Venezuela-USA. Trump autorizza la CIA ad azioni in Venezuela

Negli ultimi giorni un’escalation di tensione tra gli Stati Uniti e il Venezuela ha portato Donald Trump a dichiarare di aver autorizzato la CIA a compiere operazioni segrete in Venezuela. Trump ha giustificato l’autorizzazione alla CIA con due motivazioni principali: la migrazione di venezuelani negli Stati Uniti – sostenendo che il Venezuela abbia svuotato prigioni e manicomi mandando i detenuti e i malati di mente oltre il confine – e il traffico di droga.
L’autorizzazione alla CIA, già riportata dal New York Times, potrebbe mirare a rimuovere Maduro dal potere. L’Agenzia di intelligence americana ha licenza di effettuare operazioni letali e ha intrapreso una vasta gamma di attività nell’area dei Caraibi. Il governo statunitense aveva già offerto 50 milioni di dollari per informazioni che portino all’arresto e alla condanna di Maduro, sulla base di accuse di narcotraffico. Il presidente statunitense ha definito inefficaci le pratiche già applicate dalla Guardia Costiera per fermare i carichi di droga via mare. Ha sottolineato che gli sforzi attuali per l’intercettazione dei carichi di droga si sono concentrati sulle rotte marittime, che ora sarebbero “molto sotto controllo”, mentre l’attenzione si sta spostando sulle rotte terrestri.
Trump assicura che il Venezuela “sta sentendo la pressione” e non esclude possibili attacchi terrestri nel Paese sudamericano. Tuttavia, ha rifiutato di confermare o smentire se la CIA abbia l’autorità di “neutralizzare” Maduro, definendo la domanda “ridicola”. Questi sviluppi si inseriscono in un contesto di accresciuta presenza militare statunitense nella regione. Ad agosto, Washington ha schierato otto navi da guerra e un sottomarino nucleare al largo delle coste venezuelane e ha condotto almeno cinque attacchi in mare contro imbarcazioni sospettate di narcotraffico in acque internazionali, con un bilancio di almeno 27 morti. Il Venezuela ha denunciato l’illegittima uccisione di civili.
Il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha condannato con durezza le azioni statunitensi. In una trasmissione televisiva, ha respinto le ingerenze affermando che “L’America latina non vuole, non ha bisogno e ripudia i golpe della CIA”. Il riferimento è al golpe in Cile del 1973, facilitato proprio dai servizi statunitensi, che uccise il legittimo presidente Salvador Allende, mise a capo del Paese il generale Pinochet, inaugurò una sanguinaria dittatura che terminò solo nel 1990. Maduro ha accusato gli Stati Uniti di usare il narcotraffico come pretesto per legittimare un’operazione di “cambio di regime” con l’obiettivo finale di appropriarsi delle riserve petrolifere venezuelane. In risposta al dispiegamento militare USA, il Venezuela ha lanciato manovre militari, comprese esercitazioni al confine con la Colombia e la mobilitazione di riservisti in tutto il paese. Il governo ha anche attivato l’Organo di Direzione per la Difesa Integrale (ODDI) e le Zone Operative di Difesa Integrale (ZODI) per il coordinamento della difesa, schierando forze anche nei grandi quartieri popolari di Caracas, come Petare e Catia.
Gli Stati Uniti sono schierati apertamente contro il regime di Maduro già dal 2019, quando l’amministrazione Trump riconobbe Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela, sostenendo un governo ombra per tentare di rovesciare il regime. Ma l’ostilità statunitense era stata evidente anche prima, durante il lungo regno di Hugo Chávez come presidente venezuelano. A riprova della forte pressione internazionale sul governo di Caracas, nel 2025 il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato a María Corina Machado, leader dell’opposizione e attivista per la democrazia, per il suo “instancabile lavoro nella promozione dei diritti democratici del popolo venezuelano”. Machado ha espresso apertamente il suo sostegno all’aumento della presenza militare USA nei Caraibi voluta da Trump.
Machado è stata a lungo legata all’ala della destra più estrema latinoamericana: appoggiò il tentativo di colpo di Stato del 2002 – quando le elezioni furono vinte regolarmente da Hugo Chavez – e ha messo la sua firma sul famigerato “decreto Carmona”, che tentò di sciogliere il Parlamento, la Costituzione e la Corte suprema venezuelana. Oggi Machado incarna la visione neoliberista e anticomunista che l’avvicina più ai presidenti Javier Milei e Jair Bolsonaro che ai moderati della sua stessa coalizione: favorevole alle privatizzazioni totali, all’apertura indiscriminata al capitale straniero e alla resa dei conti con i socialisti.




