Epstein files: scomparsi documenti inerenti alla denuncia per molestie sessuali ai danni di Donald Trump
Gli Epstein files continuano a sollevare controversie tanto per quello che rivelano quanto per quello che nascondono. In quest’ultimo gruppo, come rivelato dal New York Times, vi sarebbe materiale inerente ad accuse di violenze sessuali ai danni di Donald Trump.
I materiali in questione sarebbero dei sommari delle dichiarazioni rilasciate all’FBI da una donna che nel 2019, dopo l’arresto di Jeffrey Epstein, ha accusato il finanziere e l’attuale presidente degli Stati Uniti di aver abusato di lei verso la metà degli anni ’80, quando era ancora minorenne.
L’esistenza dei documenti in questione è confermata da un elenco relativo al materiale investigativo riguardante la donna, il quale invece è stato pubblicamente rilasciato: stando al suddetto indice, l’FBI sarebbe in possesso delle trascrizioni di quattro interrogatori condotti dal bureau alla donna che ha mosso le accuse.
Di queste quattro trascrizioni, ne è stata rilasciata solo una.
Il Dipartimento di Giustizia non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali sui materiali mancanti, parlando genericamente di “indagini federali ancora in corso.”
Quelle nei confronti di Trump sono parte di un gran numero di accuse non confermate verso di svariate figure di rilievo, contenute tra i documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia.
Alla loro pubblicazione, l’FBI ha sottolineato come parte del materiale fosse inerente ad accuse “false ed infondate” nei confronti del Presidente Trump, il quale a propria volta ha negato categoricamente la veridicità delle accuse.
I documenti mancanti hanno riacceso il dibattito sulla gestione della pubblicazione degli Epstein Files da parte del Dipartimento di Giustizia, approvata dal Presidente Trump dopo le forti pressioni da parte del Congresso degli Stati Uniti.
Secondo la legge, il Dipartimento sarebbe stato autorizzato a editare i file per nascondere materiale grafico, elementi che potessero in qualche modo violare la privacy delle vittime o che potessero essere d’intralcio ad indagini attualmente in corso, ma non materiale che potesse danneggiare la reputazione di figure pubbliche.
Svariati giuristi e vittime di Epstein avrebbero aspramente criticato il rilascio dei file, in quanto diversi contenuti grafici (in particolare nudità di giovani donne) ed elementi che permettono di risalire all’identità delle vittime, sarebbero rimasti visibili.
La donna che ha mosso le accuse a Trump si è fatta avanti nel luglio del 2019, dopo l’arresto di Epstein, venendo intervistata dal bureau per ulteriori tre volte tra agosto e ottobre dello stesso anno, ma il contenuto delle suddette interviste non è stato rilasciato.
L’unico file pubblicato consiste in un profilo della donna, nelle sue dichiarazioni su come sarebbe stata introdotta da Epstein a Trump a metà degli anni ’80, e su come questi avrebbe abusato di lei nel corso dei suddetti incontri, ma non è presente nessuna valutazione da parte dell’FBI sulla credibilità o meno delle suddette dichiarazioni.
Si presume che più di 50 pagine inerenti alla vicenda siano assenti dal materiale ufficialmente rilasciato.
“Documenti che sono elencati, che dovrebbero essere inclusi, che sono citati in altri documenti, non si trovano nei fascicoli.”
Queste le dichiarazioni di Robert Garcia, principale democratico della Commissione di Controllo della Camera, il quale asserisce che il materiale in questione non sarebbe stato passato dal Dipartimento di Giustizia nemmeno al suddetto organo.
I democratici starebbero inoltre pianificando di condurre essi stessi un’indagine sui file.
Nel documento reso pubblico, la presunta vittima asserisce di non aver saputo l’identità completa di Jeffrey Epstein fino al 2019, quando un suo amico le mandò una sua foto tramite cellulare e lei riconobbe l’uomo che anni prima la violentò.
Nella suddetta immagine, che la donna avrebbe mostrato all’FBI, Epstein apparirebbe accanto a Donald Trump, e quando gli agenti le avrebbero chiesto se potessero scattarne una foto, lei avrebbe acconsentito, a patto che il presidente venisse tagliato via, in quanto spaventata da possibili ripercussioni.
Le circostanze della violenza sarebbero state raccontate nel corso della stessa intervista: quando era ancora un’adolescente, nel Sud Carolina, la vittima venne assunta come babysitter in una casa a Hilton Head Island, ma una volta arrivata sul posto tutto ciò che trovò fu un uomo di nome Jeff, il quale prima la drogò tramite alcool, marijuana e cocaina, e poi approfittò di lei numerose volte.
Non sappiamo cosa sia emerso sulla veridicità o meno delle accuse nei successivi tre incontri, ma sappiamo che la donna ha intentato una causa verso il patrimonio di Epstein nel 2019, per poi ritirare la sua richiesta.
Non è dato sapere se abbia ricevuto un qualche tipo di finanziamento, ma stando ad un documento legale del 2021, il risarcimento da un fondo istituito per le vittime di Epstein le sarebbe stato negato.




