Stati Uniti: Obama firma l’accordo evitando il default

Stati Uniti: Obama firma l’accordo evitando il default

Gli Stati Uniti non andranno in default. L’intesa bipartisan è stata finalmente raggiunta. Il Presidente Obama nella notte tra mercoledì e giovedì ha firmato l’accordo che pone fine alla crisi del tetto del debito. I senatori americani, infatti, sono finalmente pervenuti a un accordo e il Congresso ha finito per rivelare all’ultimo momento il tetto del debito del paese, concludendo una crisi politica storica dopo intense transazioni e due settimane di peripezie parlamentari.

L’insieme dei funzionari federali in disoccupazione tecnica a causa dell’impasse è stato richiamato a lavorare già nella mattinata. Saranno pagati in maniera retroattiva. Il compromesso è provvisorio e fornisce qualche mese ai due schieramenti (repubblicani e democratici) per riconciliare le loro posizioni sul budget. Una commissione bicamerale dovrà essere invocata da qui al 13 dicembre per elaborare i contorni di un budget per il resto dell’anno 2014, un invito al compromesso al quale si sono mostrati fino ad oggi incapaci gli eletti del Congresso, divisi tra democratici e repubblicani.


I repubblicani di fronte a Obama

In questa serie di scontri ideologici, sono i repubblicani e il loro capo, il Presidente della camera John Boehner, che hanno dichiarato: “Ci siamo battuti per una buona causa ma non abbiamo vinto”. Il senatore repubblicano John Mc Cain ha dichiarato: “Ho detto dall’inizio come sarebbe andata a finire”, costernato e molto critico sulla strategia intransigente adottata dai colleghi della camera. D’altronde il movimento ultra-conservatore Tea Party, i cui eletti sono stati accusati di aver provocato l’impasse non sono mai stati così impopolari.

John Boehner ha promesso di continuare a lottare conto “la catastrofe che rappresenta la legge sulla riforma della sanità” promulgata da Obama nel 2010 e che ha iniziato ad applicarsi all’inizio di ottobre. L’accordo contiene una clausola minore relativa alla legge sulla sanità, che mira a rinforzare ii controlli delle persone che beneficiano di un aiuto finanziario per la loro copertura. I democratici stimano che questo articolo rinforzerà la loro riforma.

Riconquistarsi la fiducia degli elettori e dei mercati  

Il Presidente teme pesanti conseguenze di questo blocco sulla popolazione: mercoledì ha affermato durante un intervento alla Casa Bianca che dovrà riacquistare la fiducia degli Americani dopo due settimane di peripezie politiche. Obama ha ripetuto che è pronto a collaborare con tutto il mondo (…) su qualsiasi idea che possa far crescere l’impiego e rinforzare la “middle class” riassettando il budget a lungo termine.

L’accordo raggiunto nelle ultime ore ha anche rassicurato i mercati e Wall Street ha chiuso al rialzo mercoledì, non lasciandosi deprimere dall’avviso dell’agenzia Fitch proliferato martedì. La riserva federale (FED) ha rivelato mercoledì che l’economia del paese ha proseguito la sua espansione in maniera “modesta e moderata” per il mese di settembre e di ottobre. Tuttavia quello che è certo, è che la paralisi e l’eventuale default avrebbero avuto conseguenze disastrose per l’economia americana e conseguentemente per l’economia mondiale.

Gli occhi dell’Europa sulla crisi americana

Dall’altra parte dell’Atlantico, la paralisi americana iniziava seriamente a preoccupare. Il Presidente della banca centrale europea (BCE) Mario Draghi, stimava la settimana scorsa che se la crisi si sarebbe prolungata, avrebbe rappresentato “un rischio per gli Stati Uniti e per il mondo”. Questo giovedì la direttrice generale del Fondo monetario internazionale (FMI), Christine Lagarde, ha evidenziato il carattere temporaneo dell’accordo, sottolineando in un comunicato che: “E’ essenziale ridurre l’incertezza sulla condotta della politica sul debito rilevando il tetto del debito in maniera più duratura”.

Manuel Giannantonio 

(Twitter @ManuManuelg85)
(Blog: http://www.fanpage.it/manuel-giannantonio/)

17 ottobre 2013

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