Gli stretti indispensabili: i più importanti canali al mondo e il loro ruolo sulla scena internazionale
Tutti noi siamo consapevoli dell’importanza degli stretti negli equilibri geopolitici. Essi rappresentano punti di contatto tra paesi diversi. Ma soprattutto sono snodi fondamentali per il passaggio di persone, materiali e risorse.
Nel nostro paese appena si parla di stretti viene di pensare a Messina, e in particolare alle annose questioni inerenti alla realizzazione del ponte per collegarlo alla penisola.
Ma ben altri, e ben più importanti sono i canali a rivestire ruoli d’importanza nell’economia e nella politica mondiale. Attori protagonisti della scena internazionale che andremo a snocciolare in questo approfondimento.
Lo stretto di Hormuz, il centro nevralgico dei conflitti attuali
Attualmente al centro dei riflettori a causa della recente escalation militare tra USA, Israele e Iran. Esso bagna a nord le coste dell’Iran e a sud quelle dell’Oman, e si estende per circa 60 chilometri di lunghezza e 33 di larghezza nel suo punto più stretto.
Circa 20 milioni di dollari di petrolio attraversano lo stretto ogni giorno, oltre che circa il 20% del gas naturale liquefatto al mondo. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq fanno uso quasi esclusivamente dello stretto di Hormuz per esportare il proprio petrolio, principalmente verso le grandi potenze asiatiche come India e Cina.
A causa del recente conflitto, i traffici navali sono stati immediatamente limitati dall’Iran (il quale ha sempre esercitato un controllo diretto sullo stretto e sulle suoi flussi commerciali rispetto al ben più diplomatico Oman). Le conseguenze non hanno tardato a farsi sentire. La presenza di navi nello stretto è calata del 40-50%. Logicamente il prezzo del petrolio è aumentato nel giro di poche ore. Sebbene l’Europa sia meno dipendente rispetto all’Asia dalle esportazioni di petrolio dai paesi arabi, un aumento dei prezzi del petrolio colpisce tutti nel mondo, cosa che qui in Italia abbiamo già iniziato a scontare.
Ora, la durata questo periodo di instabilità economica ed energetica dipenderà direttamente da quanto durerà la crisi diplomatica e militare in Medio Oriente. Una situazione difficile da gestire, e ancora di più da prevedere.
Lo stretto di Bosforo, un ponte tra Oriente e Occidente
Braccio d’acqua al centro di Istanbul, collega il Mar Nero al Mar di Marmara, e rappresenta un confine naturale tra Europa e Asia. Lungo circa 30 chilometri, non rappresenta solo un punto di scambio commerciale, ma anche culturale. In generale ha ricoperto un ruolo fondamentale nella storia della Turchia per tutte le fasi della sua storia, dall’Impero Bizantino a quello Ottomano.
Fin dall’antichità un punto di snodo fondamentale per i traffici mercantili proveniente dall’Egeo e dal Mar Nero, assunse un ruolo ancor più preponderante dopo la conquista di Costantinopoli da parte dell’Impero Ottomano, in particolare con la costruzione della fortezza di Rumeli Hisari, che garantiva a questo un controllo ancor più diretto sul braccio di mare.
Con la convenzione di Montreux del 1936, la Turchia si è vista assegnare il controllo dei traffici sullo stretto di Bosforo, acquisendo così il dominio su una delle principali rotte al mondo.
Il Canale di Suez, un capolavoro di ingegneria idraulica
Punto di collegamento tra il Mar Mediterraneo e il Mar Rosso, venne inaugurato il 17 novembre 1869 per facilitare gli scambi commerciali tra Europa e Africa, risparmiando alle navi la circumnavigazione di quest’ultimo continente.
Il Canale di Suez venne realizzato scavando 74 milioni di metri cubi di terreno, collegando l’istmo di Suez al Mediterraneo. Un’impresa titanica sostenuta da Francia e Inghilterra, basandosi sul progetto dell’architetto italiano Luigi Negrelli. Attualmente le sue misure sono di 193 chilometri di lunghezza, 24 metri di profondità e larghezza tra i 205 e i 225 chilometri.
Esso gestisce circa il 12% del traffico navale mondiale, con un traffico medio di circa 51 navi al giorno. La massima capacità del canale è di 70 navi al giorno, motivo per cui incagli e congestioni non sono rari. Per questa ragione sono attualmente in corso ulteriori lavori per aumentarne profondità e larghezza.
Bab el-Mandeb, la porta delle lacrime
Noto con questo soprannome a causa delle numerose difficoltà nel navigarlo nei tempi antichi, separa il Corno d’Africa dalla parte meridionale della Penisola Arabica. Largo 20 miglia e lungo 70 rappresenta il punto d’ingresso al Mar Rosso dall’Oceano Indiano, bagnando Eritrea, Gibuti e Yemen.
Braccio di mare attraversato da circa un quarto del traffico commerciale mondiale, è divenuto celebre alle cronache più recenti per le minacce da parte del gruppo degli Houthi di prendere di mira le navi al suo interno nel 2023. Gli Houthi sono un gruppo ribelle yemenita sciita che si oppone al governo ufficiale sunnita, sostenuto finanziariamente dall’Iran, le cui azioni a Bab el-Mandeb sono una forma di sostegno ad Hamas, attualmente impegnato nella guerra a Gaza.
