La guerra di Trump ai cartelli della droga potrebbe non coinvolgere solo l’America

Nelle ultime settimane, tre manifestazioni di potenza militare hanno mostrato il nuovo volto della competizione tra grandi potenze sulla scena mondiale.
La Russia continua con gli attacchi sull’Ucraina (e non solo), lanciando ondate di bombardamenti notturni e droni su obbiettivi civili. La Cina ha mostrato di fronte a leader e rappresentanti di 20 Stati, in una potente parata militare, il suo arsenale di moderne armi e missili pronti ad essere utilizzati in un conflitto.
E gli Stati Uniti hanno affondato una piccola imbarcazione nei Caraibi.
Dei tre, l’ultimo evento sembra nulla in termini di grandezza, ma il messaggio che ha inviato non è da sottovalutare.
Il fatto
Dopo aver riunito nei Caraibi uno dei più importanti numeri di navi militari degli ultimi tempi – tra le quali tre cacciatorpedinieri, due navi di unità di spedizione dei Marines che trasportavano 2.500 soldati e almeno un sottomarino –, il Presidente Donald Trump ha autorizzato un attacco militare contro un motoscafo al largo delle coste del Venezuela.
L’Amministrazione Trump ha pubblicato un filmato, a dire il vero molto sfuocato, che mostra l’imbarcazione colpita e affondata da un missile statunitense.
Senza fornire alcuna prova, l’Amministrazione ha affermato che a bordo c’erano undici membri della banda del Tren de Aragua, oltre ad una grande quantità di cocaina, che stavano trasportando dal Venezuela in acque internazionali.
Mentre i sequestri di droga e l’arresto dei trafficanti di solito avvengono in modo più discreto, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha affermato che Trump aveva scelto di distruggere uomini e merce per inviare un messaggio ai cartelli della droga della regione, cartelli che l’Amministrazione Trump ha posto tra le organizzazioni terroristiche.

Tanti i dubbi sollevati dalla vicenda
L’operazione ha ovviamente sollevato molti interrogativi.
L’attacco era legale? In base a quale autorizzazione o regole di ingaggio è stato fatto? Dove si è verificato esattamente l’assalto? Che ruolo ha giocato, sempre che sia stato coinvolto, il Congresso? Quali precedenti crea per altri Paesi, comprese le attività della Cina nel Mar Cinese Meridionale? Come facevano a sapere che a bordo c’erano proprio i membri di una delle gang più prese di mira dagli Stati Uniti? Servivano così tante unità militari per un motoscafo?
E soprattutto, cosa implica questo attacco per le relazioni tra Stati Uniti e Venezuela e per le esportazioni di petrolio venezuelano verso gli Stati Uniti, che l’Amministrazione Trump ha appena sbloccato?
Ognuna di queste domande ha un peso importante. Ma abbiamo imparato tutti che l’Amministrazione Trump si preoccupa poco delle questioni legali, delle liceità tattiche e strategiche. Infatti, anche anche in questo caso ha assunto un atteggiamento sminuente in risposta a tutte le domande poste sull’argomento, convinta che il video parlava da sé, e che l’operazione “militare” avrebbe dato a Trump un vantaggio politico e mediatico sufficientemente forte da zittire i suoi detrattori.
Un episodio che rischia di diventare prassi
La cosa più importante che l’Amministrazione Trump vuole è che la gente sappia che non ci si vuole fermare qui. Questo stesso tipo di azione militare letale verrà riutilizzata nuovamente nell’emisfero occidentale.
Sia Rubio, che il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, hanno affermato che questo attacco è solo il primo di una campagna più ampia. Rubio ha sottolineato che gli Stati Uniti prenderanno di mira in particolare i trafficanti provenienti dai Paesi meno collaborativi, mentre aiuteranno gli alleati nella regione a “far saltare in aria” i propri trafficanti.
Trump ha, a torto, dichiarato che gli Stati Uniti avevano il diritto di uccidere i trafficanti di droga, paragonandoli a combattenti in guerra.
Non è stata una coincidenza che questo attacco sia avvenuto nella stessa settimana in cui Trump abbia deciso di rinominare il Dipartimento della Difesa con il nome Dipartimento della Guerra, decisione in realtà comunicata in modo non ufficiale dal potere esecutivo visto che il suo nome ufficiale può essere cambiato legalmente da un atto del Congresso.
