Il Brasile sta spiando il Paraguay?

I negoziati fra Brasile e Paraguay per la partizione dell’energia prodotta da Itaipu si sono interrotti, il motivo sono le emergenti prove di azioni di spionaggio dei servizi segreti brasiliani. Il ministro degli esteri Rubén Darío Ramírez Lezcano accusa il governo di Brasilia di aver monitorato per mesi la corrispondenza elettronica ufficiale con la finalità di trarre vantaggi sulle tariffe dell’energia prodotta dalla centrale idroelettrica. Lezcano afferma:”[…] Ciò influisce sulla relazione tra i partner e richiede il ripristino di un elemento fondamentale: la fiducia”
Le radici dello scontro: la diga di Itaipu
Tra il sudest del Paraguay e dal sudovest del Brasile, sul fiume Paraná, è distesa per otto kilometri la diga di Itaipu. Ideata negli anni sessanta dai due paesi che firmarono la Acta de Iguazu, nella quale era stabilito che le risorse idriche appartenevano sia al Brasile che al Paraguay. Successivamente,nel 1973 si firmò un trattato bilaterale che stabiliva che l’energia prodotta grazie alla diga sarebbe stata divisa al cinquanta per cento.
Tuttavia, visto il fabbisogno di energia elettrica del primo inferiore a quello del secondo, nel trattato venne stabilito che l’energia in eccesso del primo paese venisse venduta al Brasile a prezzi stracciati. Sistematicamente, gli accorti portarono in netto vantaggio il Brasile. Questo ha portato il Paraguay ad utilizzare solo il 20% delle proprie risorse che vendeva tutto il resto al governo brasiliano con tariffa fissa, portandolo a coprire il 10% del suo fabbisogno.
Dal Mining alla Siccità: Le Nuove Pressioni sull’Energia del Paraguay”
Eppure, negli ultimi anni le cose sono cambiate. Il fabbisogno paraguaiano è cresciuto esponenzialmente e le ragioni sono diverse: grazie alle società di mining, il prezzo dell’elettricità è sceso, il fabbisogno di energia per usi civili è aumentato con l’innalzamento delle temperature. Quest’ultima causa ha comportato una siccità proprio nel fiume Paranà, riducendo la capacità produttiva della centrale elettrica.
Nel 2023, sono scaduti i termini dell’accordo bilaterale portando a un ritorno alle negoziazioni. Asunción punta a vendere l’energia in eccesso anche ai privati oltre che al Brasile con tariffa fissa. Invece, il Brasile, nonostante un’ipotetica crescita dei prezzi, spera di continuare ad avere un accesso privilegiato.
L’inizio delle azioni di spionaggio
Lo scorso anno, il 31 marzo, sono emerse le prime prove dello scandalo. Il sito brasiliano UOL ha pubblicato la trascrizione di un interrogatorio a un vecchio impiegato dell’ABIN (Agência Brasileira de Inteligência). L’ex funzionario ha confessato di esser stato coinvolto, direttamente, dal 2019 al 2023, nella manomissione di computer appartenenti a funzionari paraguaiani, impegnati negli accordi energetici con un software spia.
La faccenda prosegue il 18 giugno quando, sempre UOL, ha pubblicato documenti come prova che l’attacco informatico ai funzionari paraguaiani sia solo una parte di un ampio programma di spionaggio chiamato “Operazione Duque”. Il Brasile ne avrebbe beneficiato con l’accesso a documenti riservati in grande anticipo, come il discorso del ministro degli esteri del Paraguay tenuto nel marzo 2023. Inoltre, UOL ha smentito la versione dell’attuale governo, ovvero che il presidente Lula non ne fosse al corrente e che le azioni di spionaggio si fossero svolte solo sotto il governo Bolsonaro, perché fra i documenti risulta una presentazione soprannominata: “Operazione Duque: rinegoziazione dell’Allegato C del trattato di Itaipu”, datato gennaio 2023, mese dell’inizio del mandato di Lula e approssimativamente un mese dopo da quando ha chiesto di interrompere il programma.
Il 3 luglio 2024, Luiz Inácio Lula da Silva e il premier paraguaiano Santiago Peña si sono incontrati, ma le sorti dei negoziati non sono ancora chiare e mancano le certezze sulla veridicità dei documenti.




