Una nuova missione delle Nazioni Unite ad Haiti, tra problemi noti ed incognite

Pochi giorni fa, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di cambiare il nome della sua missione ad Haiti.
Con l’approvazione della risoluzione 2793, il Consiglio ha autorizzato la creazione di una nuova Forza di Repressione delle Gang, per sostituire l’attualeMissione Multinazionale perla Sicurezza, guidata dal Kenya.
Rimane da vedere se i cambiamenti andranno oltre il nome, portando a risultati più incisivi che in passato.
Posta in gioco
La posta in gioco è alta.Il governo haitiano ha perso il controllo territoriale della maggior parte del Paese e di circa il 90% dei dintorni della capitale.
Anche la credibilità delle Nazioni Unite è in gioco. Se la missione non dovesse funzionare, potrebbe rafforzare la narrativa di coloro che sono convinti che questo tipo di operazioni multilaterali siano inefficaci ad Haiti, e non solo.
A questo proposito pareche il Consiglio di Sicurezza stia preparando la nuova Forza di Repressione al fallimento, proprio come aveva fatto con la precedente missione.
L’attuale MSS (Missione di Supporto alla Sicurezza) è sempre stata considerata troppo piccola e sotto finanziata. Non sorprende, quindi, che non solo non sia riuscita ad arginare la violenza ad Haiti, ma abbia permesso alle gang di assumere un maggiore controllo del Paese.
Questa non vuole essere una critica néalla polizia keniota né a quella e degli altri Stati membri della missione.
I partecipanti erano preparati al fallimento, non avendo mai ricevuto il personale o il budget necessari per combattere le bande.
A differenza della precedente Missione a guida brasiliana nota come MINUTSTAH, che ha operato dal 2004 al 2017, l’MSS non aveva le condizioni per essere definita a pieno titolo “missione di pace”.
Doveva avere 2.500 ufficiali, ma attualmente ne ha solo 1.000 per via della mancanza di fondi, ridimensionandola significativamente rispetto alla MINUTSTAH, che era arrivata ad avere ben oltre 10.000 uomini nel Paese.
Inoltre, l’MSS non ha mai avuto un mandato chiaro sul suo compito, cosa fondamentale visto che lavorava a fianco di un partner – il governo provvisorio non eletto di Haiti –senza legittimità.
Sebbene molti di questi problemi permangano, la Risoluzione che autorizza la nuova FRG ne risolve parzialmente due.
La nuova missione prevede 5.500 uomini tra poliziotti e militari, che, sebbene ancora sottodimensionati rispetto alla MINUTSTAH, rappresentano un incremento sostanziale rispetto ai numeri dell’attuale missione.
Il personale che andrà ad operare con la Forza di Repressione delle Gang avrebbe anche il mandato di agire direttamente sulle bande e i loro leader, dandole un obbiettivo più chiaro di quello che aveva la MSS.
Significativi i punti deboli che permangono: incognita USA
Innanzitutto, non è chiaro chi fornirà personale e fondi per la missione.
Il Consiglio di Sicurezza ha autorizzato 5.500 agenti ad operare ad Haiti, ma ciò non obbliga le Nazioni Unite, o qualsiasi altro Paese, a fornire tali forze o a pagare il loro ingaggio.
Gli Stati Uniti, che hanno sponsorizzato la Risoluzione 2793 insieme a Panama, affermano che i fondi saranno raccolti attraverso una procedura gestita dall’Organizzazione degli Stati Americani.
Tuttavia, solo pochi mesi fa, l’Amministrazione Trump discuteva sul taglio di tutti i finanziamenti statunitensi all’OSA.
E mentre l’Amministrazione Trump sembra “felice” di investire su un vero e proprio piccola flotta di navi della Marina degli Stati Uniti nei Caraibi per combattere quelle che afferma essere imbarcazioni destinate al traffico di droga del Venezuela, sembra meno convinta nel finanziare l’OSA per contribuire, al ritorno alla democrazia, allo sviluppo e alla sicurezza di Haiti. Senza un chiaro impegno degli Stati Uniti, la missione ad Haiti rischia di finire in un vicolo cieco.
La questione dei finanziamenti non è l’unica area in cui le contraddizioni degli Stati Uniti sulla politica di Haiti creano confusione e ostacolano la nuova FRG.
Nell’ambito della guerra commerciale di Trump, la sua Amministrazione ha imposto dazi pesanti ad Haiti.
Inoltre, proprio il mese scorso, gli Stati Uniti hanno lasciato scadere la loro politica speciale per le importazioni esenti da dazi dei prodotti tessili provenienti da Haiti.
L’industria tessile impiega oltre 20.000 persone nel Paese e il non rinnovo dell’accordo, combinato con l’aumento dei dazi, potrebbe portare alla perdita di migliaia di posti di lavoro in in economia già in fortissima difficoltà.
Alle politiche economiche si aggiungono le politiche migratorie di Trump.
