La parentesi Shell Bay prima del Cremlino

Sono stati fatti dei timidi passi avanti per la formulazione degli accordi di pace tra Russia e Ucraina. Si sono svolti a sud della Florida, nel club privato Shell Bay con la partecipazione dell’affermato protagonista dei negoziati Steve Witkoff, lunedì prossimo volerà a Mosca per i colloqui con il Cremlino. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio e il presidente Donald Trump. Nonostante i progressi rispettivi alle proposte di Ginevra, Jared Kushner davanti una porzione di Borsh ha dichiarato: “Sarebbe molto prematuro dire che abbiamo finalizzato tutto, perché ci sono ancora molte cose da fare”. L’ottimismo dei leader non manca, sembrano pronti alla risoluzione del conflitto. Rustem Umerov, segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina, ha pubblicato una foto dell’incontro su X, descrivendolo: “passi verso il raggiungimento di una pace giusta”.
I cambiamenti e progressi attuali
Dopo il lungo colloquio, resta da trovare un compromesso sull’aspetto più delicato della vicenda: l’abbandono completo dell’aspirazione ucraina di aderire alla NATO, una clausola che toglierebbe allo stato la sicurezza da un’ulteriore minaccia russa. Accettarla significherebbe chiudere prima del previsto le trattative, fino alle settimane precedenti i funzionari ucraini continuavano a respingerla, ma nell’ultimo incontro si sarebbe aperta la possibilità di un impedimento all’Ucraina di unirsi all’alleanza militare occidentale. Sempre Kushner, parole riportate dalla CNN: “[…] Se gli Stati Uniti hanno qualcosa da concordare con la Russia a livello bilaterale, o se la Russia vuole ricevere delle garanzie dalla Nato a livello multilaterale, allora questo non significa coinvolgere l’Ucraina nel processo decisionale”.
Contemporaneamente, i russi fanno leva sul dominio del Donbass che resta a oggi non conquistato dalla Federazione Russa. Il dissenso ucraino è motivato dal fatto che, accettando la condizione già menzionata nei 28 punti, indebolirebbe in maniera irreversibile la difesa nazionale in vista di una potenziale aggressione di Mosca. “Fuori questione” Dice Kiev, mentre Witkoff è pronto a raggiungere Mosca e ad aggirare le sue linee rosse.
Il Cremlino osserva con attenzione ogni sfumatura dei discorsi a Shell Bay, consapevole che qualunque cedimento sulla difesa occidentale rappresenterebbe per Kiev un salto nel vuoto, affermando il suo ruolo satellite per Putin. Intanto, nei corridoi della diplomazia circola la sensazione che la prossima tappa negoziale non sarà tanto una discussione tecnica quanto un test di volontà.
Witkoff è incaricato di vincere questo risiko geopolitico. Dovrà valutare se le parti sono davvero pronte al compromesso o se l’entusiasmo mostrato nelle foto istituzionali è solo la versione patinata di un conflitto ancora lontano dal chiudersi.



