Un paese che cambia: elezioni in Siria 2025

Lo scorso dicembre si è chiusa una pagina significativa nella storia della Siria: il crollo del governo di Bashar al-Assad dopo venticinque anni. La deposizione da parte di HTS (Hay’at Tahrir al-Sham) ha aperto un nuovo capitolo, tra il 15 e il 20 settembre si svolgeranno le elezioni parlamentari.
L’attuale situazione politica
Il 13 marzo 2025 è stata ratificata la Costituzione provvisoria della Siria. La Costituzione concede all’Assemblea Popolare provvisoria di legiferare, modificare o abrogare la legislazione esistente ratificare i trattati internazionali e approvare il bilancio dello Stato.
Solo il 13 giugno, è stato avviato un percorso di costruzione del nuovo parlamento siriano. In questa data, anziché creare un sistema elettorale diretto, è stata annunciata la formazione del “Comitato Supremo” composto da 11 membri per l’elezione dell’Assemblea Popolare. Tra l’altro, il Comitato Supremo ha ampliato l’Assemblea Popolare da 150 a 210 membri. Due terzi di essi verranno scelti dal comitato, il terzo rimanente verrà selezionato direttamente dal presidente.
A oggi, il presidente della Siria risulta una figura ambigua: Ahmad al-Shara. Nato nel 1982, nell’adolescenza ha sviluppato simpatie verso il jihadismo. All’età di 21 anni si è unito ad Al-Qaida spostandosi in Iraq per combattere le forze statunitensi. Negli anni successivi è andato in Siria per l’insurrezione contro Assad, aderendo ad Hayat Tahrir al-Sham (HTS). Con al vertice un ex esponente di HTS, gruppo terroristico, che ha assunto il potere in modo non democratico: il futuro del paese resta incerto.
Il processo elettorale
Il processo elettorale siriano si svolgerà in tre fasi.
Prima di tutto, il Comitato Supremo ha istituito sui distretti delle sottocommissioni che deve includere almeno tre membri. Sono stati stabiliti requisiti essenziali per candidarsi: essere cittadini siriani residenti nel paese, avere almeno 25 anni, non avere precedenti penali, non avere affiliazioni passate al governo Assad e non aver prestato servizio nelle forze di sicurezza.
Questo 3 settembre il governo ha annunciato i nomi delle sottocommissioni distrettuali.
Dopodiché, le sottocommissioni dovranno costituire i collegi elettorali nei distretti corrispettivi. La lista presentata verrà sottoposta al Comitato Supremo che potrà sostituire i candidati o chiederne un’alternativa. Ogni collegio sarà composto da 30 a 50 membri e sono imposte delle quote al suo interno: 20% dei membri dovrà esser composto da donne, il 3% da persone con bisogni speciali e i restanti seggi verranno occupati da professionisti e personalità tradizionali.
Infine, solo questi i membri dei collegi elettorali potranno candidarsi al seggio del proprio distretto e votare. Le campagne elettorali sono rigorosamente limitate e non si estenderanno al pubblico. Il voto per l’Assemblea Popolare si svolgerà di persona e i risultati verranno rivelati il giorno stesso.
Il 23 agosto, il governo siriano ha annunciato che, per motivi di sicurezza, le elezioni non si terranno in tre province: Suwayda, Hasakah e Raqqa. È stato deciso che le elezioni in queste province non si terranno finché non si arriverà a una stabilità nelle aree.
I rischi
Malgrado le regole elettorali prevedano progressi nella democrazia nazionale, resta un’ampia possibilità di manipolazione. Le differenze di estensione sono enormi: dal distretto di Duma che copre le vaste aree del deserto di Damasco a quello rurale di al-Tall molto più ridotto. Il potere è sproporzionato nel collegio elettorale.
L’ultima parola resta sempre al Comitato Supremo, detentore la possibilità di mettere mano alle liste e di condurre le elezioni. Senza un monitoraggio solido e indipendente in ogni fase, la legittimità del processo sarà messa in discussione, sebbene il Comitato Supremo abbia consentito la presenza di osservatori, i loro accessi saranno limitati.
Democrazia reale o performativa, a breve si assisterà a una nuova fase della Siria e del Medio Oriente.