Lo scorso giugno, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha dichiarato che le condizioni di Haiti erano migliorate sufficientemente per porre fine al programma di trattamento speciale, noto come Status di Protezione Temporanea per i cittadini haitiani attualmente negli Stati Uniti, dichiarando anche la sua intenzione di aumentare il numero di deportazioni ad Haiti.
Quasi 500.000 migranti haitiani dipendono dal SPT per il loro status legale all’interno degli Stati Uniti.
Il fatto che l’Amministrazione Trump promuova da una parte un’azione multilaterale alle Nazioni Unite per combattere le gang di Haiti e dall’altra sostenga che le condizioni sono abbastanza sicure per deportare centinaia di migliaia di rifugiati haitiani nella violenza e nella miseria economica da cui sono fuggiti, rappresenta una chiara contraddizione politica.
Incognite Russia e Cina
La Risoluzione 2793 è passata 12-0, con Cina, Russia e Pakistan che si sono astenuti, senza votare no e, nello specifico, Russia e Cina senza apporre il veto.
Tutti e tre i Paesi avevano espresso la loro opposizione alla Risoluzione, ma hanno scelto di lasciarla passare, visto ilgrande desiderio espresso dal governo ad interim di Haiti per il sostegno delle Nazioni Unite.
Ci sono reali motivi per credere che Russia e Cina abbiano entrambe ragioni tutt’altro che benevole nei confronti di una forza di sicurezza multinazionale ad Haiti.
Alla Cina non piace affatto che Haiti riconosca il governo di Taiwan piuttosto che quello di Pechino.
La Russia ritiene che qualsiasi instabilità nell’emisfero occidentale possa distrarre gli Stati Uniti dalla sua guerra in Ucraina.
È interessante capireil perché delle critiche russe e cinesi alla Risoluzione delle Nazioni Unite.
Entrambi i Paesi hanno sottolineato il fatto che le precedenti missioni delle Nazioni Unite, risalenti agli sforzi di pacificazione interna prima della MINUTSTAH, non sono riuscite a migliorare significativamente la situazione ad Haiti, e che le Nazioni Unite non hanno mai preso in considerazione l’idea di responsabilità per tali fallimenti.
Inoltre, la Russia ha sottolineato la mancanza di restrizioni sul mandato della nuova Missione,su quanta forza potesse essere impiegata per contrastarele bande, nonché la mancanza della minima supervisione e responsabilità sulla gestione della detenzione dei membri delle gang catturati durante la Missione.
Mosca ha in parte ragione visto che non sembra che siano stati imposti limiti sul modus operandi della FRG nella repressione alle bande haitiane.
Quindi, da un lato, la Forza non ha personale e finanziamenti sufficienti per affrontare efficacemente le decine di migliaia di membri delle bande presenti nel Paese.
Ma se quei fondi e quel personale si materializzassero, Haiti potrebbe trovarsi di fronte a un problema non indifferente: rispondere ad una forza esterna con pochi limiti alla sua autorità, nonostante il governo non eletto di Haiti continui ad essere ai minimi termini riguardo a operatività.
Ulteriore incognita: i concorrenti delle Nazioni Unite in campo di sicurezza
Anche se nel dibattito portato avanti tra i diplomatici di New York sui finanziamenti e sul personale da inviare sul campo non vengono menzionati, non vanno dimenticati i mercenari, principale fonte di potenza di fuoco che attualmente prende veramente di mira le bande di Haiti.
Se il governo haitiano esiste, anche se appeso a un filo, è solo grazie ai contratti con Vectus Global, di proprietà di Erik Prince, e altre società private che hanno contributo a fornire la sicurezza nel Paese.
Questi gruppi privati utilizzano i droni per colpire il cuore delle gang, incursioni che negli ultimi mesi hanno causato anche la morte tredici civili, tra cui otto bambini.
Recentemente, Price ha offerto di mantenere i suoi uomini ad Haiti per 10 anni, per combattere non solo le bande ma raccogliere anche entrate fiscali sufficienti a finanziare l’operazione.
La nuova FRG sarà quasi certamente tenuta a lavorare a fianco di questi appaltatori della sicurezza privata, se non ad incorporarli direttamente, anche se il pagamento dei contratti di questi gruppi privati minaccia di ridurre le risorse di un governo che sta a malapena in piedi.
Il dibattito che ha portato alla nuova missione delle Nazioni Unite ha completamente ignorato la questione, mentre sono molti gli osservatori che ritengono che, in un prossimo futuro, saranno proprio i mercenari e la loro guerra con i droni ad avere il controllo sul terreno.
Purtroppo, nell’autorizzare un’altra missione con troppe incognite su punti fondamentali come il personale, i finanziamenti e gli obbiettivi prioritari da raggiungere, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non sembra essere nelle condizioni di far fare ad Haiti un passo avanti, ma piuttosto uno indietro.





