Nairobi, strage nel Westgate mall, 62 vittime. Ministro interno: ‘jihadisti sono in trappola’

Nairobi, strage nel Westgate mall, 62 vittime. Ministro interno: ‘jihadisti sono in trappola’

Prosegue da quasi quarantotto ore l’assedio delle forze di sicurezza kenyote al Westgate mall di Nairobi dopo che un gruppo di miliziani jihadisti somali, di al-Shebaab al Mujaheddin, la mattina del 21 settembre ha fatto irruzione nel centro commerciale uccidendo quasi 70 persone e ferendone almeno 200 (leggi qui per ulteriori approfondimenti). Molti gli stranieri tra le vittime: indiani, britannici, francesi, canadesi, ghanesi, olandesi, cinesi e statunitensi. Nel mall insieme ai miliziani ci sarebbero un numero imprecisato di ostaggi, si parla di una decina di persone.

La situazione si fa sempre più critica con il passare delle ore. Il movimento gaedista ha avvertito di aver autorizzato i compagni a sopprimere gli ostaggi in caso di attacco, via Twitter Ali Mohamoud Rage, portavoce del movimento legato a al-Qaeda, ha dichiarato: «Autorizziamo i mujaheddin che si trovano all’interno del complesso a intraprendere azioni contro i prigionieri, nel momento in cui si trovassero sotto pressione. Ai cristiani che avanzano sui mujaheddin, consigliamo di avere pietà dei loro prigionieri, che sopporteranno l’urto della forza diretta contro i nostri».

Prima dell’annuncio di Ali Mohamoud Rage l’esercito kenyota aveva comunicato di voler compiere ogni sforzo possibile al fine arrivare ad una rapida conclusione della vicenda, le parole pronunciate dal portavoce del movimento gaedista hanno provocato però l’ennesimo stallo.

Intanto, nelle ultime ore, sono cominciate a filtrare notizie sulla composizione del commando di terroristi islamici somali di al Shebaab, del quale farebbero parte in tutto una decina di persone, fra cui alcne donne. Di questi almeno 6 sono occidentali. Si tratta di 3 americani, e rispettivamente, un britannico, un canadese, un finlandese ai quali si aggiungono due somali ed un keniota.

Il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha duramente condannato l’atto di terrorismo in corso al centro commerciale di Nairobi: «non è solo una guerra kenyota, è una guerra internazionale e dobbiamo unirci e lavorare insieme. Come presidente, come leader e come kenyota sento il dolore di ogni vita persa e condivido il dolore. Mio nipote e la sua fidanzata sono morti in questo attacco. Molti di noi hanno perso dei cari. A quanti sono feriti psicologicamente e fisicamente offro parole di incoraggiamento, non siete soli in questo momento difficile».

Aggiornamento delle ore 13:45

I miliziani all’interno del centro commerciale Westgate, secondo Sky news che ha citato diverse fonti locali, si sarebbero fatti saltare in aria.
La notizia non ancora ufficiale ma pochi minuti fa è stato udito un forte boato all’interno del centro commerciale ed è ancora possibile vedere una densa coltre di fumo nero che si leva fino al cielo.
In precedenza, nel corso di un blitz, erano stati uccisi due terroristi, fatto che avrebbe potuto spingere gli jihadisti a farsi esplodere. Al momento non sembrano esserci altre vittime fra i civili. Il ministro dell’interno kenyota stamani aveva assicurato: «quasi tutti gli ostaggi sono stati liberati, forse ne rimane solo qualcuno».

Aggiornamento delle ore 19:36.  Integralisti sono in trappola.

Il ministro dell’interno, Ole Lenku, ha dichiarato che il blitz contro i terroristi asserragliati nel Westgate mall è alle battute finali: «Gli integralisti sono circondati, non possono scappare». Il ministro ha inoltre affermato che il denso fumo nero visto levarsi dalla sommità dell’edificio sarebbe stato provocato da materassi dati alle fiamme per sviare le forze dell’ordine e far credere ad un immolazione.
Il bilancio delle vittime accertate sale a 62 persone, undici i soldati feriti, i civili tratti in salvo sono 200 dei quali 65 si trovano ricoverati in diversi ospedali.
Nelle ultime ore il capo dell’esercito kenyota ha affermato che “più di dieci sospetti” sono stati arrestati per essere interrogati sull’attacco, ed ha aggiunto: «Qui stiamo combattendo il terrorismo globale».

 

Enrico Ferdinandi

23 settembre 2013

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