Gli USA cedono due posti di comando della Nato all’Europa
Gli Stati Uniti cederanno a ufficiali europei due dei principali posti di comando della Nato, l’Allied Joint Force Command a Napoli e il Joint Force Command di Norfolk, in Virginia, entrambi attualmente guidati da ammiragli statunitensi. Lo riporta Reuters sul suo sito citando fonti militari. Sin dal suo primo mandato alla Casa Bianca, Trump ha insistito sul punto: le nazioni europee devono assumersi maggiore responsabilità per la propria sicurezza.
L’amministrazione Usa ha chiesto che l’alleanza militare, a lungo dominata dagli Stati Uniti, diventi una “Nato a guida europea”. Tuttavia, continua l’agenzia di stampa, gli Stati Uniti prenderebbero le redini di tre comandi leggermente più in basso nella gerarchia ma che hanno una responsabilità significativa per le operazioni: l’Allied Air Command, l’Allied Maritime Command e l’Allied Land Command, ha detto a Reuters la fonte militare e un’altra persona a conoscenza della questione. Interrogato sui cambiamenti previsti, un funzionario della Nato ha dichiarato che “gli alleati hanno concordato una nuova distribuzione delle responsabilità degli ufficiali superiori all’interno della struttura di comando della Nato, in cui gli alleati europei, compresi i nuovi membri dell’Alleanza, svolgeranno un ruolo più importante nella leadership militare dell’Alleanza”.
Per la prima volta dalla fine della Guerra fredda, quindi, tutti e tre i Comandi congiunti operativi a quattro stelle saranno guidati da ufficiali europei. È un passaggio che segna una discontinuità sostanziale, poiché gli Stati Uniti, che finora guidavano direttamente due di questi comandi, cederanno posizioni chiave. Tuttavia non arretreranno sul piano strategico, poiché manterranno posti di primo piano. Per l’Italia, la guida del Joint Force Command di Napoli è tanto un riconoscimento quanto una responsabilità. Il comando sovrintende al fianco sud dell’Alleanza, un’area che va dal Mediterraneo all’Africa settentrionale, attraversata da instabilità croniche, competizione energetica e proiezioni di potenza russe e cinesi.
Attualmente il comando è affidato all’ammiraglio statunitense George M. Wikoff, che cumula l’incarico con la guida della flotta Usa per Europa e Africa. Roma diventerà ora un perno operativo. «Per l’Italia significa un maggiore coinvolgimento nel comando e controllo. Non solo più ufficiali assegnati al quartier generale, ma anche una più ampia disponibilità di forze. Il ruolo resterebbe esecutivo, ma con un livello di responsabilità superiore rispetto al passato» spiega il generale Marco Bertolini, ex comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze. Ma chi potrebbe occupare questo ruolo? «Probabilmente un ammiraglio, come storicamente fatto dagli Usa. Ma essendo un comando operativo Joint, potrebbe essere designato anche un generale dell’Esercito italiano. Naturalmente chi sarà designato, dovrà aver maturato esperienze nella Nato» si sbilancia Luigi Chiapperini, generale dei Lagunari in quiescenza, analista militare del Centro Studi dell’Esercito, già comandante di vari contingenti multinazionali Nato e Onu.
I motivi però sarebbero oltre che politici anche economici. «Il riassetto è coerente con la linea portata avanti da Trump fin dall’inizio, incentrata sull’aumento delle spese militari europee e su una più equa ripartizione degli oneri all’interno della Nato. Alla base della strategia americana c’è anche una motivazione economica. Ridurre i costi della presenza militare all’estero e trasferire oneri agli alleati è funzionale alla ristrutturazione dell’economia statunitense e al contenimento del debito» aggiunge il generale Bertolini. Gli Stati Uniti manterranno, infatti, il controllo dei gangli decisivi dell’Alleanza. Assumeranno il comando di MarCom, la struttura che governa le forze marittime, e conserveranno la guida suprema delle forze alleate in Europa, il ruolo di Saceur, ed è soprattutto in quest’ultima posizione che si decide la direzione strategica della Nato.
«Gli Usa – aggiunge – non solo manterranno la posizione apicale di Comandante supremo operativo dell’Alleanza (Saceur) ma assumerebbero la leadership delle forze terrestri, navali e aeree. Insomma, lo considero un passo in avanti per responsabilizzare gli europei ma non sufficiente a dare una reale svolta nel bilanciamento del peso tra alleati. Ciò non deve meravigliarci: dal punto di vista militare oggi non saremmo in grado di difendere autonomamente l’Europa, per via di decenni di sottofinanziamenti alla Difesa, con l’Italia, duole dirlo, in prima fila».
E sulla scelta del Joint Force Command di Napoli è certo che il motivo sia che «Napoli è centrale perché il Mediterraneo resta un’area strategica di lungo periodo. L’Italia dispone di capacità navali giudicate adeguate e ha un interesse diretto nella stabilità della regione». La Nato entra così in una fase nuova. Più europea nella gestione quotidiana, ancora americana nella visione strategica. Per l’Europa è una prova di maturità. Per gli Stati Uniti, un modo per restare al centro senza sostenere tutto il peso, anche economico.




