Siria: Damasco fornisce la lista di armi chimiche

Siria: Damasco fornisce la lista di armi chimiche

Questo primo gesto del regime avviene mentre il progetto di risoluzione dell’ONU è oggetto di dibattito internazionale. Sul territorio le tensioni continuano a crescere tra i ribelli opposti a gruppi appartenenti alla Jihad.  

bashar-al-assadLa Siria ha fornito una prima lista delle armi chimiche all’Organizzazione per il divieto delle armi chimiche (OIAC), nel momento in cui le transazioni diplomatiche sono in corso in vista dell’adozione di una risoluzione dell’ONU sul disarmo chimico di Damasco.

La consegna di questa lista è un primo passa nell’applicazione dell’accordo russo-americano sullo smantellamento dell’arsenale chimico siriano firmato a Ginevra il 14 settembre, tuttavia i diplomatici continuano a scontrarsi dato il continuo disaccordo sul progetto di risoluzione da presentare al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

L‘OIAC, dovrebbe riunirsi oggi per studiare il debutto di questo programma di ristrutturazione e la domanda d’adesione della Siria alla Convenzione del 1993 sul divieto delle armi chimiche. Secondo fonti diplomatiche, il testo che dovrebbe servire come base di lavoro alla riunione che avrà come oggetto le discussioni tra Americani e Russi, non è ancora pronto.

Il segretario di Stato Americano John Kerry e il capo della diplomazia russa Serguei Lavrov si sono pertanto intrattenuti a lungo sul soggetto. Nel corso “di una lunga conversazione” telefonica hanno parlato della loro “cooperazione” non solo per adottare le regole dell’OIAC ma anche per una risoluzione forte e concreta presso le Nazioni Unite”, ha dichiarato, John Kerry ricevendo al dipartimento di Stato il suo omologo olandese Frans Timmermans.

I cinque membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU non riescono a pervenire ad un accordo soddisfacente sulla risoluzione nonostante diverse riunioni sull’argomento. L’iscrizione di una simile risoluzione sotto il capitolo VII della carta delle Nazioni Unite, che prevede “misure coercitive” che vanno dalle sanzioni economiche all’uso della forza, cristallizza le posizioni degli uni e degli altri.

Secondo i diplomatici dell’ONU, gli Occidentali cercano di convincere la Russia, opposta a qualsiasi ricorso alla forza, che il loro progetto non implichi la minaccia di un’azione militare immediata. Se un compromesso è stato finalmente trovato, questo testo potrebbe essere sottoposto ad una votazione. Il Presidente russo Vladimir Putin, fedele alleato di Damasco e mal visto dagli Stati Uniti per l’asilo politico concesso alla talpa del Datagate, Edward Snowden, ha stimato che l’attitudine della Siria sullo smantellamento delle armi chimiche “ispira fiducia”.

L’Iran alleata della Siria, ha proposto di facilitare il dialogo tra Damasco e la ribellione per favorire una soluzione politica del conflitto. Suggerendo una soluzione altrettanto diplomatica, il vice-premier Siriano, Qadri Jamil, ha affermato al quotidiano britannico “The Guardian” che Damasco chiederà un cessate il fuoco in caso di nuove conferenze internazionale di pace.

La squadra d’investigatori mandata dall’ONU, tra i quali vi sono nove esperti dell’OIAC, ha affermato di aver trovato prove convincenti dell’utilizzo di gas sarin durante il massacro del 21 agosto nei pressi di Damasco in cui sono morte centinaia di persone. I paesi occidentali accusano il regime siriano di aver condotto questo attacco così come altri tredici attacchi di natura chimica sul territorio siriano.

L’Esercito siriano libero e un gruppo di jhiadisti di Al Qaeda, che lottavano per la conquista della città di Azaz nel Nord della Siria, hanno raggiunto una tregua. L’opposizione siriana accusa i gruppi della Jihad di “privilegiare uno Stato islamico contro il regime e di aver rinunciato a combattere in diverse zone”. La conquista di Azaz non era nelle mani del regime ma in quelle dell’Esercito siriano libero.

La Coalizione dell’opposizione non ha mancato di condannare le aggressioni contro le forze della rivoluzione (…). E’ la prima volta che questa coalizione raggruppa un largo ventaglio di tendenze contro un gruppo della Jihad. Il regime di Damasco non cessa di affermare che la sua ribellione è sotto l’impresa quasi-totale degli jihadisti legati ad Al Qaeda mentre il capo della coalizione dell’opposizione, Ahmad Jarba, ha stimato che un intervento militare faciliterebbe la situazione per lottare contro questi gruppi.

di Manuel Giannantonio 

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22 settembre 2013

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