Trump si è definito un “Presidente in tempo di guerra”.
A giudicare dalla loro retorica, il Presidente e i funzionari della sua amministrazione considerano veramente gli Stati Uniti in guerra con i cartelli della droga dell’America Latina.
Trump e la sua visione del mondo
Anche sé questa convinzione non ha in realtà alcun peso legale, il conflitto percepito fa parte della generale visione di politica estera di Trump, con un mondo diviso tra le grandi potenze in sfere di influenza, e gli Stati Uniti che svolgono il ruolo di guida nell’emisfero occidentale.
Trump crede che gli Stati Uniti abbiano il diritto, se non l’obbligo, di espandere il loro territorio e utilizzare la loro potenza militare sul proprio vicinato, anche se si tirano fuori dalle “guerre esterne” in altre parti del globo.
Un articolo di Politico di poche settimane fa, riporta che una bozza della nuova Strategia di Difesa Nazionale sposta l’attenzione militare principale degli Stati dall’Asia alla “difesa della Patria”, che pare includere una campagna aggressiva per combattere contro i cartelli di tutto l’emisfero.
Per ribadire il concetto di “guerra” nelle Americhe, Rubio si è recato in Ecuador e Messico all’indomani dell’affondamento del motoscafo al largo del Venezuela.
In Ecuador, Rubio ha annunciato che il Dipartimento di Stato aveva inserito due gang ecuadoriane, Los Choneros e Los Lobos, tra le organizzazioni terroristiche straniere.
Il Presidente Daniel Noboa ha dichiarato che il suo Paese stava combattendo, in un conflitto interno, quelle e altre organizzazioni criminali dal 2024, e Rubio ha confermato che gli Stati Uniti non solo appoggiavano quel lessico bellico, ma intendevano diffonderlo in tutto l’emisfero.
Inoltre, le due parti sembrano aver raggiunto un accordo per schierare l’esercito statunitense in appoggio alle operazioni di sicurezza che l’Ecuador porterà avanti nel prossimo futuro.
In Messico, Rubio ha incontrato il Presidente Claudia Sheinbaum e ha stabilito un quadro più strutturato per il coordinamento bilaterale della sicurezza, anche se i media continuano a dibattere sulla effettiva necessità di operazioni militari statunitensi contro i cartelli messicani della droga.
Peso del sostegno dei paesi coinvolti nel traffico di droga
Il sostegno dell’Ecuador all’adozione da parte degli Stati Uniti di una partecipazione nella guerra contro i cartelli non è un’eccezione.
Almeno 13 Paesi della regione si sono rifiutati di firmare una dichiarazione rilasciata dalla Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi – il gruppo regionale che comprende tutti gli Stati dell’emisfero tranne Stati Uniti e Canada – che esprimeva preoccupazione per l’operazione militare degli Stati Uniti.
Al contrario, il Primo Ministro di Trinidad e Tobago, Kamala Persad-Bissessar, ha accolto con favore l’operazione affermando: “non ho alcuna simpatia per i trafficanti, gli Stati Uniti dovrebbero ucciderli tutti (…)”.
Il Primo Ministro giamaicano Andrew Holness, rieletto per il terzo mandato poche settimane fa, ha accolto con favore il dispiegamento navale degli Stati Uniti nei Caraibi, avendo già chiesto più volte che le gang venissero trattate come terroristi.
Prima dell’affondamento del motoscafo, il Presidente della Guyana Irfaan Ali, anch’egli rieletto da poco, aveva elogiato il dispiegamento navale degli Stati Uniti e qualsiasi altra azione volta “ad eliminare qualsiasi minaccia alla nostra sicurezza”.
A prima vista, il numero di Paesi e leader che sostengono retoricamente le operazioni militari di Trump contro i cartelli può essere sorprendente, in quanto va contro la narrativa convenzionale secondo cui l’America Latina rifiuta da sempre l’interferenza degli Stati Uniti negli affari regionali.
Ma secondo gli osservatori, è necessario un esame più attento.
Il populismo basato sulla sicurezza e sulle promesse di utilizzare risorse militari per colpire i criminali sta vincendo in tutte le campagne elettorali della regione.
