L’Europa deve affrancarsi dalla dipendenza da droni cinesi

Lo scorso dicembre, la statunitense Federal Communications Community ha annunciato che avrebbe sospeso l’approvazione per la vendita nazionale di tutti i nuovi modelli di droni e delle loro componenti di produzione estera, affermando che rappresentavano “rischi inaccettabili per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.
Sebbene la misura non si applicasse ai modelli di droni ad uso amatoriale già esistenti, come il popolare Mavic 3 prodotto dalla cinese DJI, avrebbe sancito il divieto effettivo di importazione di tutti i nuovi sistemi di droni prodotti al di fuori degli Stati Uniti.
Ma poche settimane dopo, la FCC ha annunciato esenzioni per alcuni droni prodotti in Europa così come per le aziende americane che producevano i loro droni fuori dagli Stati Uniti.
Subito dopo, il Dipartimento del Commercio ha ritirato la sua proposta di vietare l’ingresso di tutti i droni cinesi – di nuova generazione ed esistenti- nel mercato statunitense, forse per mostrare buona volontà prima dell’incontro previsto ad aprile tra il Presidente Trump e il leader cinese Xi Jinping.
Origine della motivazione del divieto
Il tira e molla dell’Amministrazione Trump sulle restrizioni ai droni di produzione estera appare strano e poco strategico.
Ma il pensiero che ha motivato questa politica ha senso, e l’Europa dovrebbe pensare a fare un passo simile.
Anche se l’indirizzo presodalla FFC e la proposta ritirata dal Dipartimento del Commercio non lo specificassero in dettaglio, i droni di fabbricazione estera – e in particolare quelli cinesi – possono effettivamente rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale, sia per gli Stati Uniti che per l’Europa.
Innanzitutto, c’è la questione di quale accesso abbiano le imprese cinesi – così come il Partito Comunista Cinese e l’apparato di sicurezza dello Stato – a qualsiasi dato raccolto dai loro droni.
DJI, principale produttore cinese di droni per uso non professionale, afferma di non condividere dati con il governo cinese.
Ma ciò non significa che non lo farà mai, soprattutto se dovesse essere messa sotto pressione per farlo: l’Autorità Nazionale per la Sicurezza del Regno Unito già nel 2023 aveva posto i riflettori sul pericolo rappresentato dai droni prodotti in Stati dove esistevano “pratiche coercitive di condivisione dei dati”, evidenziando il timore che la Cina potesse accedere ai metadati e,potenzialmente, a registrazioni video realizzate da droni cinesi che volavano vicino a infrastrutture critiche nel Regno Unito, o altrove.
Soprattutto ora che le applicazioni di intelligenza artificiale hanno reso decisamente facile analizzare enormi quantità di dati, questo equivale a fornire a un attore esterno e potenzialmente avversario milioni di “occhi nei cieli” del proprio territorio.
In secondo luogo, il dominio della Cina sul mercato e sulla catena di approvvigionamento di droni rappresenta una vulnerabilità per l’Occidente.
In effetti, dire che la Cina domina il mercato dei droni per uso amatoriale è riduttivo perché detiene di fatto il monopolio su di esso, rendendo il resto del mondo completamente dipendente dai droni cinesi e dai componenti per costruirli. Tutto il mercato commerciale ruota intorno alla Cina.
Di conseguenza, anche i pochi produttori di droni non cinesi esistenti tendono a dipendere da componenti cinesi.
Il fatto che le aziende cinesi dominino in modo così capillare il mercato ha costretto il dipartimento di polizia statunitense ad evidenziare che non fossero i droni cinesi di per sé un rischio alla sicurezza nazionale, ma il potenziale divieto al loro utilizzo negli Stati Uniti, perché senza di essi le forze dell’ordine perderebbero la cruciale capacità di sorveglianza aerea sulla quale fanno sempre più affidamento.
Vulnerabilità europea
Oltre ai rischi diretti per la sicurezza, la dipendenza dai droni cinesi rappresenta anche una vulnerabilità militare per via della crescente importanza dell’uso di droni civili a fini difensivi.
Per gli analisti è difficile dare una stima di un numero esatto, ma una parte significativa dei droni utilizzati dalle forze armate ucraine egli ultimi tre anni sono sistemi civili, non costruiti per uso militare.
Questi droni civili sono facilmente reperibili in grandi quantità e sono facili da maneggiare con poco addestramento. Anche se non possono essere usati direttamente dalla confezione al campo di battaglia, con poche modifiche possono svolgere rilevanti compiti militari.
Sulle linee del fronte ucraino i droni civili sono stati utilizzati per la sorveglianza e la ricognizione, oltre che per l’individuazione di obbiettivi da attaccare con l’artiglieria.
Alcuni droni sono stati modificati per diventare a loro volta sistemi armati.
Naturalmente, un quadricottero civile modificato acquistato per qualche centinaio di dollari ha ben poco a che vedere con un sofisticato aereo da guerra senza equipaggio da milioni di dollari.
E, visto che non sono stati costruiti per la guerra, i droni civili tendono a non avere lunga vita sul campo di battaglia. Ma i sistemi civili hanno comunque una utilità militare, e la loro disponibilità, così come il loro basso costo, sono vantaggi che possono compensare le carenze in funzionalità.
Poiché questi sistemi sono prevalentemente prodotti in Cina, l’Occidente si è di fatto posto in una relazione di dipendenza con un rivale e potenziale avversario.
Inoltre, è molto più difficile costruire un settore militare prettamente riservato ai droni senza averne già uno specializzato nel civile. E l’Occidente in questo è in pesante ritardo.
Dopo anni in cui il settore europeo dei droni è stato in gran parte inesistente, negli ultimi tempi ha iniziato a crescere proprio in occasione della guerra in Ucraina.
Le tre le startup militari europee “unicorni” – aziende valutate 3 miliardi di euro – costruiscono in esclusiva droni ( Tekever e Quantum Systems) o come parte della loro gamma di prodotti (Helsing).
Tuttavia, un’industria civile dei droni veramente europea è ancora una chimera, poiché i produttori stanno lottando nell’affrancarsi dalle componenti cinesi.
Una restrizione ai droni commerciali stranieri e in particolare cinesi potrebbe aiutare a rilanciare gli sforzi per creare una filiera per parti di droni e droni, così come gli esperti per progettarli e produrli.
Non è ancora chiaro cosa accadrà negli Stati Uniti con le varie misure tentate dall’Amministrazione Trump per limitare le importazioni di droni stranieri.
Ma gli europei dovrebbero cogliere il segnala lanciato dagli Stati Uniti e rendere questo monito efficiente, tradurlo in una legislazione simile, volta a ridurre la dipendenza dai produttori cinesi e far crescere la propria produzione di droni.




