Washington allenta le sanzioni sul petrolio russo per frenare l’impennata dei prezzi

Con il prezzo del petrolio tornato sopra i 100 dollari al barile dopo il blocco dello stretto di Hormuz, l’amministrazione Trump ha deciso di sospendere per un mese —dal 12 marzo all’11 aprile 2026—le sanzioni sul petrolio russo.
L’iniziativa americana mira a contenere i prezzi del petrolio aumentando l’offerta sul mercato. A comunicarlo è stato Scott Bessent, Segretario del Tesoro statunitense, che ha precisato come si tratti di una misura mirata e temporanea. La deroga riguarda esclusivamente il petrolio già in transito: secondo i dati citati dal New York Times si tratta di circa 130 milioni di barili. L’obiettivo, ha spiegato Bessent, è evitare un’immediata tensione sui mercati energetici senza offrire un vantaggio significativo al governo russo. Mosca ricava infatti la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse applicate nel punto di estrazione. Secondo il Financial Times, il recente rialzo dei prezzi del greggio starebbe già garantendo alla Russia entrate aggiuntive fino a 150 milioni di dollari al giorno.
L’inviato russo Kirill Dmitriev ha commentato la decisione sostenendo che il mercato energetico globale non possa rimanere stabile senza il petrolio russo. “Gli Stati Uniti stanno riconoscendo l’ovvio: senza il petrolio russo il mercato energetico globale non può rimanere stabile”, ha dichiarato. Dmitriev ha inoltre affermato che, qualora la crisi economica dovesse aggravarsi, aumenterebbero le probabilità di un ulteriore allentamento delle restrizioni sui vettori energetici russi, “nonostante la resistenza di una parte della burocrazia di Bruxelles”.
La scorsa settimana Washington aveva già introdotto un’esenzione temporanea per consentire all’India di riessere il greggio russo rimasto bloccato in mare. La decisione aveva suscitato irritazione tra i funzionari europei e, a Bruxelles, diversi esponenti delle istituzioni comunitarie hanno ribadito che l’Unione Europea non intende modificare la propria linea sulle sanzioni. “Il contrario sarebbe autolesionista”, ha dichiarato il commissario europeo per l’economia Valdis Dombrovskis. “Dal punto di vista dell’Unione Europea la situazione è molto chiara: dobbiamo continuare a esercitare la massima pressione sulla Russia. L’attuale impennata dei prezzi dell’energia potrebbe già fornire a Mosca entrate inattese”.
La scelta americana ha suscitato critiche anche sul fronte interno. Alcuni esponenti democratici al Senato hanno accusato l’amministrazione Trump di aver indebolito uno dei principali strumenti di pressione economica contro il Cremlino. Edward Fishman, esperto di sanzioni e analista del Council on Foreign Relations, ha avvertito che la decisione rischia di annullare una parte consistente della pressione economica esercitata negli ultimi anni sulla Russia. La Casa Bianca sostiene tuttavia che la priorità immediata sia evitare uno shock energetico globale. Il brusco rialzo dei prezzi del petrolio ha infatti costretto molti governi ad adottare misure di emergenza. L’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) ha annunciato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, mentre diversi Paesi tra Oceania e Asia hanno avviato iniziative analoghe.
Diversi Paesi tra Oceania e Asia hanno adottato misure straordinarie. L’Australia rilascerà carburante dalle riserve strategiche e ha temporaneamente allentato gli standard di qualità. Il Giappone metterà sul mercato 80 milioni di barili, mentre la Corea del Sud —per la prima volta in trent’anni— ha introdotto un tetto massimo ai prezzi della benzina. Anche India, Bangladesh e Pakistan stanno preparando misure di emergenza per contenere i consumi energetici.
La decisione dell’amministrazione Trump appare quindi dettata più dalla necessità di stabilizzare i mercati energetici che da un cambiamento strategico nella politica americana nei confronti di Mosca. Resta tuttavia incerto per quanto tempo questa misura rimarrà davvero temporanea. Diversi analisti temono infatti che, se la guerra e la crisi energetica dovessero prolungarsi, la deroga potrebbe essere estesa trasformando di fatto di un indebolimento duraturo del regime di sanzioni contro la Russia. Uno scenario che lo stesso Dmitriev considera sempre più probabile e che rischierebbe di segnare il primo vero allentamento del regime di sanzioni occidentali contro Mosca dall’inizio della guerra.




