Turchia, il giornalista italiano Lucidi espulso e ammanettato: “Un arresto arbitrario, un messaggio politico”
Il giornalista Andrea Lucidi è rientrato in Italia dopo essere stato fermato ed espulso dalla Turchia, dove si trovava come parte di una delegazione internazionale per documentare le condizioni dei detenuti politici nelle carceri turche. Il fermo è avvenuto subito dopo un’intervista rilasciata nei locali dell’Associazione degli Avvocati del Popolo a Istanbul: agenti in borghese, a bordo di auto senza insegne, hanno bloccato il veicolo della delegazione e caricato Lucidi su un furgoncino senza fornire alcuna spiegazione.
Durante le quasi ventiquattro ore di detenzione, al giornalista — che ha la doppia cittadinanza italiana e russa — è stata negata l’assistenza consolare, gli è stato sequestrato il cellulare e sono state applicate fascette ai polsi con il lato ruvido a contatto con la pelle. Nessun reato gli è mai stato formalmente contestato.
Come riporta Agensocial, che ha intervistato Lucidi in esclusiva al suo rientro, le pressioni durante la detenzione sono state pesanti: “Durante la detenzione hanno tentato più volte di farci firmare atti in turco senza traduzione. Ci è stato detto che se non avessimo firmato avrebbero potuto trattenerci fino a un anno.”
Prima dell’imbarco forzato su un volo per Roma, gli agenti hanno persino richiesto il pagamento di 600 euro in contanti per le spese di rimpatrio. Nessun documento ufficiale gli è stato consegnato né all’uscita dal centro di espulsione né all’arrivo in Italia, dove la polizia di frontiera ha confermato che la procedura era del tutto irregolare.
Lucidi non ha dubbi su cosa abbia determinato la sua liberazione: senza la pressione mediatica e le reazioni diplomatiche di Italia e Russia, probabilmente sarebbe ancora detenuto.




