo il ricorso alla forza.
Dal canto suo, il governo britannico guidato da Keir Starmer ha ribadito più volte una posizione ferma: la sovranità sulle isole appartiene al Regno Unito e il principio di autodeterminazione degli abitanti resta centrale. Nel referendum del 2013, il 99,8% dei votanti si espresse infatti a favore del mantenimento dello status di territorio britannico d’oltremare, con un’affluenza superiore al 90%.
Le Isole Falkland sono sotto controllo britannico dal 1833 e rappresentano da decenni uno dei principali contenziosi tra Londra e Buenos Aires. Nel 1982, durante la Guerra delle Falkland, l’Argentina occupò militarmente l’arcipelago, provocando la reazione del governo britannico allora guidato da Margaret Thatcher. Il conflitto durò 74 giorni e si concluse con la vittoria del Regno Unito, causando la morte di 255 militari britannici e 649 argentini.
Oggi la questione si muove su un piano prevalentemente diplomatico; gli Stati Uniti, che nel 1982 sostennero Londra con supporto logistico e di intelligence, mantengono ufficialmente una posizione di equilibrio, pur riconoscendo di fatto l’amministrazione britannica sulle isole. Eventuali cambiamenti in questa linea rappresenterebbero una significativa discontinuità strategica.
Per quanto riguarda la NATO, fonti dell’Alleanza ricordano che il trattato non prevede meccanismi formali di sospensione o espulsione dei membri, rendendo ipotesi di questo tipo difficilmente praticabili sul piano giuridico. Parallelamente, le Nazioni Unite classificano le Falkland come territorio non autonomo e invitano da tempo Regno Unito e Argentina a trovare una soluzione negoziata, senza tuttavia riconoscere formalmente la sovranità di una delle due parti.
In questo contesto, eventuali sviluppi nelle relazioni tra Washington e Londra verrebbero osservati con particolare attenzione anche alla luce dei più ampi equilibri geopolitici. Al momento, tuttavia, le ipotesi circolate restano allo stato di indiscrezioni non confermate e non si registrano decisioni ufficiali in tal senso.




