Iran-USA. Colloqui a Ginevra sul nucleare

A Ginevra oggi sembra essersi mosso qualcosa: il solitamente accorto ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di “progressi positivi” dopo tre ore di colloqui indiretti, in cui il tema centrale era il nucleare, con Steve Witkoff e Jared Kushner, sotto la mediazione dell’Oman. E i “progressi” sono stati confermati da Washington, che però non ha speso aggettivi. “È stata raggiunta un’intesa sui principi guida generali di un accordo. Si è deciso di lavorare su testi che poi ci scambieremo e sarà fissata un’altra data per il terzo round di negoziati”, ha riferito Araghchi.
“Le discussioni sono state più serie rispetto al precedente incontro e l’atmosfera era costruttiva”, ha assicurato. “I progressi non significano che si raggiungerà presto un accordo, ma il percorso è iniziato”, ha tenuto a sottolineare. E parlando alla conferenza delle Nazioni Unite sul disarmo, Araghchi è tornato su quello che da sempre Teheran assicura essere un punto fermo: “L’Iran ha sempre perseguito un percorso pacifico nell’ambito dell’energia nucleare e non intende acquisire armi nucleari”, ha scandito nel suo intervento. E questo perché “le armi nucleari costituiscono la più grande minaccia per l’umanità” e il mondo dovrebbe unirsi per smantellare tutti gli arsenali.
I segnali positivi sono stati confermati anche dal mediatore omanita, il ministro degli Esteri Badr Al Busaidi, che ha parlato di “buoni progressi” a Ginevra, anche se “c’è ancora molto lavoro da fare e le parti se ne sono andate con chiari passi da compiere prima della prossima riunione”. Sulla stessa linea gli americani, ma più cauti. “Sono stati fatti progressi nei colloqui con l’Iran, ma ci sono ancora molti dettagli da discutere”, ha spiegato una fonte dell’amministrazione ad Axios. “Gli iraniani hanno detto che torneranno nelle prossime due settimane con proposte dettagliate per colmare alcune delle distanze rimanenti tra le nostre posizioni”, ha aggiunto.
Dunque l’ipotesi di un conflitto in Iran non è certo scongiurata per tre ore di colloqui. E Teheran per prima lo ha confermato, non senza mettere in guardia ancora una volta dai rischi. “L’Iran si difenderà da qualsiasi minaccia e azione aggressiva”, ha avvertito Araghchi, “le conseguenze di azioni sconsiderate non saranno limitate ai confini dell’Iran”. Lo aveva chiarito già in mattinata, mentre le delegazioni si vedevano al consolato omanita, l’ayatollah Ali Khamenei con la sua minaccia di “schiaffeggiare” duramente gli Stati Uniti e il presidente Donald Trump. “Lui dice: ‘Abbiamo l’esercito più forte del mondo’; l’esercito più forte del mondo può talvolta subire un colpo così duro da non riuscire a rialzarsi”, ha ammonito, “una nave da guerra è pericolosa, ma ancora più pericolosa è l’arma che può farla affondare”.
Finora ufficialmente l’Iran si è rifiutato di discutere di qualsiasi argomento che non sia il suo programma nucleare. E Washington ufficialmente ha dato mostra di voler andare avanti. Senza nascondere di non avere grandi aspettative. “Nessuno è mai riuscito a raggiungere un accordo di successo con l’Iran, ma ci proveremo”, ha detto il segretario di Stato americano, Marco Rubio, “il Presidente preferisce sempre esiti pacifici”. Trump, secondo cui “un cambio di regime sarebbe la cosa migliore per l’Iran”, ha tenuto a far sapere che avrebbe seguito personalmente i negoziati, in contatto con il suo inviato Witkoff e il genero Kushner.



