Stati Uniti: Washington annuncia sanzioni contro il Ruanda per il fenomeno dei bambini soldati

Stati Uniti: Washington annuncia sanzioni contro il Ruanda per il fenomeno dei bambini soldati

Bambini soldatoL’esistenza di bambini soldati è oggi lontano dall’essere un fenomeno marginale, anche se le cifre avanzate costituiscono soltanto una stima. Nel suo rapporto per il 1998 il segretario generale incaricato di studiare l’impatto dei conflitti armati sui bambini indicava che 25 0000 minori combattevano in conflitti in corso. In un rapporto più recente lo stesso rappresentante stimava un aumento dello stesso numero a 3 0000 in particolare, nei conflitti diventati guerra civile. Delle fonti ufficiali evocano la presenza di oltre 3 0000 bambini soldati della Repubblica Democratica del Congo, la stessa cifra indica il numero di bambini reclutati nel Sud Sudan dall’esercito della resistenza del signore (LRA) tra il 1986 e il 2006.

La presa di Mogadiscio nel giugno del 2006, esercitata dalle forze islamiche, ha recentemente mostrato l’utilizzo continuo di bambini tra e diverse fazioni del conflitto, dato che costituisce ormai una pratica ben radicata in Somalia. Anche se tutte le parti del globo sono oggi coinvolte dalla questione, la presenza di bambini soldati è particolarmente forte in Birmania, in Colombia in Costa D’avorio, in alcune regioni della Repubblica del Congo, in Liberia e nel Nord dell’Uganda, e ora soprattutto in Siria. Dei bambini sempre più giovani sono impegnati in lotte delle quali non capiscono nemmeno i reali motivi. Questa categoria della popolazione, che dovrebbe normalmente essere preservata da azioni di natura armata, si trova dunque confrontata a grandi sofferenze (traumi, ferite gravi e decessi). Il tasso di mortalità di questi bambini si è spesso elevato in ragione della loro mancanza di allenamento, e dal fatto che sono utilizzati per missioni particolarmente pericolose come il piazzamento di mine antiuomo.

I bambini che hanno preso parte alle ostilità soffrono molto di più degli adulti, tanto sul piano psicologico quanto sul piano fisico e presentano squilibri di ordine psicologico o psicofisico spesso gravi, in un periodo della vita l’adolescenza, in cui ogni individuo incorpora norme e valori sociali. Si tratta di una fonte importante di violazione del diritto umanitario. In effetti, i bambini non possono essere forzati a perpetrare azioni delle quali non conoscono la gravità, né l’esatta portata.

La situazione dei bambini soldati è, inoltre, molto complessa da prendere in considerazione, in ragione dei particolarissimi territori di scontro. Così, in alcune ipotesi i giovani sono scelti come reclute e usati come combattenti dalle forze dei governi e dai gruppi d’opposizione. Per le maggior parte dei cronisti, la loro apparizione corrisponde prima a una trasformazione della natura dei conflitti: fino alla Seconda Guerra mondiale, i conflitti opponevano soprattutto gruppi composti da uomini.

L’utilizzo di bambini soldati è riconducibile a conflitti che opponevano gruppi armati e civili. Come sottolinea Olara Otunnu, l’ex rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i bambini e i conflitti armati, la Prima Guerra mondiale “era una guerra di soldati contro soldati, con poche morti civili mentre la Seconda Guerra mondiale “era una guerra terribile, soprattutto verso la fine, all’epoca dei grandi bombardamenti. Il 45% delle vittime erano civili, uccisi e deportati. Oggi, sono le guerre al contrario, soldati contro civili, guerre moderne che toccano soprattutto donne e bambini”. Ma questa ragione è lontana dall’essere unica e lo sviluppo dei bambini soldati corrisponde ad altre logiche. Durante le guerre di lunga durata (40 anni di conflitto in Colombia, 25 in Angola, più di 20 in Afghanistan…) il reclutamento di adulti diventa sempre più difficile. Il reclutamento di bambini si effettua per ricompensare l’ecatombe dei veterani o di correggere lo squilibrio iniziale delle forze. I bambini combattono spesso in rafforzamenti superflui dove rischiano di suscitare meno danni d’inesperienza e d’indisciplina. Tuttavia, possono essere incaricati di molti compiti come battersi e uccidere, portare messaggi e infiltrarsi proprio come agenti segreti. I bambini, e soprattutto le giovani ragazze sono gli “strumenti” preferiti degli organizzatori di “commando suicidi”, quando non sono violentati o utilizzati come schiavi sessuali. Il reclutamento di bambini tra i combattenti risponde a una vera e collaudata strategia.

In Sierra Leone, nello Sri Lanka o in Ruanda, le peggiori atrocità nei confronti della popolazione civile sono state commesse dai bambini. Per un capo di guerra, un bambino è un utensile più malleabile che non si rende sempre conto delle azioni che compie, facile da manipolare e da impressionare. Il bambino deve dunque costituire una minaccia per l’insieme della popolazione civile. Per migliorare la loro performance militare, questi bambini sono spesso drogati prima dei conflitti, cosa che si aggiunge all’indottrinamento e alle minacce. Alfine di assicurarsi il controllo dei bambini, viene spesso ordinato alla popolazione di alcuni villaggi di terrorizzare o massacrare le loro famiglie. Colpevoli e maledetti questi bambini sono praticamente condannati a rimanere con i gruppi armati.

Gli Stati Uniti non restano indifferenti e hanno annunciato, giovedì 3 ottobre, di aver preso delle sanzioni contro il Ruanda per il caso di reclutamento dei bambini soldati legati alla ribellione del movimento del 23 marzo (M23) nella Repubblica democratica del Congo (RDC), che Kigali è accusato di sostenere.

“Abbiamo annunciato una legge sulla protezione dei bambini soldati. Dei paesi, tra i quali il Ruanda, sono oggetto di sanzioni sotto il regime di questa legge”, ha indicato la nuova segretaria di Stato aggiunto per l’Africa, Linda Thomas- Grennfie. La più alta responsabile del dipartimento di Stato per l’Africa non ha precisato da quanto è datata la legge, né quali erano le sanzioni intraprese contro Kigali.

“Questo caso era legato al M23 e noi continueremo a discuterne con il governo del Ruanda”, ha precisato la Greenfield.

Washington e l’ONU alzano i toni 

Dopo essere stato allungo alleata del regime del Presidente ruandese Paul Kagamé, Washington ha alzato i toni dal luglio del 2012 esortando Kigali a cessare di sostenere la ribellione del M23.

Attivo nell’est della RDC, L’M23 è essenzialmente composto da ex-ribelli congolesi che sono stati integrati nell’esercito nel 2009 alla firma di un accordo di pace. L’ONU accusa regolarmente il Ruanda e l’Uganda di sostenere l’M23, cosa puntualmente smentita da entrambi i paesi. Delle negoziazioni di pace si tengono da mesi a Kampala.

di Manuel Giannantonio 

(Twitter @ManuManuelg85)
(Blog: http://www.fanpage.it/manuel-giannantonio/)

4 ottobre 2013

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