Timor Est: l’ingresso nell’ ASEAN una vittoria per il Paese e per il multilateralismo

Nell’ottobre del 2025, Timor Est arriverà a quella che il Presidente José Ramos-Horta ha definito la sua “tanto attesa adesione” per diventare l’undicesimo membro dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico (ASEAN), insieme a Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam.
L’adesione all’ASEAN è stato l’obbiettivo geopolitico per eccellenza di Timor Est da quando ha ottenuto l’indipendenza nel 2002. Da allora è stato osservatore dell’Associazione, e dal 2005 fa parte del suo Forum regionale.
ASEAN come modello di cooperazione
Il fatto che i suoi sforzi abbiano impiegato così tanto tempo per dare i loro frutti è una conseguenza delle sfide diplomatiche e di sviluppo che Timor Est ha dovuto affrontare negli ultimi decenni.
Il fatto che finalmente questi sforzi abbiano dato i loro frutti è un vero trionfo per il Paese e un’importante indicatore del riconoscimento da parte di tutta la regione del potenziale del suo percorso di sviluppo e la sua rilevanza politica.
Da parte dell’ASEAN, la tenacia di Timor Est nel voler aderire al blocco, indica i vantaggi che possono derivare nell’appartenere a una simile organizzazione, per la lunga storia di promozione al dialogo aperto e basato sul consenso tra le grandi potenze e che agisce come acceleratore nell’attività economica mondiale.
Sullo sfondo della competizione tra grandi potenze, il ruolo dell’ASEAN nel bilanciare gli interessi strategici e promuovere un ordine basato sulle regole in tutto l’Indo-Pacifico diventa sempre importante.
Il raggruppamento serve anche a ricordare chiaramente i notevoli vantaggi del multilateralismo in un momento in cui questo è sottoposto a forti pressioni.
Tra rivalità e paralisi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, al G20 e altri forum multilaterali, l’ASEAN rappresenta oggi non solo una potenza regionale, ma anche un modello di cooperazione.
Vantaggi dell’ASEAN
Già nel 2006, quando era Primo Ministro di Timor, Ramos-Horta aveva identificato l’adesione all’ASEAN come un obbiettivo strategico per il Paese diventato indipendente da poco.
È facile capire perché, visto che i vantaggi offerti dall’ASEAN sono molti, come la maggiore integrazione regionale e diversificazione economica, la maggiore capacità di sfruttare partnership internazionali e un aumento degli investimenti esteri.
Forse la cosa più importante è che l’adesione permetterebbe a Timor Est l’ingresso alla Comunità Economica dell’ASEAN, con i suoi mercati in tutto il Sud-est asiatico, l’Australia, l’Asia continentale e oltre.
Con una popolazione totale di oltre 680 milioni di persone e un PIL combinato di circa 3,8 trilioni di dollari, l’ASEAN è tra le prime cinque regioni economiche del mondo.
Probabilmente il vantaggio più significativo che deriverebbe a Timor Est dall’appartenere a una comunità regionale di tali dimensioni è la possibilità di ridurre la sua vulnerabilità economica dovuta alla dipendenza che il Paese ha da petrolio e gas, dimostrata dalla sua attuale necessità di sviluppare il più rapidamente possibile il giacimento offshore di Grester Sunrise per far fronte alla diminuzione della produzione nei giacimenti già consolidati e l’avvicinarsi al baratro fiscale.
L’adesione all’ASEAN consentirà anche a Timor Est di beneficiare del Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), il più grande accordo di libero scambio del mondo che comprende gli Stati dell’ASEAN, l’Australia, la Cina, il Giappone, la Nuova Zelandae la Corea del Sud.
La partecipazione al RCEP potrà rafforzare la diversificazione economica di Timor, semplificando gli investimenti esteri nel turismo, nelle infrastrutture, nell’ agroalimentare, nelle telecomunicazioni, nell’economia del mare e nella salute.
Il percorso di Timor Est
La riunione dei rappresentanti permanenti dell’ASEAN a Giacarta, Indonesia, lo scorso maggio, ha messo in evidenza le direzioni prese dalla cooperazione RCEP, quasi tutte in linea con gli obbiettivi di diversificazione stabiliti da Timor Est nel suo piano strategico 2011-2030.
Armonizzando le tariffe e le regole delle 15 economie dell’Asia-Pacifico, il RCEP semplificherà l’accesso al mercato per le esportazioni di Timor Est, in particolare nel settore agricolo, e migliorerà la sua attrattiva nei confronti degli investitori, soprattuto attraverso l’allineamento degli standard.
Entrare a far parte della catena di valore integrata dell’ASEAN è un altro vantaggio per Timor Est perché gli permetterà di partecipare alle reti di produzione regionali anche senza una grande base industriale, partecipando attraverso contributi o servizi specifici alla produzione di manufatti realizzati in più Paesi.
La tecnologia e gli aggiornamenti guadagnati in questa collaborazione sarà un’opportunità unica per i suoi giovani. Questo è molto importante per un Paese la cui media è di circa 21 anni, uno degli assetti demografici più giovani a livello mondiale.
