Guantanamo: gli accusati dell’11 settembre reclamano la sospensione della pena di morte

Guantanamo: gli accusati dell’11 settembre reclamano la sospensione della pena di morte

La difesa degli accusati dell’11 settembre ha reclamato martedì l’abbandono della pena di morte in virtù della Convenzione dell’ONU contro la tortura, dopo gli abusi subiti durante la loro detenzione, ma il governo americano ha rifiutato la loro proposta.

guantanamoAvete il potere di abbandonare la pena di morte o di abbandonare i capi di accusa in ragione degli ostacoli ai quali siamo confrontati in questo caso”, ha dichiarato l’avvocato Walter Ruiz, di fronte al giudice militare, durante l’inizio di una nuova udienza preliminare nella base militare di Guantanamo Bay.

Con quello che ha subito il Saudita Moustapha al-Houssaoui può godere di diritti che sono stati conferiti dalla Convenzione contro la tortura”, ha precisato Ruiz che ha ricordato “questi diritti qui non esistono assolutamente di fronte a questo tribunale”.

Khaled Cheikh Mohammed, autoproclamatosi come il cervello dietro agli attentati alle torri gemelle, è stato sottoposto a 183 sessioni di simulazione di affogamento, una pratica chiamata nel gergo militare della base come Waterboarding e riservata ai presunti terroristi. A prendere le difese di Khaled Cheikk è stato in questo caso l’avvocato Jason Wright che però è stato interrotto dal giudice James Pohl.

Trattandosi di informazioni classificate come segreti della difesa, i maltrattamenti subiti dai presunti autori degli attentati sarebbero proseguito per lungo tempo nelle prigioni segrete della CIA (Central Intelligence Agency), prima del loro trasferimento a Guantanamo nel settembre del 2006.

Non potete torturare un uomo, impedirgli di parlare e desiderare di ucciderlo”, ha argomentato l’avvocato Cheryl Bormann, che stima di lottare contro un muro in ragione  dell’illegalità della loro detenzione.

I cinque uomini rischiano la pena di morte per l’omicidio di 2,976 persone per gli attentati al World Trade Center nel settembre del 2001. Il loro processo non inizierà prima del 2014.

Gli avvocati hanno stimato che una decisione del giudice che protegge i segreti della loro detenzione nelle strutture carcerarie della CIA “viola la Convenzione contro la tortura”. Walter Ruiz ricorda in questo senso che anche che “i pensieri e le esperienze” dei detenuti sono classificati ricordando però a un giornalista che non poteva dire a un giornalista se il suo assistito fosse stato torturato. Al contrario, gli avvocati dei quattro difensori accusati hanno affermato ala stampa che i loro clienti sono stati effettivamente torturati.

Questo caso non è un caso di tortura, si tratta dell’esecuzione sommaria di 2,976 persone”, ha risposto il procuratore Clay Trivett che provocatoriamente dichiara: “Se gli accusati pensano di essere stati “maltrattati” durante la loro detenzione per mano del “governo americano, possono denunciare i fatti presso un tribunale federale”.

La Convenzione contro la tortura, trattato di diritto internazionale entrato in vigore nel 1987 con l’auspicio dell’ONU è stato ratificata nel 1994 dagli Stati Uniti.

Stimando che il testo doveva applicarsi ai tribunali militari d’eccezione di Guantanamo, gli avvocati hanno chiesto la testimonianza di esperti internazionali come l’ex relatore speciale dell’ONU sulla tortura, Manfred Nowak.

Alcuni aspetti reclamano una certa conoscenza del diritto internazionale”, ha dichiarato James Connell, l’avvocato di Ali Abd al-Aziz Ali. Il maggiore Wright ha previsto che Nowak giudicherebbe “senza precedenti il fatto che un governo torturi qualcuno e poi vieti la divulgazione delle sue dichiarazioni”.

Il governo americano ha indicato che si opporrà a queste testimonianze, affermando che tutto il mondo “deve essere capace di dire che Convenzione contro la tortura si applica di fronte a questo tribunale”.

Il giudice Pohl ha ricordato che non ci sarà facoltà di “ordinare a qualcuno di testimoniare a Guatanamo lasciando gli Stati Uniti”. “Mohamed ha il diritto di denunciare gli Stati Uniti, al Pakistan e in qualsiasi paese complice”, ha sentenziato il maggiore Wright.

Il comandante Ruiz invece ha ricordato che il suo cliente, cittadino saudita, dovrebbe poter parlare con questo paese ugualmente firmatario della Convenzione ma che “il governo americano non lo lascerà agire”.

di Manuel Giannantonio 

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23 ottobre 2013

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