Trump attacca il Venezuela dopo giorni di operazioni militari
Nelle prime ore di sabato 3 gennaio 2026 alcuni esponenti della Repubblica Venezuelana si è rivolta al Paese e alla comunità internazionale dopo una serie di esplosioni segnalate a Caracas e in altre aree del territorio nazionale, eventi che il governo venezuelano ha definito in un comunicato ufficiale una “gravissima aggressione militare” attribuita agli Stati Uniti d’America. Le esplosioni, accompagnate dal rumore di aerei a bassa quota e da testimonianze di residenti, sono state udite intorno alle 2:00 locali (circa le 7:00 in Italia) e, secondo il governo venezuelano, hanno colpito obiettivi sia civili sia militari nella capitale e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira, configurando, a detta di Caracas, una violazione della sovranità nazionale e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite.
Nel testo ufficiale firmato dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela ha affermato che l’azione rappresenta una minaccia diretta alla pace regionale e internazionale e ha annunciato l’attivazione immediata di misure straordinarie di difesa, firmando un decreto di “stato di conmoción exterior”, previsto dall’ordinamento venezuelano in caso di aggressione esterna.
Il provvedimento, secondo quanto spiegato dal governo, consente al capo dello Stato di adottare decisioni eccezionali in materia di sicurezza e difesa nazionale, con il coinvolgimento diretto delle Forze Armate Nazionali Bolivariane, che sono state poste in stato di massima allerta su tutto il territorio. Il Venezuela eserciterà il diritto alla legittima difesa sancito dall’articolo 51 della Carta ONU e ha ribadito che le istituzioni statali restano operative e coordinate per garantire la continuità dello Stato.
Nei comunicati ufficiali, viene inoltre indicato come obiettivo politico dell’attacco quello di destabilizzare il Paese e di colpirne l’indipendenza, facendo riferimento alle risorse strategiche venezuelane e alla necessità di difendere l’autodeterminazione nazionale. Parallelamente, Maduro ha annunciato l’avvio di iniziative diplomatiche urgenti presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Segretario Generale dell’ONU, la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi e il Movimento dei Paesi Non Allineati, con l’intento di portare formalmente la denuncia dell’aggressione nelle sedi multilaterali. Sono state anche invitate le forze politiche e sociali del Paese a mantenere l’unità nazionale in una fase che il governo definisce critica per la sicurezza dello Stato, sottolineando che la risposta alle azioni militari deve avvenire nel quadro delle istituzioni.
Contestualmente, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato un messaggio sulla sua piattaforma social in cui rende noto che gli Stati Uniti avrebbero condotto un “attacco su larga scala” contro il Venezuela e che, nel corso di questa operazione, il presidente Maduro e sua moglie sarebbero stati catturati e “portati fuori dal paese”. Trump ha affermato che l’operazione è stata eseguita “in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi” e ha annunciato una conferenza stampa per fornire ulteriori dettagli; nella sua dichiarazione, ha definito l’azione un successo nel colpire il leader venezuelano e la sua cerchia familiare. Le affermazioni sulla cattura di Maduro e della moglie non sono state confermate in maniera indipendente e, secondo dichiarazioni della vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, le autorità di Caracas non hanno al momento informazioni certe sul paradero di Maduro e Cilia Flores, chiedendo prove di vita e localizzazione, e definendo la situazione di massima gravità per la nazione.
Sul piano internazionale, alcune reazioni di governi alleati di Caracas, tra cui Cuba e Russia, hanno espresso preoccupazione per quanto accaduto e sostegno alla posizione venezuelana. Le autorità venezuelane non hanno fornito un bilancio definitivo su eventuali vittime o danni materiali, precisando che le verifiche sono in corso. La sequenza degli eventi e le dichiarazioni incrociate tra Washington e Caracas riflettono una situazione di acute tensioni diplomatiche e militari, con impatto immediato sulla sicurezza interna venezuelana e sulla stabilità regionale. La comunità internazionale segue con attenzione e crescente preoccupazione l’evolversi della crisi: alcuni governi e organismi esteri hanno espresso timori per la violazione del diritto internazionale, mentre altri sollecitano la moderazione e l’attivazione di canali diplomatici per ridurre l’escalation. Al momento, con informazioni ufficiali ancora incomplete e contrastanti, la situazione resta in rapido sviluppo, e fonti governative venezuelane insistono sulla difesa della sovranità nazionale e sulla necessità di risposte multilaterali coordinate per affrontare le conseguenze dell’ultimo turno di eventi.




