Area E1: anatomia di una controversia territoriale

Di recente, il governo israeliano ha approvato un progetto che suscita non pochi dibattiti. Un insediamento che separerebbe la Cisgiordania occupata da Gerusalemme Est e dividerebbe il territorio in due: la costruzione dell’area E1 ( nome completo East1). Idea risalente agli anni ‘90, circa 12 kilometri quadrati dove c’è l’intenzione di costruire 3.500 abitazioni per i coloni. “Lo Stato palestinese viene cancellato dal tavolo non con slogan, ma con i fatti”, Sostiene il leader dell’ultradestra israeliana, Smotrich. Il progetto scoraggia l’Autorità Palestinese, in quanto eliminerebbe la possibilità di creare due stati e ne rivendica l’illegalità.
Perché la Cisgiordania è il fiore all’occhiello di Gerusalemme
Sin dai primi giorni dello Stato Israeliano, il territorio della Cisgiordania è stato la principale fonte d’acqua e terra fertile da coltivare. Infatti, nonostante l’area sia l’unica l’unica istituzione governativa palestinese, resta una colonna portante dell’economia israeliana. Alcuni usano il termine greenwashing per il concetto, ovvero una propaganda che mostra Israele come un’economia verde e sostenibile, ma limitando lo sviluppo agricolo nei villaggi palestinesi. Ne sono un esempio l’installazione di impianti di energia rinnovabile sulla Cisgiordania, inclusi pannelli solari e turbine eoliche, ignorando l’impatto socioeconomico sulla popolazione locale e rappresentando un’ulteriore forma di dominio territoriale.
La sovranità sulla West Bank porterebbe anche a una crescita urbana della nazione. Il progetto E1 prevede la costruzione di tre quartieri residenziali, insieme a un’area destinata a commercio, industria e alberghi. Una stazione di polizia e una rete stradale e infrastrutturale sono già state costruite nell’E1. Il grande bisogno di creare una continuità urbana israeliana da Gerusalemme a Maale Adumim, fino al Mar Morto e al confine con la Giordania, sorge dal concetto israeliano di sicurezza e pianificazione urbana, che ambisce a rendere Gerusalemme e le sue vicine comunità ebraiche come un unico spazio metropolitano: la “Gerusalemme metropolitana”.
E1 sotto processo: legalità contestata e il peso del diritto internazionale
Le Nazioni Unite definiscono la presenza dei coloni in territorio una violazione dei diritti umani e soprattutto del diritto internazionale. Nell’articolo 49, nella seconda parte del quarto congresso di Ginevra, è scritto testualmente: “Sono proibiti i trasferimenti forzati individuali o di massa, nonché le deportazioni di persone protette dal territorio occupato al territorio della Potenza occupante o a quello di qualsiasi altro paese, occupato o meno, indipendentemente dal motivo.”
Le Nazioni Unite si stanno coalizzando contro l’insediamento, 21 paesi stanno condannando l’operato di Israele. Fra esse, è presente l’Italia, la Francia, il Canada, la Spagna e si sono aggiunte Australia, Regno Unito e Giappone. Accusano il progetto dell’area E1 di non essere di alcun beneficio alla popolazione israeliana. E’ considerato un portare di un ennesimo passo indietro un accordo di pace, provocando un incremento di violenza e disordine nel territorio.
Risposta del ministro delle finanze, Smotrich, è stata: “Questa realtà alla fine seppellisce l’idea di uno Stato palestinese, perché non c’è nulla da riconoscere e nessuno da riconoscere”
Durante la conferenza stampa, il 20 agosto, che ha annunciato l’approvazione del piano, al ministro è stato chiesto se Netanyahu e Trump avessero approvato il piano. Smotrich ha confermato, ma c’è attesa per una dichiarazione pubblica di Donald Trump sul destino della West Bank.



