Trump colpisce l’Iran con dazi del 25%: la risposta economica alla repressione delle proteste
Mentre le piazze iraniane continuano a riempirsi di manifestanti, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato una mossa che si aggiunge alle crescenti pressioni internazionali sul regime di Teheran: l’imposizione di dazi secondari del 25% su qualsiasi Paese che intrattenga relazioni commerciali con la Repubblica Islamica, con effetto immediato. L’ordinanza è stata diffusa tramite il social network Truth, trasformandosi in uno strumento di pressione economica in risposta alla sanguinosa repressione delle proteste che scuotono l’Iran da oltre due settimane.
La mossa di The Donald non è sicuramente il tanto richiesto intervento militare via terra (impossibile a livello logistico) o tramite bombardamenti, come successo nella guerra dei 12 giorni (non risolverebbe nulla) ma rimane un primo approccio statunitense alla questione iraniana. Tuttavia, ieri, sempre su Truth, Trump ha scritto un messaggio verso i manifestanti esortandoli a resistere e che gli aiuti arriveranno presto.
Le proteste, iniziate il 28 dicembre come manifestazioni contro il carovita e la svalutazione della moneta locale, si sono trasformate in un vasto moto anti-governativo. Il bilancio è drammatico: secondo diverse fonti, i morti oscillano tra i 648 segnalati da organizzazioni come Iran Human Rights e i 2mila stimati da altre agenzie. Le cifre variano anche perché il regime ha imposto un quasi totale blocco di internet dall’8 gennaio, rendendo difficile raccogliere dati precisi. Tra le vittime figurano anche minori, e oltre 10mila persone risulterebbero arrestate..
I dazi secondari rappresentano uno strumento potente. Colpiscono non solo direttamente l’Iran, la cui economia è già in serie difficoltà, ma incentivano anche i Paesi partner commerciali del regime a interrompere i rapporti. L’Italia conta tra i maggiori partner commerciali dell’Iran, insieme ad altri Paesi europei come Francia, Germania e Regno Unito. L’Unione Europea, da parte sua, ha mantenuto una posizione più prudente, con il Parlamento europeo che ha vietato l’accesso ai diplomatici iraniani, mentre promette ulteriori sanzioni nei prossimi giorni.
La reazione internazionale è stata polarizzata. La Cina ha immediatamente condannato i dazi, dichiarandosi contraria alle “sanzioni unilaterali illegali” e promettendo di proteggere i propri “legittimi diritti e interessi”. Anche la Russia, tradizionalmente vicina a Teheran, ha offerto coordinamento per “garantire la sicurezza” iraniana. Nel frattempo, il regime ha organizzato contromanifestazioni a favore del governo, appellandosi al nazionalismo e dipingendo i manifestanti come “terroristi” al soldo dell’estero.
Il braccio di ferro fra Washington e Teheran si gioca ora su due fronti simultanei: quello militare, ancora minaccioso ma sospeso in attesa di risultati diplomatici, e quello economico, con dazi che potrebbero soffocare ulteriormente l’economia iraniana già tendente al collasso.
Intanto, il principe Reza Pahlavi, in un intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera, racconta di come sia disponibile a tornare in patria, non per ripristinare la monarchia che fece scoppiare le rivolte del 79, bensì per instaurare un processo democratico volto alla liberazione del popolo iraniano. Vedremo.