Bab el-Mandeb avrebbe rivestito un ruolo importante per gli equilibri mondiali fin dalla preistoria. Secondo la maggior parte dei paleontologi infatti, l’Homo Sapiens si sarebbe sviluppato nell’Africa Orientale per poi diffondersi attraverso l’Asia nel resto del mondo. Per questa ragione è plausibile che Bab el-Mandeb abbia costituito il punto di passaggio principale per la diffusione del genere umano.
Oresund, il collegamento tra Danimarca e Svezia
Dal Medio Oriente al Nord Europa.
Lungo circa 118 chilometri, largo tra i 4 e i 28, e costellato di isole come Ven, Amager e Salthom, separa l’isola danese della Selandia dalla regione svedese della Scania. Nel Medioevo, i sovrani danesi imposero il Sound Dues, un pedaggio marittimo da pagare per poter attraversare Oresund. Ciò garantiva alla Danimarca consistenti entrate economiche e il controllo diretto sui traffici, ulteriormente consolidato dalla realizzazione delle fortezze di Helsingor e Helsingborg.
Tale pedaggio venne abolito solo nel 1857, con la Convenzione di Copenhagen, la quale fece di Oresund una via aperta per il commercio internazionale.
Lo stretto di Oresund è a sua volta attraversato da un ponte sospeso, il quale include un tratto in tunnel, detto Drogden. Questo è lungo circa 7.845 chilometri e alto 57 metri per favorire il passaggio delle navi. Il punto di passaggio tra ponte e tunnel è segnato dall’isola artificiale di Peberholm, realizzata con i materiali derivati dalla costruzione dello stesso tunnel e divenuta una riserva naturale di flora e fauna.
Il Canale della Manica, le bianche scogliere di Dover
Forse il più celebre degli stretti di questo approfondimento.
lungo 560 km e largo tra 240 e i 34 km, separa la Gran Bretagna dal resto d’Europa, e collega il Mare del Nord all’Oceano Atlantico.
La Manica ha sempre rappresentato una difesa naturale per l’Isola Britannica dai suoi nemici, senza tuttavia impedirle di intervenire nei conflitti europei. Dalla Conquista normanna all’Armada spagnola, passando per la battaglia di Portland, il canale è stato spesso teatro di battaglie e azioni militari, ma anche di scambi commerciali e culturali già nella storia antica.
Persino William Shakespeare ne decantò l’importanza difensiva nel suo Riccardo III.
Ad oggi, La Manica è una delle rotte marittime più trafficate al mondo. Lo scambio di merci e persone è ulteriormente favorito dalla realizzazione di un tunnel ferroviario sottomarino che collega la sponda britannica a quella francese, attivo fin dal 1994.
Lo Stretto di Magellano, nella Terra del Fuoco
Come tiene a ricordarci anche Francesco Gabbani, questo tratto di mare prende il nome da Ferdinando Magellano, esploratore portoghese che lo scoprì nel 1520.
Esteso per circa 200 km, esso separa la costa meridionale del Cile dall’arcipelago noto come Terra del Fuoco.
Nonostante sia considerato da sempre una rotta impervia a causa del clima difficile da prevedere, è stata a lungo considerata la rotta più sicura per passare dall’Oceano Atlantico al Pacifico. La presenza dell’arcipelago a sud infatti, preserva le navi dai pericoli delle acque più vicine all’Antartide. Tra questi possiamo contare iceberg, ghiacciai e correnti turbolente.
Lo stretto di Bering, il punto più a est (e a ovest) del mondo
Un altro stretto con un ruolo cruciale nella storia dell’umanità.
Largo circa 82 km, collega il Mare dei Ciukci a nord con il Mare di Bering a Sud. Esso costituisce un passaggio naturale tra Asia e America, collegando direttamente la Russia con l’Alaska.
Si ritiene dunque che esso sia stato attraversato dai primi sapiens nell’epoca delle glaciazioni, consentendo così all’umanità di diffondersi nel continente americano.
Lo stretto di Bering dunque non solo è un tratto fondamentale per gli scambi commerciali tra due continenti diversi. Esso è prima di tutto una zona cruciale per le migrazioni di tutte le specie, non ultima quella umana.
Il Canale di Panama, l’obiettivo di Trump
E infine l’altro grande canale artificiale della nostra lista.
Esteso per circa 82 km, venne realizzato per facilitare il passaggio tra i due oceani evitando la circumnavigazione del continente Sud Americano. I primi a pensare alla realizzazione del suddetto canale, furono gli spagnoli nel sedicesimo secolo, ma solo nel diciannovesimo ebbe luogo un primo, fallimentare tentativo di realizzare l’impresa. Questo tentativo fu ad opera di Ferdinand de Lesseps, supervisore del completamento del già citato Canale di Suez.
Solo nel 1914 gli Stati Uniti riuscirono ad ultimare l’opera dopo dieci anni di lavori. Tuttavia il 31 dicembre 1999 il controllo del canale passò definitivamente a Panama.
Oggi il Canale di Panama gestisce il 5% del traffico mercantile mondiale, ed è perciò naturale che esso faccia gola a molte potenze mondiali. Nel 2024 fecero scalpore le dichiarazioni di Donald Trump, il quale annunciò di voler riprendere il controllo dello stretto, affermando che questo stava cadendo sempre di più sotto l’influenza della Cina.
A ciò rispose duramente il presidente José Raùl Mulino, il quale respinse duramente le accuse di Trump, ribadendo la propria neutralità e il trattamento egualitario riservato a tutte le nazioni del mondo. Una questione spinosa, che però, a causa delle tensioni in Medio Oriente, sembra essere passata sempre più in secondo piano.