Trump ha anche alleati ideologici in America Latina e i risultati elettorali nei prossimi 18 mesi potrebbero portare a un ulteriore allineamento in Paesi come Cile e Colombia.
Le attuali espressioni di sostegno regionale non significano che l’approccio di Trump sia legale o efficace. Tuttavia, il sostegno palese fa pensare che se Trump porterà avanti maggiori operazioni militari statunitense nell’emisfero occidentale nei mesi a venire, molti Stati della regione potrebbero non respingerli, e sempre più potrebbero accoglierli con favore.
Un’azione a breve termine che va monitorata è capire se gli Stati Uniti inizieranno le operazioni militari contro il Venezuela e il governo di Nicolas Maduro.
Mentre le dimensioni e la struttura dell’attuale dispiegamento di forze navali degli Stati Uniti non fanno pensare ad un’invasione del Paese a breve termine, vari media suggeriscono che Trump sta valutando la possibilità di lanciare attacchi militari in Venezuela, contro obbiettivi del “carrello terroristico”.
Dato che l’Amminstrazione Trump ha etichettato Maduro come leader del Cartel de Los Soles – un presunto gruppo venezuelano di narcotrafficanti che gli Stati Uniti hanno designato come organizzazione terroristica ma la cui esistenza formale è messa in dubbio da più esperti – ciò potrebbe far presumere e “giustificare” attacchi contro le strutture governative.
I recenti commenti di Trump e Rubio sembrano indicare che è si possa concretizzare un qualche tipo di operazione militare contro il Venezuela.
Da parte sua, Maduro ha messo in allerta il suo esercito e, dopo l’affondamento del motoscafo, dei jet hanno voltato sopra uno dei cacciabombardieri statunitensi in acque internazionali, come a sfidare l’atteggiamento degli Stati Uniti.
Trump ha ordinato all’esercito americano di abbattere i jet venezuelani che avessero riprovato a farlo.
Anche se Trump non sta pianificando alcuna operazione militare in Venezuela nel prossimo futuro, il potenziale per arrivare a un incidente che sfoci in una escalation è ora molto alto.
Cambio di priorità degli Stati Uniti
Secondo gli osservatori, indipendentemente dal fatto che gli Stati Uniti facciano o meno qualche azione di forza nei confronti del Venezuela, il rischio a lungo termine nei prossimi anni di mandato Trump è che gli Stati Uniti si ritirino da altre parti del mondo solo per aumentare le operazioni militari in tutto l’emisfero occidentale.
Le continue dichiarazioni del’Amministrazione Trump, così come il viaggio di Rubio in Messico ed Ecuador, dimostrano che questa campagna non riguarda solo il Tren de Aragua e Maduro.
Prendere di mira i cartelli in tutta la regione è un obbiettivo a lungo termine che molti alti funzionari dell’Amminstrazione Trump hanno a cuore, e questa è la politica che intendono portare avanti.
In fondo, in tutta la campagna elettorale Trump ha sottolineato quanto gli interessi degli Stati Uniti fossero la priorità. Difendersi da vicini insidiosi è uno di quelli.
La Cina ne ha preso atto. Molti media hanno evidenziato che gli incontri avvenuti tra i leader mondiali invitati alla grande parata militare di Pechino rispecchiavano l’alleanza di coloro che erano stati disdegnati dall’Amministrazione Trump.
Nessun leader dell’emisfero occidentale, ad eccezione del Presidente cubano Miguel Diaz Canel, ha partecipato alla parata.
E anche chi pare ci fosse, come il presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana Jorge Rodriguez, non è apparso in nessuna foto con gli altri leader.
Una chiave di lettura che viene data per spiegare questo sgarbo fatto all’America Latina è che la Cina sta considerando di accettare la visione di Trump sulle sfere di influenza, cedendo il dominio sull’emisfero occidentale agli Stati Uniti, ma espandendo le proprie partnership e influenze altrove.
Se Trump, Xi e Putin arriveranno a un tacito accordo sulla questione delle sfere di influenza, la veste di “normalità” data alle operazioni militari degli Stati Uniti contro i cartelli latinoamericani potrebbe non rimanere solo una sfida per la regione. Un sogno, per ora, tutto trumpiano, ma possibilità che diventi più muscolare non è da non sottovalutare.