Se l’adesione all’ASEAN è stato un processo così lungo per Timor Est, questo è dovuto al fatto che è stata subordinata alla dimostrazione della sua disponibilità a rispettare tre pilastri fondamentali dell’ASEAN – politico-securitario, economico e socioculturale – che hanno richiesto a Timor Est di attuare una legislazione ad hoc per allineare le sue istituzioni con oltre 1.200 accordi dell’ASEAN.
Un limite importante è stato la mancanza di burocrazia amministrativa di Timor Est e la conseguente difficoltà a mantenere missioni permanenti negli organi dell’ASEAN, una lacuna che l’amministrazione pubblica di Timor ha colmato molto lentamente.
Singapore, il membro dell’ASEAN più tecnocratico e proiettato sugli standard ha esternato spesso le sue preoccupazioni, mentre altri, come Thailandia e Malesia, anche se favorevoli in linea di principio, sottolineano la necessità che Timor Est dia prova della sua preparazione.
Timor Est
Per questo motivo nel 2022 l’ASEAN ha concesso a Timor Est l’adesione con la formula “in linea di principio”, seguita dallo status di osservatore nel 2023 con la piena adesione legata ad una tabella di marcia propedeutica alle condizioni che avrebbero portato alla sua piena adesione.
Questo è stato uno degli incentivi alla base delle priorità dell’attuale governo che lavora per frenare la corruzione, promuovere la trasparenza e migliorare il sistema di gestione delle finanze pubbliche del Paese.
Ciononostante, lo stesso Ramos-Horta ha ammesso che, anche dopo l’adesione, il suo Paese dovrà continuare a rafforzare la qualità istituzionale, migliorare le infrastrutture nazionali e le qualifiche dei suoi impiegati amministrativi.
Ci sono molto elementi che fanno di Timor Est un membro atipico dell’ASEAN.
Sarà, per esempio, l’unico Paese poco sviluppato del blocco. Anche con la correzione delle nuove stime sulla povertà mondiale della Banca Mondiale, quasi la metà della popolazione di Timor, fatta di poco meno di 1,3 milioni di persone, vive sotto la soglia di povertà.
Questo mette in evidenza la volontà del’ASEAN di attuare uno sviluppo regionale inclusivo, promuovendo la solidarietà economica e il potenziamento delle capacità.
Ma l’ASEAN trarrà anche benefici dall’inclusione di Timor Est, che viene da sempre considerato come uno dei Paesi più democratici del Sud-est asiatico da indici internazionali come Freedom House (anche se alcune ombre gravano su alcune libertà come quella di genere).
In quanto tale, offre all’ASEAN un importante esempio nella partecipazione elettorale e libertà di stampa, in un momento in cui sono aumentate le preoccupazioni per l’involuzione democratica tra alcuni suoi Stati membri.
Ma il problema delle lotte intestine tra i veterani del movimento indipendentista – la cosiddetta Generazione del ’75 (ricordiamo che dopo l’indipendenza dal Portogallo nel 1974, l’Indonesia ha portato avanti per venti anni una pesante invasione) – rende fragili le istituzioni democratiche di Timor Est.
Inoltre, per gli esperti è fondamentalmente che le opportunità commerciali che deriveranno dall’adesione all’Asean siano caratterizzate da regole etiche che permettano al Paese di partecipare alla pari e che i benefici che ne arriveranno raggiungano tutta la popolazione.
Il nodo sta nel come incanalare efficacemente gli sforzi verso una crescita sostenibile inclusiva, con, e non attraverso l’ASEAN.
Peso geopolitico dell’adesione di Timor Est all’ASEAN
L’importanza geopolitica di questa adesione non va sottovalutata.
L’ASEAN ha gestito la rivalità tra grandi potenze “coinvolgendole” nelle sue iniziative regionali.
In questo modo, l’ASEAN promette ai suoi membri un approccio collaborativo alla pace e alla sicurezza, che è la maggiore preoccupazione per Timor Est, incuneata com’è tra i potenti vicini, l’Indonesia e l’Australia.
Mentre le relazioni con entrambi sono oggi più che ottimali, le loro storie passate, fatte spesso di tradimenti, non sono state dimenticate.
È interessante notare che l’Indonesia è stata uno dei maggiori sostenitori all’ingresso di Timor Est nell’ASEAN, a conferma della normalizzazione delle loro relazioni.
Anche dal punto di vista geopolitico Timor Est offre benefici all’ASEAN.
Situata lungo le principali rotte marittime indo-pacifiche vicino all’Australia settentrionale, al Mare di Timor e allo stretto di Ombai-Wetar – choke point vitali per il commercio internazionale e la sicurezza – Timor Est offre anche all’ASEAN un nuovo portale per i flussi di esportazione, e un nuovo porto meridionale.
Da un punto di vista più ampio, l’ingresso di Timor Est nell’ASEAN evidenzia il valore del multilateralismo per i piccoli Stati che si trovano in mezzo alle attuali sfide create dalla competizione tra le grandi potenze, e amplifica il peso dell’ASEAN nell’Indo-Pacifico, sottolineando la sua determinazione e reattività nel suo territorio.
Il multilateralismo sarà una parte fondamentale del “Secolo Asiatico” che stiamo vivendo in tempo reale.




